L'INTERVISTA | 01 Luglio 2017

Neet, una risposta possibile è la formazione

In grande aumento i Neet, giovani che hanno abbandonato gli studi e non cercano lavoro. Rossella Spada, direttore del Fondo Formazienda: «Rivoluzionare i saperi a scuola, più utilità e concretezza»

di REDAZIONE

Il Pil è in crescita per il 2017, ma la popolazione giovanile non beneficia di effetti positivi sul versante dell’occupazione. Secondo l’indagine europea Esde 2017 pubblicata dalla Commissione, in Italia, un giovane su cinque non ha né cerca un lavoro o è inserito in un percorso di studio e formazione. I Neet (not engaged in education, employment or training) rappresentano quasi il 20%, pari al doppio rispetto alla media dei Paesi UE. Sempre nella stessa fascia la disoccupazione relativa al 2016 è stata del 37,8%, migliorando rispetto al 40,3% del 2015 ma rimediando un indegno terzo posto dopo Grecia e Spagna. Ne parliamo con Rossella Spada, direttore generale del Fondo paritetico interprofessionale Formazienda. Una delle realtà formative di eccellenza a livello nazionale.

I dati sono preoccupanti in merito alla situazione italiana…
«C’è una problematica molto grave che interessa il delicato passaggio dal mondo della scuola al mondo del lavoro. Molto spesso la scuola non è attrezzata a sviluppare percorsi qualificanti che siano compatibili con le richieste produttive. L’altra faccia del fenomeno è che le imprese faticano a reclutare giovani che siano in grado di inserirsi in tempi celeri nei processi produttivi».

E quindi?
«Il risultato è che molti giovani da un lato si demotivano per l’assenza di un sistema dell’istruzione che possa gratificare le loro aspettative in merito alla possibilità di dotarsi di saperi utili e concreti, dall’altro non sono giudicati appetibili da parte delle aziende. In breve: non terminano gli studi e non tentano l’ingresso nelle imprese, forse perché frenati da un senso di inadeguatezza».

Uno scenario complesso e difficile.
«C’è una terra di nessuno che si estende a cavallo del mondo della scuola e del lavoro dove sono necessarie politiche educative finalizzate alla formazione».

Come colmare il gap?
«I fondi interprofessionali possono agire da anello di collegamento fra un mondo del lavoro in cerca di competenze e un mondo della scuola che, in fondo, ha la stessa esigenza. Il target in questo caso è immediatamente identificabile: i giovani».

Ma come può essere raggiunto l’obbiettivo?
«Bisogna assicurare ai giovani il completamento del percorso di studio concepito nell’ottica di un costante avvicinamento al lavoro in azienda. Le imprese devono essere invogliate ad assumere sulla base di una certezza. Chi entra in azienda deve essere qualificato. E’ qui che i fondi possono giocare un ruolo decisivo».


REDAZIONE

L'Informatore - Quotidiano liberale

Organo di informazione dell'Associazione culturale "Civitas"

redazione@informatore.eu

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.