EUROPA | 17 Dicembre 2014

No alla concorrenza sleale nei trasporti

L’esperto Andrea Giuricin spiega perché è sempre più urgente che l’Unione Europea definisca “grave infrazione” il cosiddetto cabotaggio illegale

di RICCARDO CHIARI

Se ne parla poco, quasi per niente. E il nome non è dei più familiari: cabotaggio illegale.

Eppure si tratta di un problema che da anni sta affliggendo il settore nazionale dei trasporti e per risolvere il quale, a livello europeo, si stanno muovendo deputati di diverse appartenenze politiche, come Isabella De Monte (PD) e Massimiliano Salini (PPE). Quest’ultimo ha direttamente chiesto lo scorso lunedì 15 dicembre, in Seduta Plenaria, alla Commissione Europea a Strasburgo, di «definire il cabotaggio illegale come “grave infrazione”». Sì è infatti deciso da parte della Commissione, ha continuato Salini, «di indicare tassativamente negli Atti Delegati i casi in cui il trasportatore perde l’onorabilità e quindi la possibilità di svolgere il suo lavoro. Se l’indicazione è tassativa significa che tutto ciò che non è compreso è sostanzialmente concesso. Ovvero, quel che non è indicato come grave, non sarà tale da consentire la sospensione dell’autorizzazione del servizio».

Ma che cosa si intende esattamente per “cabotaggio illegale”?

I non addetti ai lavori, coloro che non si occupano di trasporti e industrie, difficilmente avranno familiarità con questo termine. Eppure è un problema che indirettamente, e purtroppo talvolta direttamente, riguarda tutti i cittadini italiani ed europei.

Lo dice molto chiaramente Andrea Giuricin, ricercatore di Economia presso l’Università Bicocca di Milano e membro dell’Istituto Bruno Leoni per il quale segue le tematiche della liberalizzazione delle utilities, con particolare riferimento alle differenti modalità di trasporto. «Il cabotaggio illegale» spiega Giuricin, «è il trasporto di merci senza il rispetto delle regole vigenti da parte di operatori di Paesi terzi».

Questo agire fuori dalle regole riguarda principalmente gli orari di lavoro. Secondo le normative europee infatti, gli autotrasportatori sono tenuti a rispettare precise norme comportamentali durante i loro tragitti. Dopo quattro ore e mezza di viaggio, ad esempio, sono obbligati a effettuare una pausa di 45 minuti. Il periodo di guida giornaliero non deve superare le nove ore al giorno e per due volte alla settimana può essere esteso a dieci ore. Purtroppo sono numerosissimi i casi di camionisti che percorrono le nostre autostrade anche per 12-15 ore di fila, talvolta fino a 18.

Questo fenomeno, oltre a causare notevoli danni economici per le imprese di trasporti italiane che operano seguendo la legge vigente e che subiscono una concorrenza sleale, rappresenta anche un notevole pericolo per qualsiasi automobilista che percorra le nostre autostrade. La gran parte degli incidenti che vedono coinvolti i tir è causata da colpi di sonno.

«Il cabotaggio illegale», avverte Giuricin, «non è solo un danno per l’Italia, ma in generale per tutta l’Unione Europea. La creazione di un mercato unico è alla base dello sviluppo economico, poiché sono possibili maggiori economie di scala. Le imprese che si attengono alle regole hanno la possibilità di poter competere all’interno dell’Unione Europea, ma devono farlo con controparti che rispettano la legge».

In tal senso Giuricin saluta con favore le iniziative da parte degli europarlamentari volte a ottenere che il cabotaggio illegale rientri fra le “gravi infrazioni” facendo sì che chi attui tale pratica perda l’onorabilità e non possa più operare sulle autostrade europee. «Ricorrere alla Commissione Europea è la via migliore per poter ovviare a questo grave problema. È necessaria la creazione di un mercato comune, ma è necessario al tempo stesso che le regole valgano allo stesso modo per tutti gli operatori».

Si invoca dunque un provvedimento sempre più necessario, che porterebbe benefici maggiori anche rispetto a un inasprimento delle sanzioni da parte dei singoli Stati. Occorre però che gli Stati Membri dell’Unione Europea applichino con fermezza le direttive in materia provenienti dall’Unione Europea. «Anche se avessimo le migliori leggi possibili a livello Comunitario», commenta Andrea Giuricin, «queste potrebbero rivelarsi inutili se i Paesi dell’UE non le fanno applicare. I tempi devono essere certi e rapidi, soprattutto in un ambito come questo che è prettamente economico, affinché il mercato possa funzionare. È chiaro dunque che un sistema come quello italiano, dove la sentenza giudiziaria arriva dopo diversi anni, rappresenta il peggior scenario possibile. Regole severe devono dunque sì arrivare dall’Europa, ma l’Italia dovrà applicarle con assoluta fermezza, se vorrà salvare le proprie aziende che operano nel settore del trasporto».

 

(guarda il video dell'intervento di Massimiliano Salini, PPE, sul cabotaggio illegale, durante la seduta plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo lo scorso 15 dicembre)

 


RICCARDO CHIARI

Si occupa di comunicazione. Dal 2004 ha collaborato con diverse testate giornalistiche in ambito culturale, scientifico ed educativo. 

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