SINDACI BOCCIATI | 27 Ottobre 2015

Nozze gay: no alle trascrizioni. «Giustizia è fatta»

Stop ai matrimoni gay contratti all’estero. Il Consiglio di Stato ai sindaci: trascrizioni illegittime. Prosegue la battaglia pro family. I giuristi cattolici: «Giustizia è fatta»

di LUCA PIACENTINI

Basta con le forzature. Per cambiare le carte in tavola c'è una sola strada: modificare le regole del gioco. È questo il significato della bocciatura del Consiglio di Stato, che dice no alle trascrizioni delle nozze gay contratte all'estero. I giudici alzano il cartellino rosso all’indirizzo dei sindaci che, dando l’assenso alla trascrizione, compiono un atto amministrativo illegittimo. Le espressioni utilizzate nella sentenza sono molto chiare e, in un paese dove spesso proprio i pronunciamenti giudiziari vengono strumentalizzati per negare le evidenze su cui poggiano diritti naturali, suonano quasi sorprendenti. 

LA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO
Il succo è questo: niente trascrizioni perché tra due omosessuali che stanno insieme stabilmente manca il requisito della differenza, la distinzione tra i sessi. Insomma: il matrimonio è solo tra un uomo e una donna. Un aggettivo importato nel diritto dalla filosofia, utilizzata nel senso più forte in quanto riferito ultimamente all'essere, sintetizza la condizione fondamentale assente nelle coppie tra persone del medesimo sesso: «ontologico». Secondo i magistrati del Consiglio di Stato, infatti, le leggi italiane non prevedono il principio per cui due uomini o due donne possono costituire una coppia. Manca, cioè, « l'indefettibile condizione della diversità di sesso fra i nubendi». In un altro passaggio il Consiglio di Stato è di una chiarezza difficilmente equivocabile: «Il corretto esercizio della potestà impedisce all'ufficiale dello stato civile la trascrizione di nozze omosessuali celebrate all'estero». Si ribadiscono inoltre le prerogative dei prefetti, titolati ad annullare le trascrizioni in questione, si chiarisce che non esiste nel «diritto convenzionale europeo sovranazionale un diritto fondamentale al matrimonio omosessuale» e si risponde all’obiezione per cui si violerebbe la libertà di circolazione. 

LA CIRINNA’ E LA SCORCIATORIA GIUDIZIARIA
È chiaro: se da un lato questo pronunciamento costituisce uno stop alle fughe in avanti dei sindaci progressisti, dall'altro lascia intuire che cosa potrebbe accadere in futuro. Se in qualche modo dovesse affermarsi il principio per cui due persone del medesimo sesso godono di diritti che finora sono prerogativa delle coppie sposate, come la possibilità di adottare figli o la reversibilità della pensione, tutto potrebbe cambiare.

LE BATTAGLIE PRO FAMILY
È per questo che i movimenti spontanei nati per la difesa della specificità della famiglia naturale da sempre mettono in guardia sul rischio connaturato ad una nuova legge, come la Cirinnà, che regoli e disciplini le unioni civili. Secondo quest’area che viene bollata semplificando come «conservatrice» ma che di fatto rivendica il merito di dire come stanno le cose, sottolineando il paradosso di dover argomentare per indicare ciò che invece è naturalmente evidente, la cautela è d’obbligo. In Italia la strada ideale marcata dai “parlamentari per la famiglia” è quella di organizzare in un testo unico leggi e regolamenti già esistenti, che nelle varie situazioni, dagli ospedali alla coabitazione alle esigenze comuni, tutelano le coppie di fatto. Diversamente accadrà ciò che normalmente avviene in questi casi: una legge ambigua viene completata da una sentenza giudiziaria. E da ciò che il legislatore ha solo affermato in via di principio, i giudici, un altro organo dello stato, deducono le conseguenze. 

I GIURISTI CATTOLICI: «GIUSTIZIA E’ FATTA» 
«Finalmente è stata fatta giustizia - dichiara il consigliere nazionale dei Giuristi cattolici Giancarlo Cerrelli - Il Consiglio di Stato afferma testualmente che il matrimonio celebrato all'estero per l'ordinamento italiano è "atto radicalmente invalido (cioè nullo) o inesistente (che appare, tuttavia, la classificazione più appropriata, vertendosi in una situazione di un atto mancante di un elemento essenziale della sua stessa giuridica esistenza), il matrimonio omosessuale deve, infatti, intendersi incapace, nel vigente sistema di regole, di costituire tra le parti lo status giuridico proprio delle persone coniugate (con i diritti e gli obblighi connessi) proprio in quanto privo dell’indefettibile condizione della diversità di sesso dei nubendi, che il nostro ordinamento configura quale connotazione ontologica essenziale dell’atto di matrimonio».


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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