L'ALTERNATIVA AL PD | 16 Luglio 2015

«Non abbiamo scelto il potere. Gli elettori ci hanno premiato»

Intervista a Boscagli, consigliere Ncd e record di preferenze a Lecco: «Se fossimo andati con la sinistra, saremmo in giunta. Abbiamo scelto un’altra strada: non appoggiare il potere ma fare una proposta diversa alla città. Siamo stati premiati»

di LUCA PIACENTINI

Un giovane avvocato. Svelto e preparato, abituato a lavorare con le aziende. Ha sempre militato nel centrodestra. Da anni è impegnato in politica, che concepisce in un solo modo: stare in mezzo alle persone, confrontandosi con i problemi concreti. È questo, secondo Filippo Boscagli, 35 anni, consigliere comunale Ncd a Lecco, record di preferenze e secondo più votato dopo l'attuale vicesindaco, il modello vincente alle ultime elezioni amministrative, un approccio che ha consentito al Nuovo centrodestra di raggiungere l'incredibile risultato del 12% nel capoluogo, dove il candidato sindaco ha addirittura sfondato quota 20%. Sposato, consulente di impresa, famiglia a Lecco e lavoro a Milano: le ore che restano, le dedica tutte all’attività politica. Senza rassegnarsi davanti al dato più preoccupante: l’enorme astensione elettorale. «La maggiore parte dei cittadini non si sente rappresentata, né si riconosce negli attuali partiti - dice convinto - dobbiamo dare risposte a questi milioni di italiani». 

Consigliere Boscagli, andiamo subito al nocciolo della questione: destra o sinistra? A Lecco Ncd fa opposizione alla sinistra. A Roma no. Un partito che nasce con il nome di Nuovo Centrodestra può arrivare ad un'alleanza stabile di governo con il PD? Non si chiama trasformismo?
«Non sono di sinistra. Né lo sono i miei amici entrati nel Nuovo Centrodestra. E, pur essendo in una fase di profondo cambiamento, trovo molto difficile un cammino stabile con una compagine di centrosinistra. Per quanto mi riguarda, valuto altamente improbabile un mio personale percorso a sinistra».

Alle comunali di Lecco, Nuovo centrodestra-Area popolare ha preso la percentuale più alta d'Italia. Come ci siete riusciti?
«Il risultato nasce da stima e lavoro costante, fatto giorno dopo giorno. Abbiamo proposto alla gente un modello pratico di amministrazione basato sull'incontro con i cittadini di Lecco. Tra un centrodestra che viveva di slogan e una sinistra che aveva sostanzialmente fallito nei cinque anni precedenti di amministrazione, ci siamo confrontati con le persone tentando di dare risposte ai problemi quotidiani della città. E’ stata premiata la nostra posizione realista, più credibile degli altri. Diversamente non si spiegherebbe perché il nostro candidato sindaco è arrivato al 21% e il partito al 12%. Un risultato storico. Certo, se fossimo andati con la sinistra, oggi saremmo tutti in giunta e al potere. Ma abbiamo deciso di fare un’altra scelta: non appoggiare il potere in quanto tale ma formulare una proposta diversa alla città. E la cosa è stata molto apprezzata». 

A lungo andare il partito Ncd-Ap può stare al governo con il Partito Democratico e, contemporaneamente, fargli opposizione sui vari territori, come fate voi a Lecco?
«Sul lungo periodo occorrerà trovare un'identità stabile. Una proposta che non sia né il Pd, né la Lega. E' assurdo che oggi tra Renzi, Salvini e Grillo ci sia il vuoto. E’ la maggioranza del paese a non sentirsi rappresentata. Oggi chi lavora nel Nuovo Centrodestra deve impegnarsi per dare voce a questo mondo. A Lecco, nel nostro piccolo, ci sforziamo di farlo. Senza scadere da un lato nell’opposizione becera degli slogan, ma essendo una minoranza che riflette e propone, e dall’altra parte senza appiattirci sul Partito democratico, evitando di rincorrerlo solo perché ha più voti» 

Come vi muovete? 
«Usciamo, parliamo con la gente. Per il centrodestra la vera sfida è capire cosa fare da grandi, qual è l'identità in cui si riconoscono gli elettori delusi. Altrimenti restiamo chiusi nei vari palazzi, destinati ad essere fuori da tutto con un inutile 2%. A Lecco l'attuale sindaco ha vinto con il 47% dei votanti. L’astensione dice che la gente è stanca del modello politico e della mancanza di una rappresentanza credibile. Occorre ripartire dal basso e ridare a questo popolo, che è maggioritario, la possibilità di riconoscersi in chi si impegna per il suo bene. E’ ciò che umilmente cercano di fare tanti amministratori. Ed è quello che auspico possa fare Ncd». 

Nuovo Centrodestra e rapporto con i territori: cosa manca?
«Il livello governativo dovrebbe dialogare molto di più con la rappresentanza locale. Che, ad esempio, in provincia di Lecco funziona molto bene: consiglieri comunali, sindaci e rappresentanti regionali sono sempre presenti e portano a casa i risultati. È come se tra Roma e i territori mancasse un anello. Con il rischio che i problemi locali, ad esempio l’immigrazione, non trovino risposte coerenti nelle politiche governative. Occorre evitare che la nostra presenza al governo venga percepita come una scelta con l’unico obiettivo di rimanerci. Deve essere vista quale presenza seria capace di dare risposte, come accade sulla famiglia, tema su cui Ncd ha posizioni molto diverse rispetto alla sinistra. E’ necessario lavorare sodo e dimostrare che tra Ncd e Pd ci sono differenze genetiche. Nel contempo va aumentato il dialogo tra livelli centrali e periferici». 

Da dove partire per ricostruire il centrodestra? A Lecco quali rapporti avete con Fratelli d'Italia, Forza Italia e Lega? Criticità e punti di contatto. 
«Porto sempre avanti un dialogo personale e costruttivo con molti esponenti di questi partiti. Se è vero che la Lega e Fratelli d'Italia hanno punti di contatto con le altre forze di centrodestra, sulla questione immigrazione e sull'Europa siamo proprio diversi. Ora che la Lega tende ad essere molto populista, il dialogo sui contenuti è più difficile. Gli elementi di sintonia sono invece numerosi con Forza Italia». 

Storicamente però il centrodestra vince e governa a Roma e nelle Regioni solo in coalizione con destra e Lega. L'esempio è la Lombardia, dove attualmente ha una giunta compatta.
«Non c'è dubbio. Succede anche in Liguria. Ma la vera questione è che se i livelli nazionali sono in grado di stare insieme. I vertici dovrebbero avere il coraggio di guardare alle realtà locali che funzionano, appunto come la Lombardia. Ma se Alfano e Salvini si scannano ogni giorno, per chi è in basso diventa difficile. A prescindere dal fatto che poi, mettendoci la faccia e con l’impegno quotidiano, riusciamo comunque a centrare gli obiettivi». 

Insomma proponete quasi un rovesciamendo di prospettiva, nel quale i vertici nazionali prendono esempio dal lavoro comune fatto su scala locale e regionale. 
«Certo, tenendo presente che il modello attuale del centrodestra dovrà comunque cambiare. Personalmente non credo che lo schema resterà identico al passato, con Forza Italia, Nuovo centrodestra, Fratelli d'Italia e Lega Nord. Il momento è di grande evoluzione. È possibile, ad esempio, che sui temi dell'Europa e sulla sussidiarietà si arrivi ad uno scontro ancora più accentuato con la Lega». 

Che opinione si è fatto di Matteo Renzi uomo politico?
«È un grandissimo comunicatore. Ma per come la intendo io, la politica si costruisce molto più con pazienza e dialogo che imponendo al paese la propria visione di efficienza. Puoi avere tutte le idee del mondo ma, se le imponi, difficilmente avranno le gambe per camminare. Il paese ha molte teste. E non necessariamente quella del leader funziona meglio. Contesto apertamente alcune riforme, a partire dalla legge elettorale che considero inaccettabile».

Perché?
«Esclude grandi fette di rappresentanza, assegna potenziali maggioranze assolute a quelle che sono solo minoranze. Al ballottaggio potrebbero vincere Grillo o Salvini. Una volta ottenuta la maggioranza assoluta alla Camera, sarebbero in grado di eleggere il presidente della Repubblica e un terzo del Csm. Non mi sembra un grande esempio di democrazia».


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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