EUROBAROMETRO | 17 Ottobre 2018

Nonostante Di Maio e Salvini, gli italiani vogliono l'euro

Nonostante gli errori commessi nel nome dell'austerità e la cattiva pubblicità in patria ad opera dei nostri governanti, gli italiani credono nell'euro

di ROBERTO BETTINELLI

Gli italiani credono nell’euro ma non nell’Europa. E’ questo l’esito dell’ultimo sondaggio dell’Eurobarometro che certifica come i cittadini del Belpaese restino convinti dell’utilità della moneta comune ma abbiano nutrite perplessità sulla valenza politica dell’Unione. Il 66% degli intervistati ha mostrato un giudizio positivo verso la moneta unica ma solo il 44% voterebbe oggi per l’adesione dell’Italia all’Unione Europea.

?Quest’ultimo dato colloca il nostro Paese in cima alle classifiche dell’euroscetticismo, superando gli stessi inglesi che dopo il pentimento per la Brexit manifestano comunque un basso attaccamento alla UE come rileva la percentuale a sostegno del ‘remain’ che supera di poco il 50%.

Ma come è possibile credere nell’euro e non nell’Europa unita? Azzardare una risposta non è facile. D'altronde le percentuali intercettate dall’Eurobarometro non sono le sole che in questi giorni fanno affiorare esiti contrastanti. La manovra del governo pentaleghista, per esempio, non ha incontrato il responso positivo della maggioranza dei cittadini eppure, simultaneamente, l’esecutivo di Giuseppe Conte conserva a sette mesi dalle elezioni il 60% dei consensi positivi a testimonianza del fatto che la luna di miele con l’elettorato non si è ancora interrotta.

Anche qui: come è possibile non vedere di buon occhio il documento di economia e finanza e al tempo stesso dimostrare approvazione per la maggioranza che l’ha tenuto a battesimo?

E’ evidente che in entrambi i casi si registrano letture profondamente conflittuali e non aliene da confusione individuando un contesto che appartiene ad una politica dove non esistono più punti di riferimento stabili e duraturi. Al punto che da parte dei cittadini si profilano giudizi differenti verso le azioni e i soggetti istituzionali che le elaborano.

Sull’Europa il verdetto negativo è da attribuire in parte all’austerità che ha messo in difficoltà l’economia nazionale nel periodo in cui sarebbe servita una politica di segno opposto e rivolta agli investimenti. Ma in parte contano gli atteggiamenti dei leader e dei partiti nazionali che hanno preso l’abitudine di scaricare su Bruxelles le inefficienze, le debolezze e le problematiche più gravi del Paese. Alcune, certamente, possono essere state aggravate dall’assenza delle politiche europee come è il caso dell’immigrazione e della sicurezza interna. Altre invece, e sono la maggior parte, derivano dalle lacune di uno stato miope, lento e burocratizzato che non è mai riuscito a tenere il passo con le forze più evolute e avanzate della società civile.

Lacune che nel dibattito pubblico non sono affrontate con capacità di riflessione e con buon senso, ma vengono sistematicamente celate da un ricorso agli alibi che rifugge in modo aprioristico la ricerca di valide soluzioni per sposare le sole logiche del consenso.

Un consenso che più si attacca e più si accresce. Le bordate di Salvini, Di Maio e prima ancora di Renzi contro l’Unione Europea hanno certamente contributo a mettere in modo una cattiva pubblicità che, alla lunga, ha generato conseguenze come quelle registrate dall’Eurobarometro. Ma le aggressioni persistenti, i toni da resa dei conti e le feroci polemiche dispensate sulla rete, sui giornali e in televisione finiscono per indebolire la credibilità degli attori politici che se ne fanno promotori come si evince dalla ‘strana fiducia’ che gli italiani continuano ad avere nella moneta comune. Uno scenario emotivo che premia anche il funzionamento del Parlamento europeo e dell’Unione il cui ruolo, secondo il 48% degli intervistati, dovrebbe essere rafforzato mentre un ben più misero 27% ne auspica il ridimensionamento.

Davanti alle oscillazioni dello spread che erodono quotidianamente i risparmi dei cittadini, e che molto spesso sono il frutto delle incaute dichiarazioni dei nostri governanti, i cittadini reagiscono dando fiducia all’euro e conseguentemente all’appartenenza ad un progetto che unisce alcuni delle nazioni più produttive e competitive al mondo. L’euro, in definitiva, è considerato come un porto sicuro e capace di fornire prospettive positive. L’Europa politica, invece, solleva sospetti, ambiguità e critiche. Insomma, deve cambiare. E in fretta.

Ma da qui a dire che deve sparire come dicono alcuni dei leader italiani invocando un sovranismo fatuo e irresponsabile, ce ne vuole. Si resta dunque in Europa per migliorarla. Questo sembrano affermare gli italiani che, nonostante tutto il marketing ostile e negativo, continuano a fidarsi della moneta comune. Il simbolo più forte del sogno unitario e integrazionista.  

 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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