FESTA DEI LAVORATORI | 01 Maggio 2016

Milioni di italiani senza lavoro. Ma Renzi celebra il Jobs Act

Italia maglia nera della UE. Solo fra i 25 e i 34 anni 900mila disoccupati e 1,8 di inattivi. Per gli under 25 va anche peggio. Ma Renzi si prende i meriti di una ripresa fantasma. Gli italiani, però, non gli credono. E hanno ragione

di ROBERTO BETTINELLI

Invece spingere i nostri governanti all’umiltà, al rispetto e alla prudenza, il mensile balletto dei numeri sulla disoccupazione fornito dall’Istat ha prodotto una serie di stucchevoli esternazioni autocelebrative. E ancora una volta colui che ha primeggiato in questo tipo di atteggiamento, posticipando l’esigenza di una onesta analisi alla mera necessità politica di mietere consenso, è il premier Matteo Renzi. 

Mentre la ripresa economica di volta in volta fa registrare un aumento o una diminuzione dello zero virgola del Pil e i posti di lavoro salgono un mese con punti insignificanti per contrarsi immediatamente il mese successivo, il bel Matteo è sempre lì con il sorriso stampato sulla faccia a leggere i numeri come meglio crede, illustrando scenari da boom economico, armato di slide e battute fulminanti. Intorno, consenzienti e altrettanto compiaciuti, i ministri del suo governo. «Il Jobs Act funziona» non ha esitato a dichiarare il titolare del dicastero del Lavoro Giuliano Poletti dopo l’ultima rilevazione dell’Istat che ha sancito una discesa della disoccupazione all’11,4%. «Grazie alle riforme» si è affrettato a commentare da parte sua il presidente del Consiglio, sempre tempestivo nel lanciare un tweet dai toni encomiastici quando si tratta di tirare la volata alle azioni del suo esecutivo. 

Mai come da quando è al potere Renzi i numeri, soprattutto quelli che dovrebbero certificare lo stato di salute del mercato del lavoro, hanno smesso di fornire un quadro di certezza. Non che vengano elargiti con il chiaro intento di truccare le carte. Ma il renzismo, che ha scelto come ‘linguaggio faro’ l’emotività dei social network, non ama l’incontrovertibile e granitica fissità delle cifre che non vengono alterate, ma sono sottoposte ad una lettura ad uso e consumo del capo del governo. Il fine è eminentemente politico: dimostrare che la guida del Paese è in buone mani. 

Se proprio si ha la volontà di verificare il magnifico balzo positivo che il governo attribuisce all’Istat, si scopre che l’11,4% è sì il livello di disoccupazione più basso dal 2012 ma stimando il calo di febbraio in 87mila unità e la risalita di marzo in 90mila emerge che il saldo è positivo è di 3mila unità. 

Si scopre inoltre che la classe dei giovani tra i 25 e i 34 anni se la passa tutto tranne che bene. L’occupazione continua a calare e quelli che hanno la fortuna di trovare un lavoro devono fare i conti con una saltuarietà che li condanna a stare in fabbrica, o in ufficio, fino all’età di 75 anni. Parliamo di quella che il governatore della Bce ha definito la «generazione più istruita di sempre» dove il 57,5% dei laureati ci mette tre anni a trovare un impiego. Un dato che ci colloca al penultimo posto in Europa. Peggio di noi fa solo la Grecia. 

Una fascia di età, quella fra i 25 e i 34 anni, che registra 900mila disoccupati e oltre 1,8 di inattivi quando il numero complessivo dei disoccupati è pari a 2,89 milioni. E se per l’Istat, rispetto a marzo 2015, l’Italia ha ridotto di 274mila unità il tasso di disoccupazione, la Cgia di Mestre ha affermato che nell’ultimo anno il bel Paese abbia recuperato 186mila posti di lavoro. Il trend è positivo, quindi, ma l’aleatorietà sulle cifre rimane. 

In un contesto generale ingessato è evidente che gli sgravi fiscali del governo Renzi, prima fissati a 8mila euro e poi ridotti a 3.250 euro per ogni assunzione a tempo indeterminato, abbiano fatto la loro parte. Ma proprio perché è la ‘detassazione’ sul lavoro e non certo la favola della cancellazione dell’articolo 18 ad aver dato un po’ di respiro, non si comprende la mossa di ridurre di oltre la metà gli stanziamenti nella manovra 2016. 

Insomma, fra innumerevoli annunci e bordate da talk show il premier sembrava finalmente averne azzeccata una. Ma invece di insistere e invogliare le imprese a regolarizzare i dipendenti con i contratti a tempo indeterminato, ha fatto marcia indietro cancellando l’unico elemento di vantaggio. Una beffa alla quale si è aggiunta subito dopo la promessa mai mantenuta di eliminare l’Ires. 

Nell’ultima finanziaria, a fronte di 1,5 miliardi di euro per la decontribuzione finalizzate alle assunzioni, sono stati messi a budget 500 milioni di euro per garantire ai 18enni il godimento di attività culturali compresa la visione gratuita dei film al cinema.

Gli esperti hanno ripetutamente contestato al governo che nei dati forniti per provare la validità del Jobs Act spesso non si tiene conto della stagionalità tipica di alcuni impieghi. Il risultato è che viene ovviamente gonfiata la forza lavoro. E’ anche da considerare il fatto che non sempre è chiaro se gli ex collaboratori a progetto siano entrati a fare parte di quei fortunati che hanno raggiunto un contratto da dipendenti oppure se rientrino fra coloro che sono retribuiti con i voucher. Quando alle partire Iva, quelle attive nel 2015 erano sostanzialmente le stesse di quelle registrate l’anno prima. A testimonianza del fatto che la battaglia intrapresa dal governo Renzi contro le false partite Iva non è per nulla vinta. 

Al netto dei disoccupati la Cgia di Mestre ha denunciato che il tasso di occupazione italiano «ha un gap di 17,7 punti percentuali con la Germania, di 16,4 punti con il Regno Unito e di 7,9 punti con la Francia» ed è al 26esimo posto in Europa, davanti alla solita Grecia e alla Croazia. Ma se si isola il meridione nel conteggio emerge una realtà ancora più drammatica dal momento che «quasi tutte le regioni meridionali registrano un tasso di occupazione inferiore a quello greco».

La situazione non è rosea come vorrebbe far credere l’ex rottamatore Renzi che, chiuso nelle belle stanze di Palazzo Chigi, si prende i meriti inesistenti di una ripresa fantasma. Molto più aderenti al vero risultano le parole del cardinale Bagnasco. Dopo il presunto exploit del mercato del lavoro guarda caso annunciato in vista del primo maggio, il presidente della Cei ha sentenziato che «l’osservatorio delle nostre parrocchie e delle nostre comunità cristiane non registrano ancora questo miglioramento». 

Uno scetticismo che è nettamente in contrasto con le ‘laudi renziane’ ma che risponde al sentiment dell’opinione pubblica. Il sondaggio pubblicato da Repubblica il giorno della Festa dei Lavoratori dichiara che «oltre 7 persone su 10 pensano che non sia vero» ciò che viene sostenuto dal governo in merito alla ripresa dell’occupazione e «solo l'8% ritiene che il Jobs Act abbia funzionato» mentre «oltre 3 persone su 10 sono convinte che abbia perfino ‘peggiorato la situazione’» aumentando soltanto «il lavoro nero e quello precario». I grandi cambiamenti che il premier continua a sbandierare, sempre secondo il sondaggio del quotidiano diretto dal filo-renziano Mario Calabresi, non è percepito da «circa il 70% degli italiani». 

Un’ultima considerazione. Se in vista della festa dei Lavoratori l’attenzione si fosse concentrata sugli under 25 la disoccupazione stimata sarebbe al 36,7%. Un dato molto lontano dal 19,4% dei livelli precrisi, lontanissimo dal 7% della Germania e anche da 20% della media europea.

Commenti questi numeri Renzi invece di scegliere quelli che gli fanno comodo. E solo quelli. (Roberto Bettinelli)


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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