MEDITERRANEO | 20 Aprile 2015

Strage di migranti, ultima chiamata per l’UE

Migranti: l'Italia è sola. L’UE non può più fingere che la sicurezza del Mediterraneo non sia una priorità. Altrimenti ci saranno altri morti. E altri responsabili. Ma non saranno gli scafisti

di ROBERTO BETTINELLI

Ora che il Mediterraneo è diventato un cimitero alcuni dei maggiori leader politici dell’Europa, dall’italiano Renzi al francese Hollande, si abbandonano alle reazioni di cordoglio e indignazione. Non c’è motivo di dubitare dell’autenticità di un sentimento che appare sincero e sentito oltre che umanamente doveroso. Ma che risulta politicamente sospetto e di certo non convince nessuno.

L’Italia e l’Unione Europea sono sotto accusa ber quanto è accaduto nella notte fra sabato e domenica nel Canale di Sicilia dove hanno perso la vita circa mille persone. Non può essere diversamente. E non c’è da stupirsi della energia delle dichiarazioni dei capi di Stato di Paesi in prima linea come la Francia e l’Italia che per la prima volta hanno deciso di tirare per la giacca i partner europei, compresa la refrattaria Germania che ha sempre fatto orecchie da mercante davanti all’emergenza degli sbarchi e dell’immigrazione. Sotto una inaudita pressione mediatica gli stessi vertici di Bruxelles non hanno potuto sottrarsi agli impegni come hanno sempre fatto e sono stati inchiodati alle loro responsabilità. Prova ne è che è stato organizzato in poche ore un consiglio straordinario dei ministri degli Esteri e degli Interni. Un’accelerazione che la dice lunga sul ritardo accumulato e sulla cattiva coscienza di chi ha tentato fino all’ultimo di schivare una questione complessa e difficile. 

L’Italia, e men che meno l’Unione Europea, non hanno alcuna strategia per fermare il traffico degli esseri umani nel Mediterraneo. Allo stato attuale, se si escludono gli annunci e le recriminazioni, non è stata messa in atto una soluzione capace di estirpare il problema alla radice. 

Una c’era, per la verità. Si chiamava Gheddafi, il dittatore libico con il quale l’allora premier Silvio Berlusconi era venuto a patti per bloccare gli sbarchi. Il Cavaliere ottenne il suo scopo, fermare i barconi carichi di disperati, ma si trasformò nel facile bersaglio di chi lo accusava di essersi seduto al tavolo con un tiranno sanguinario. Berlusconi, ancora una volta, ci aveva visto giusto. In completa solitudine, e senza ricorrere alle armi, aveva affrontato con successo l’emergenza. 

Oggi Gheddafi non c’è più, spazzato via dall’illusione della primavera araba che ha ingannato un occidente stanco e ormai disabituato a lottare. Oggi, in Libia, domina il caos. I clan rivali si fanno la guerra l’uno contro l’altra nella totale assenza dello Stato, i terroristi dell’Isis mettono le radici e guadgnano terreno goni giorno di più, gli scafisti fanno quello che vogliono, gli sbarchi si sono moltiplicati e il numero dei migranti che muoiono nella striscia di mare che separa l’Europa dall’Africa è aumentato enormemente. 

Questa è la situazione ed è inutile ingannarsi. I profughi e i clandestini continueranno ad arrivare, e a morire, se i rappresentanti dei Paesi europei non si metteranno in testa che è necessario agire tutti insieme. Gli argomenti per convincere la Merkel ci sono: la polizia di stato, coordinata dalla Procura di Palermo, ha sgominato una cellula di trafficanti di esseri umani che utilizzavano come base la Sicilia, organizzavano il trasporto via mare e gestivano l’accoglienza nei Paesi del Nord Europa. «Germania, Olanda, Svezia e Norvegia» ha confermato uno dei magistrati che hanno partecipato all’inchiesta. Secondo la Procura di Palermo gli immigrati pronti a partire dalla Libia sarebbero un milione. 

L’Italia non può essere lasciata sola a fronteggiare un’ecatombe umanitaria che riguarda tutta l’Europa. Renzi ha già escluso l’intervento militare. Ha anche paragonato il blocco navale a «un servizio taxi per i trafficanti». Sono parole che stabiliscono in modo inequivocabile come il governo abbia preso atto che il problema è ben oltre la sua portata. E’ l’Unione Europea che deve intervenire il prima possibile, vincendo le divisioni e le debolezze che hanno sempre contraddistinto la sua politica estera. I cittadini italiani non possono sobbarcarsi il peso immane di una migrazione di massa che ha origine nel cuore dell’Africa e dell’Asia. Le persone che hanno perso la vita nel Canale di Sicilia nella notte fra sabato e domenica venivano da Algeria, Egitto, Somalia, Nigeria, Senegal, Mali, Zambia, Bangladesh, Ghana. E’ un fenomeno che interessa i rapporti di forza globali e che supera di gran lunga la modesta sfera di influenza dell’Italia. Qui si gioca in un’altra categoria. La questione riguarda l’UE, l’Onu e gli Stati Uniti. 

Ma i ‘grandi della terra’, a causa degli errori dei nostri governi, si sono convinti che debba essere Roma ad accollarsi la responsabilità morale ed economica di un’immigrazione ormai incontenibile. L’esecutivo guidato da Matteo Renzi si è illuso per un breve periodo di procedere autonomamente, ma è stato smentito dai fatti. Mare Nostrum ha salvato 100mila migranti, è costato un sacco di soldi, ma non ha fornito una risposta definitiva. Allo stesso modo le operazioni Hermes e Triton dell’Unione Europea sono apparse del tutto inadeguate: pochi mezzi, scarsa collaborazione da parte delle nazioni africane che guardano il Mediterraneo, regole di ingaggio che escludevano il soccorso. 

A bordo del barcone che si è ribaltato nelle acque a 120 miglie da Lampedusa c’erano circa 200 donne e almeno 50 bambini. I superstiti non raggiungono la trentina. Se non fosse stata per la rapidità con cui la marina italiana ha coordinato gli interventi di recupero, non ce ne sarebbe stato nessuno. Ma non si può andare avanti così. 

Il portavoce del governo francese ha dichiarato che «la Francia non è stata all’altezza». Ammettere gli sbagli è sempre un passo importante. L’Italia, invece di celebrare l’eroismo della propria solitudine come ha fatto finora, deve comportarsi nello stesso modo. E così deve essere per la Spagna e la Grecia. Le nazioni latine che si affacciano sul Mediterraneo devono imporre un sussulto di dignità e di civiltà all’Unione Europea. Altrimenti i migranti non smetteranno di partire. E di morire. Ma allora ai capi di Stato non rimarranno nemmeno le parole di cordoglio da pronunciare. Non avranno più alcun alibi e agli occhi di tutti saranno loro i veri colpevoli. Prima ancora degli scafisti. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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