ATTUALITA' | 20 Novembre 2015

Melegatti li fa inc...re tutti!!!

L’azienda dolciaria esce sui social con una pubblicità ritenuta “omofoba”, ma che in realtà è soltanto stupida. Ne esce un interessante cortocircuito ideologico

di RICCARDO CHIARI

A volte è solo questione di stupidità.

Ma, come insegnava il grande Carlo Cipolla, la stupidità può essere letale. Anche in ambito economico. È il caso dell’“azienda esterna” incaricata dalla società dolciaria Melegatti di curarle la comunicazione sui social. Questa non meglio precisata “azienda” ha avuto la bella idea di realizzare una pubblicità che avrebbe dovuto risultare simpatica e accattivante, ma che ha invece attirato le ire dei benpensanti e politicamente corretti frequentatori della rete.

Riassumiamo: immagine di piedi e mani che spuntano da un piumone adagiato su un letto. Le mani reggono un paio di croissant pronti per essere pucciati nelle tazzine. E sotto una bella headline che recita: “Ama il prossimo tuo come te stesso… basta che sia figo e dell’altro sesso!”. (Eh, che bello! Han fatto pure la rima!). In alto a sinistra il logo “Melegatti”.

Ora: non serve un genio a capire che dopo quanto accaduto a Barilla e dopo le contestazioni a Dolce e Gabbana per le loro dichiarazioni sulle adozioni gay, forse non è il caso di uscire con una pubblicità che inneggi all’amore “esclusivamente” eterosessuale.

“Non inclusiva”, è questa la formula accusatoria circolata di più sul web.

Che io sia d’accordo o meno con questa politica è altra questione. Ciò che mi preme sottolineare è la scarsa opportunità di un’operazione di marketing di questo tipo. Una roba che sembra partorita dalla mente di un alieno che non ha mai messo piede sul pianeta Terra, almeno non dopo gli anni ’60. Poi, certo, immagino le possibili spiegazioni: il senso è “fate l’amore”, non si intendeva discriminare nessuno. Tanto peggio. Chi si lancia nella protesta lo sa benissimo nel segreto del suo cuore, ma non vede l’ora di avere un pretesto per dimostrarsi ancora una volta agli occhi del mondo paladino della libera sessualità in lotta contro ogni forma di discriminazione. Un meccanismo che qualsiasi comunicatore, anche il meno scafato, dovrebbe conoscere perfettamente.

Bene, il pretesto per suscitare il polverone Melegatti, o chi per essa, l’ha dato eccome.

Ma c’è un’altra questione ancor più paradossale. Da oramai molto tempo i precetti evangelici vengono utilizzati in ambito pubblicitario quasi sempre per essere dileggiati. Negli anni ’70 fece scalpore la famosa pubblicità di una nota casa di jeans in cui era rappresentato un bel didietro femminile con la scritta “chi mi ama mi segua”. Da allora ne abbiamo viste di ogni sorta. Pubblicità che giocano sulle tentazioni demoniache, sul peccato, che prendono per il culo la vita monastica, i preti, le suore e via dicendo. Negli anni i cattolici ci han fatto il callo. Qualcuno ancora si indigna, ma la maggior parte ha capito che è meglio lasciar correre (fino a un certo punto), aspettando che lo “scandalo” di turno venga dimenticato. Il che avviene regolarmente nella maggior parte dei casi. 

E qui scatta un secondo importante sintomo a conclamare la stupidità della nostra ignota azienda di comunicazione (che Melegatti ha tenuto a precisare di aver sollevata dall’incarico).

Questo secondo sintomo si denota nella mancanza di originalità. I nostri pubblicitari, questi arguti copywriter si sono concentrati soltanto nell’accanimento contro un bersaglio già trito e ritrito. Hanno sparato sulla croce rossa. Hanno preteso di avere “coraggio” nel dileggiare una frase del Vangelo. Si sono accodati alla massa percorrendo una strada strabattuta. Sono “andati sul sicuro” e hanno sottovalutato il nuovo “clero”, la nuova Inquisizione.

Non hanno considerato i rischi contenuti nella frase “e che sia dell’altro sesso”. Col paradosso che a incazzarsi con loro non sono stati i cattolici, bensì i laici, o meglio i laicisti, gli stessi che accusano la Chiesa di essere omofoba. Questa banda di inetti, in altre parole, è riuscita a ferirsi con la propria penna, infliggendosi un’esemplare pena del contrappasso.

Questo episodio a ben vedere è un capolavoro di dabbenaggine, la sintesi della schizofrenia della società del politicamente corretto in cui ci siamo costretti a vivere.

Prendi per il culo la Chiesa? Al rogo ti metterà lo Stato.

In fondo non è cambiato poi molto dal Medioevo. 


RICCARDO CHIARI

Si occupa di comunicazione. Dal 2004 ha collaborato con diverse testate giornalistiche in ambito culturale, scientifico ed educativo. 

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