POLEMICHE CULTURALI | 12 Febbraio 2018

Museo egizio e il direttore curiosamente “divinizzato”

Giorgia Meloni doveva evitare la manifestazione davanti al Museo egizio. Ma l’uscita del direttore, osannato dai media, secondo cui gli arabi ritroverebbero nell’antico Egitto le proprie radici è culturalmente una sciocchezza bella e buona

di ROSSANO SALINI

L’idea di fare una manifestazione davanti al Museo egizio di Torino, inneggiando alla discriminazione ai danni degli italiani, non è stata certo una delle idee più brillanti della guida di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. E l’arrivo del direttore del Museo, con tanto di diatriba in favore di telecamere, non ha di certo favorito il successo mediatico e d’immagine dell’iniziativa.

Posto questo, ci sarebbe però - cosa che nessuno ha fatto - da intervenire anche sulle parole pronunciate dal direttore del Museo Christian Greco, immediatamente assurto a simbolo della cultura aperta, illuminata e progressista, avverso all’ignoranza della destra becera.

Il motivo del contendere, come noto, è l’iniziativa “Fortunato chi parla arabo”, lanciata a dicembre 2017, che permette ai parlanti lingua araba un ingresso gratuito con la formula 2x1, fino al 31 marzo, pubblicizzato con tanti di cartelli in lingua, raffiguranti una coppia sorridente dove in testa alla donna compare, come ovvio, il velo d’ordinanza. Un favore certo non indifferente per i parlanti lingua araba.

Il direttore del Museo si è giustificato dicendo che si fanno agevolazioni anche per le coppie nel giorno di San Valentino, oppure per chi compie gli anni, o ancora per gli studenti (prezzo ridotto). E ha chiosato: «Dando uno sconto agli studenti non discriminiamo i quarantenni». Il tutto infarcito da un immodesto auto-elogio, sulle proprie attività caritatevoli a favore di malati, di senza tetto, nonché alle proprie capacità manageriali nel far funzionare a pennello il Museo stesso.

Lasciamo da parte il giudizio sul poco garbo implicito in questo autoincensarsi. Peraltro ingiustificato, dal momento che la manifestazione, ancorché contestabile, non era certo di critica nei confronti dell’operato del direttore del Museo, ma era semplicemente contro l’iniziativa pro-arabi. Entriamo nel merito della giustificazione: facciamo sconti per tutti, non solo per gli arabi. Giustificazione francamente risibile: gli esempi apportati dal direttore Greco non sono né più né meno che le offerte promozionali fatte da un qualunque museo in Italia. Ciò che non ha nulla di paragonabile con quanto si fa altrove è invece una super-promozione di un biglietto gratis della durata di ben tre mesi, e sulla base di una precisa identificazione etnico-linguistica. Un unicum assoluto che avrebbe meritato una più approfondita spiegazione, che invece non è stata data.

O meglio: una spiegazione è stata indicata, ma è tale da lasciare a dir poco sbigottiti. La promozione sarebbe legata al fatto - lascia intuire Greco - che in Egitto si parla arabo, e pertanto si dà così la possibilità a chi non se lo può permettere di «conoscere il proprio patrimonio» culturale e storico. Una sciocchezza bella e buona: se la motivazione fosse quella, si sarebbe dovuto indirizzare la promozione unicamente a chi proviene dall’Egitto, non ai parlanti lingua araba. La lingua e la civiltà araba con i reperti contenuti nel Museo di Torino non ha nulla a che spartire - come chiunque abbia anche un’elementare preparazione storica può facilmente intuire - dal momento che i reperti ivi contenuti riguardano la civiltà dell’Antico Egitto, di gran lunga precedente alla conquista araba avvenuta nel VII secolo. Il motto “Fortunato chi parla arabo” con la riscoperta delle proprie radici culturali non ha assolutamente nulla a che fare, se non per via di un salto storico-culturale francamente indegno della preparazione, indiscutibile, del direttore del Museo torinese. Si abbia l’onestà, e la decenza, di affermare adeguate ragioni per una tale iniziativa, senza nascondersi dietro giustificazioni del tutto prive di significato. Molto labile, poi, anche il discorso intorno al fatto che il Museo non prende soldi pubblici: come giustamente fatto notare da un manifestante, le Fondazioni che finanziano il Museo sono intrise di soldi pubblici. E non per nulla, di fronte a tali contestazioni, il direttore Greco è andato in difficoltà e ha reagito in modo piccato spostando il discorso su altri temi, come si evince chiaramente dal video diffuso.

Lo ripetiamo: queste annotazioni non vogliono essere una giustificazione dell’iniziativa propagandistica di Giorgia Meloni, francamente sopra le righe e per di più non adeguatamente preparata dal punto di visto culturale, vista la scarsa chiarezza sui concetti distinti di lingua araba e religione musulmana. Ma la divinizzazione mediatica del direttore Christian Greco è altrettanto risibile, dal momento che la sua non è stata altro che una sceneggiata uguale e contraria, infarcita di arroganza auto-elogiativa e ammantata per di più di superficialità storiche spacciate per cultura “alta”. Come spesso accade nel caso di battaglie culturali di questo genere: un gran pasticcio che non serve a nulla, se non a rinfocolare opposte tifoserie.


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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