PENSIERO UNICO | 04 Febbraio 2015

No all'ingenuità di chi preferisce tacere

Di fronte all'avanzare delle nuove ideologie, c'è chi ritiene sia meglio non dire nulla per non darne pubblicità. Così facendo non si fa altro che assecondare chi vuole ridurre la libertà di pensiero e di espressione

di GIUSEPPE ZOLA

Mi è stato riferito, in questi giorni, che una persona, che peraltro stimo molto, sta dicendo in giro che è meglio non parlare di “gender”, perché si finirebbe con il produrre pubblicità a tale concezione.

Mi sono chiesto dove viva questa persona: il “gender” non ha bisogno di pubblicità, dal momento che esso, a mezzo di associazioni agguerritissime, sta entrando in moltissime scuole ed è ormai oggetto addirittura di una proposta di legge.

Tacere in proposito mi sembrerebbe non solo un segno di rassegnazione imbelle, ma anche di poco realismo visto che, appunto, lo tsunami è già iniziato e da tempo. Mettere la testa sotto la sabbia mi sembra una incomprensibile imitazione degli struzzi.

Quanto detto vale per il tema più generale del “pensiero unico”. Forse c’è ancora qualcuno che pensa che meno si parla di questi temi meni essi si diffondono: ingenuità o stupidaggine?

Vorrei fare qualche esempio per dimostrare agli increduli quanto il “pensiero unico” non sia una fissazione intellettualistica di alcuni, ma sia ormai un pensiero sempre più dominante, come ho cercato di dimostrare nelle rubriche precedenti.

Si deve sapere, allora, che nel Quebec non è più possibile manifestare un pensiero religioso in pubblico, perché ciò contrasterebbe con l’unico pensiero oggi ammesso, che è quello laicista, il quale con la banale falsa scusa di essere “neutrale” pretende anche di essere l’unico con diritto di cittadinanza per tutti.

Altro esempio clamoroso è quello che il liberticida Hollande ha messo in atto nelle scuole francesi, dove non è più possibile manifestare, nè con parole nè con segni, un pensiero religioso in quanto esso sarebbe in contrasto con la nuova (e vecchia, visto che risale al 1789) religione di Stato che è la ''laïcité''. Gli studenti non possono neppure obiettare a questa impostazione espressa dai professori. Io provengo dall’entusiasmante esperienza di Gioventù Studentesca dove, in forza dell’incontro cristiano, eravamo educati a giudicare con il criterio della Chiesa ogni espressione culturale manifestata nella scuola e poi ci radunavamo una volta alla settimana per affrontare insieme i nostri problemi. Nella nuova scuola francese tutto ciò non potrebbe più avvenire, perché il “pensiero unico” crede di evitare i conflitti eliminando semplicemente le differenze. Le differenze ci sono e fanno parte della realtà: occorre educarle al dialogo, ma non eliminarle brutalmente in nome di una impossibile neutralità. Con una scuola così impostata di che cosa potranno discorrere d’ora in poi gli studenti francesi? Probabilmente solo di sport e di donne. Che noia!

In Italia non ci sono ancora leggi così liberticide, perché una parte sana e amante della libertà del popolo si sta opponendo democraticamente. Ma il “pensiero unico” è all’attacco e tra breve cercherà di rompere ogni difesa con la legge Scalfarotto sull’omofobia che eliminerebbe la libertà di pensiero, con la legge che vuole introdurre come materia obbligatorie l’educazione al “gender”, con la legge che vuole equiparare, usando una furbesca terminologia mimetica, le nozze gay al matrimonio tra uomo e donna, che è l’unico previsto dalla nostra Costituzione, che, peraltro, lo stesso “pensiero unico” definisce (quando fa comodo) “la più bella del mondo”.

Ho fatto solo alcuni esempi per segnalare ai distratti che lo tsunami del “pensiero unico” è già entrato dei gangli della nostra vita sociale, politica e istituzionale. Cosa aspettiamo ad accorgercene? O, forse, è più comodo dormire sonni tranquilli? Senza lotta non c’è libertà.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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