FAKE NEWS | 18 Luglio 2018

Notizie false e giochi di parole

I presunti “assassini” di migranti; lo stupro che sarebbe meno grave se la donna si ubriaca; la Sindone, le cui tracce di sangue non coincidono con quello versato su un manichino. Breve campionario di recentissime fake news dai “giornaloni”

di ROSSANO SALINI

La lettura dei “grandi” giornali della stampa italiana, sia nelle versioni cartacee sia - in misura anche maggiore - nelle più ruspanti e aggressive versioni on line, fornisce ogni giorno spunti di riflessione su cosa significhi e su come sia possibile oggi fornire una corretta informazione. Ma alcuni giorni sono più incisivi rispetto ad altri, e quando gli episodi degni di nota si accumulano diventa allora necessario fermarsi un attimo.

Ci sono tre fatti ripresi e rilanciati dalla stampa in queste ore che, pur essendo del tutto distanti tra loro per argomento e ognuno a suo modo serio e importante, risultano però accomunati dalla superficialità più o meno involontaria con cui sono stati trattati.

Il primo, il più noto tra tutti, riguarda le accuse che la Ong Open Arms ha mosso contro la Guardia costiera libica e il ministro Salvini, parlando esplicitamente di «assassini arruolati dal governo italiano». La notizia, come spesso accade, ha bucato le coscienze perché accompagnata dalle toccanti immagini della donna camerunense di nome Josephine, sopravvissuta al naufragio dell’imbarcazione su cui si trovava, raccolta dopo 48 ore passate in mezzo al mare alla deriva e con uno straziante sguardo perso nel vuoto.

Alla povera Josephine tutti gli uomini di buona volontà augurano ogni bene. La qual cosa non ha però nulla a che fare con le parole gravi della Ong, riprese poi con la consueta incauta virulenza da Saviano, che ha lanciato i suoi strali contro Salvini denominandolo «Ministro della Mala Vita», a cui darebbe «piacere» la vista dei morti in mare provocati dalla Guardai costiera libica. Perché il punto è capire se sia vero o no quanto detto dalla Ong, senza alcuna prova, e cioè che i morti in mare da loro visti e fotografati sarebbero responsabilità dei libici con cui l’Italia sta facendo accordi. Anzi, le informazione riportate da un’altra giornalista tedesca presente sulla scena, vera e propria fonte terza non schierata con nessuna delle parti in causa, portano a concludere esattamente il contrario: non vi è alcuna responsabilità della Guardia costiera libica in quel naufragio e in quei morti in mare, e tutto si è verificato prima che i libici potessero raggiungere l’imbarcazione.

Verrebbe allora da concludere, come già più volte accaduto, che l’immagine della povera Josephine dovrebbe gravare non sulle coscienze di chi sta cercando di trovare soluzioni al dramma dei naufragi (il cui problema è a monte, cioè nel fatto che questi ci salgano su quelle imbarcazioni di fortuna, e non a valle), ma dovrebbe al contrario pesare sulle coscienze di chi, sulla base di informazione frettolose e non verificate, utilizza quell’immagine per corroborare la propria posizione politica.

Il secondo episodio riguarda il caso della sentenza su uno stupro perpetrata ai danni di una donna ubriaca: il Tribunale ha negato l’aggravante, dal momento che non era stata indotta a bere alcolici dagli stupratori ma aveva assunto le bevande in totale autonomia. La vulgata è stata che “se la donna si ubriaca da sola, lo stupro è meno grave”. Una volgare baggianata: ferma restando - e nessuno la mette in dubbio - l’assoluta gravità del reato in questione, non vi è nulla di scandaloso nel dire che l’aggravante del costringere ad assumere alcolici viene meno nel momento in cui gli alcolici sono assunti spontaneamente. Si tratta della presenza o meno di un aggravante, non della minore e maggior gravità dello stupro. Persino il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, intervenuto istintivamente sulla questione così come riportata dalla stampa, è dovuto poi intervenire scusandosi e ammettendo di aver espresso un giudizio non calibrato.

Terzo episodio, distantissimo dai precedenti, riguarda la Sacra Sindone: sui giornali è stato rilanciato in questi giorni uno studio in base al quale parte delle tracce presenti sulla reliquia sarebbero certamente false, dal momento che il sangue che sgorga da un corpo posto su una croce - secondo gli studiosi - non può scendere lungo le membra in quel modo. E per fare questo, i dotti scienziati si sono messi a dimostrare le linee che il sangue segue scendendo lungo il corpo di un manichino, del tipo di quelli che normalmente vediamo in negozio di abbigliamento, o lungo il corpo sano e pulito di uno degli stessi scienziati sperimentatori. Una cosa che a prima vista, e senza bisogno di grandi riflessioni, dovrebbe far sorridere. Ma visto che la notizia è stata data come seria, val la pena far capire in che cosa lo studio mostra di essere se non ridicolo, almeno del tutto infondato e non degno di nota per una stampa seria e che cerca di verificare le notizie: il corpo tumefatto di un uomo flagellato, torturato, disidratato, in punto di morte a seguito delle sevizie subite, non ha nulla a che vedere con la superficie linda di un manichino. Basta la ragionevolezza di un fanciullo a capire questo. Perché allora sbandierare titoli del tipo “Il sangue della sindone è falso”? Vai tu a capirlo, il perché. Bastava semplicemente riportare subito la notizia mettendo in luce il contraddittorio. Così non è stato fatto, e per tanti lettori rapidi e poco propensi all’approfondimento, rimarrà questo: il sangue della Sindone è falso, come alcuni scienziati hanno dimostrato.

Insomma: sono solo tre esempi, dei tanti che si potrebbero fare per capire che il moderno dibattito sulle “false notizie” diffuse dai social è ben più radicale, e riguarda assai da vicino anche e soprattutto la grande stampa. Averli qui ripresi, vista la concomitanza che ha stupito un lettore che si sforza di essere attento e non proprio del tutto superficiale, non è altro che uno dei moniti che ogni tanto val pena ripetersi: senza girarci troppo intorno, un semplice richiamo. Solo per ricordarci che alcuni giornali, di serio, hanno solo l’impaginazione.


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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