CENTRODESTRA | 11 Febbraio 2019

Nel paese esiste un'altra maggioranza

Il centrodestra unito sbaraglia il M5S e il Pd. Marco Marsilio vince le elezioni in Abruzzo. Lega primo partito: Salvini ora ha due maggioranze mentre Di Maio deve fare i conti con una dura sconfitta. Tempi duri per il governo gialloverde

di ROBERTO BETTINELLI

La vittoria netta e travolgente di Marco Marsilio in Abruzzo, con un centrodestra unito che batte gli avversari del Pd e del Movimento 5 Stelle, dimostra che nel paese esiste già una maggioranza alternativa a quella che attualmente esiste in parlamento.

E’ un centrodestra modificato, con una Lega largamente superiore agli azzurri di Forza Italia e al partito della Meloni, ma il polo che unisce conservatori, liberali europei e sovranisti manifesta una evidente capacità di aderire ai bisogni e alle aspettative degli elettori. Un risultato che, in Abruzzo, è stato facilitato dalla convergenza su un candidato che ha saputo cementare le forze che alimentano una coalizione che, proprio in virtù della sua articolata composizione, riesce a raccogliere l’istanza del cambiamento e al tempo stesso conforta l’elettorato in merito alle scelte strategiche: Europa, moneta unica, libero mercato, antistatalismo, valorizzazione delle identità locali e della tradizione cristiana.

Non è un caso, inoltre, che un esito così brillante venga dalla regione che più di tutte necessita di una accelerazione sul fronte delle opere pubbliche e delle infrastrutture. L’Abruzzo è in attesa di una ricostruzione che si pone specularmente all’antitesi rispetto ai programmi di ‘crescita lenta’ del Movimento 5 Stelle che esce dalla tornata elettorale come il vero sconfitto accusando un crollo rispetto alle elezioni dello scorso 4 marzo che equivale a quasi 20 punti percentuali.

E’ un segnale di grande disaffezione da parte di quella porzione di cittadini che aveva dato la propria fiducia al partito di Di Maio e Di Battista e che, a seguito dell’esperienza governativa, ha visto bene di trarre un giudizio negativo e di cambiare direzione. Oppure, vista l’affluenza ancora in calo che ha fatto segnare un meno 8% rispetto alla precedente competizione, ha deciso semplicemente di starsene a casa. Ma resta il fatto che l’operato dei pentastellati a Palazzo Chigi non ha fatto da traino e i nove mesi dell’esecutivo hanno polverizzato il consenso straordinario strappato nelle urne meno di un anno fa.

Tiene il cartello delle sinistre con un 30% che dimostra vitalità e combattività anche se il Pd, al netto della capacità organizzativa che può mettere in campo sui territori, non va oltre il 12% accodandosi al M5S e alla Lega ma con percentuali decisamente minori. Risulta in ogni caso, dalle elezioni abruzzesi, che la sinistra può ancora giocare una partita di rilievo ma solo mse allarga il più possibile il proprio schieramento. Una soluzione, questa, che dà ragione a coloro che continuano a invocare una forte discontinuità rispetto alla linea autonomista renziana. Il Pd, in sostanza, deve tornare ad essere un partito di sinistra alleandosi con forze politiche e sociali affini, a partire dalla Cgil di Maurizio Landini. Solo in questo modo, infatti, può arginare il giustizialismo sociale dei 5 Stelle.

Nella sfida tra i partiti di maggioranza, Lega e 5 Stelle, Salvini batte con un cappotto inequivocabile Di Maio. Un esito che non può non avere conseguenze nei rapporti fra gli alleati. E soprattutto non può non averne all'interno del movimento grillino. La strada del governo si fa in salita. Ormai è chiaro che la coabitazione con la Lega premia gli amici-rivali e all’interno dei 5 Stelle è lecito aspettarsi una crescente pressione. Prenderanno ora il sopravvento le voci che chiedono più indipendenza rispetto alle scelte di Salvini. Di Maio, Toninelli e i ‘governativi’ avranno vita dura. D’altronde Alessandro Di Battista è già in campo per le elezioni europee e da quando si è riaffacciato sulla scena politica le tensioni nell’esecutivo sono vertiginosamente aumentate. Dopo la sconfitta in Abruzzo lo saranno ancora di più. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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