CENTRODESTRA DA CAMBIARE | 22 Luglio 2016

Meno svogliati sognatori e più operai

La proposta messa in campo da Parisi per rimettere a nuovo Forza Italia ha un pregio, a prescindere da quello che sarà il futuro dello stesso Parisi: lasciare le chiacchiere sulla leadership, per tornare a costruire il consenso con concretezza

di ROSSANO SALINI

Risulta difficile valutare quale sarà la reale portata, nonché la durata nel tempo, del tentativo di riforma del partito Forza Italia messa in campo in questi giorni da Stefano Parisi, non si capisce ancora con quale tipo di ispirazione e sprone da parte di Berlusconi. Quel che è certo è che il centrodestra torna a far parlare di sé, rimettendo al centro del dibattito l'unica parte che è in grado di far tornare vincente lo schieramento, vale a dire il solo partito (Forza Italia) in grado di attrarre una fetta maggioritaria della nazione, definita oggi – con termine pessimo – ''i moderati'' (inadatto, perché sono loro i veri incazzati, anche se non scendono per strada a sfasciare le vetrine), ma che senza troppe sottigliezze sociologiche potremmo ancora definire come un tempo ''ceto medio'', se non addirittura più semplicemente ''borghesia''. Categorie certo modificate dal tempo e dalla crisi, ma che ancora rappresentano la maggioranza silenziosa del paese, la quale – di fronte a una proposta concreta e credibile – è votata a fare pendere la bilancia elettorale verso centrodestra.

Finché c'è in campo Silvio Berlusconi, fare ragionamenti su quale sia la leadership in grado di attrarre in modo convincente questo elettorato è esercizio inutile e infruttuoso. Il problema di Forza Italia non è oggi quello della leadership, bensì quello della ricostruzione del partito, ora indebolito dall'azione di litigiosi e inconcludenti colonnelli con perenne fame di visibilità personale. Basti pensare allo spettacolo dal sapore vagamente sciacallesco cui si è assistito durante il ricovero in ospedale di Berlusconi.

Di fronte a tutto questo, l'azione messa in campo da Parisi e salita alla ribalta delle pagine politiche dei giornali in questi giorni potrà forse essere un fuoco di paglia destinato ad esaurirsi in breve tempo, ma di certo ha il pregio di mettere in chiaro alcune evidenze metodologiche di cui Forza Italia dovrebbe fare comunque tesoro. E tale pregio consiste nella messa a punto di un progetto concreto, anche abbastanza umile, di ricostruzione del partito, senza sognare una nuova leadership ma rimboccandosi al contrario le maniche per dare un contributo operativo alla ripartenza di uno strumento che ha bisogno di un tagliando strutturale.

Contenuti precisi da recuperare e rilanciare, che ripropongano con convinzione la natura liberale e popolare di Forza Italia; due diligence in funzione di una riorganizzazione e nuova gestione del partito; strumenti nuovi ed efficaci per raggiungere la gente, soprattutto attraverso il web; nuovo nome, statuto e programma di lavoro, insieme a una concomitante strategia comunicativa. Se fatta bene, con piglio e concretezza da manager, questa è l'opera di cui un partito come Forza Italia in questo momento ha estremo bisogno. Accapigliarsi con elucubrazioni e sparate sul futuro e sulla nuova leadership come se Berlusconi fosse morto, quando invece non lo è affatto, non serve a nulla. Rischiano di essere chiacchiere da perditempo ambiziosi, quando invece c'è una grande fame di umili operai.

In questa annotazione c'è peraltro anche l'indicazione su come portare avanti nel tempo il metodo che Berlusconi ha introdotto nella politica italiana, e cioè quello di dare una ventata di concretezza manageriale nell'impostare il lavoro politico. Non dimentichiamo infatti che le balle che tanti analisti prevenuti ci hanno venduto sulla portata culturale dell'Italia del ''berlusconismo'', e cioè un paese in cui il consenso era fondato sulla vendita del sogno televisivo animato da veline e calciatori, è appunto una balla grande come una casa. Berlusconi non ha costruito il consenso riempiendo di fumo i sogni degli italiani; Berlusconi è piaciuto perché era un imprenditore, una persona concreta, una ventata di novità solida e operosa in un mondo politico paludato e noioso fino alla morte. Questo continua ad essere il fattore fondante del consenso per chi aspira a rispondere alle istanze dei moderati-ceto medio-borghesia, che è l'ambito in cui si costruisce la vittoria politica, soprattutto per il centrodestra (figure come Salvini portano a semplici tumefazioni del consenso, e con queste non si diventa forze maggioritarie e non si governa).

Ciò di cui si parla in questi giorni, che ora ha il marchio ''Parisi'' e domani chissà, è dunque una parte importante di ciò che serve al centrodestra. E quel qualcosa è fatto di tanta concretezza e umile operosità, e di poche, pochissime dichiarazioni e interviste politiche che non interessano più a nessuno.


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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