IL RICHIAMO DELLE URNE | 06 Maggio 2018

Nuova legge elettorale e poi si vada al voto

Nuova legge elettorale e poi il voto con la certezza di garantire stabilità al Paese. La linea di Salvini è corretta. Andare al voto a giugno con il rosatellum come vogliono i 5 Stelle significa tradire il mandato degli italiani

di ROBERTO BETTINELLI

Si faccia una nuova legge elettorale e poi si vada al voto per dare all’Italia un governo stabile e duraturo. Non può essere altra la via di fuga da un contesto caratterizzato dalla paralisi fra le forze politiche. Una via che Salvini, a differenza di Luigi Di Maio, ha ormai ben chiara in mente e propone saggiamente al Paese. Alternative non ce ne possono essere a causa fra le distanze che attraversano i partiti. Fossati che alcuni, come Salvini, hanno provato a superare offrendo un patto di governo tra i vincitori, centrodestra e Movimento 5 Stelle, ma che altri come Di Maio non si sono impegnati minimamente a superare. La stessa richiesta di tornare alle urne il 24 giugno, che i grillini ripetono ossessivamente, è una pura follia. Il giorno dopo gli italiani si risveglierebbero nella medesima situazione di ingovernabilità e con le casse dello Stato svuotate di una cifra che può tranquillamente superare i 300 milioni di euro. Tanto, infatti, sono costate le consultazioni nel 2013. Il voto è doveroso e legittimo, ma solo se è propedeutico a raggiungere un esito certo. Ma per ragiungere l'obbiettivo servono nuove regole.

In settimana il presidente della Repubblica Mattarella darà il via all’ennesimo giro di consultazioni per trovare la quadra. Salvini ha annunciato che non rifiuterebbe un preincarico ma, considerati i veti scontati dei 5 Stelle e del Pd, ha già detto che potrebbe sostenere un esecutivo con un premier non espressione della Lega. L’invito è rivolto responsabilmente alla parte grillina e a Di Maio che, in questo modo, potrebbe avere l’opportunità di imbastire un esecutivo a tempo con un programma essenziale. Al primo punto ci sarebbe ovviamente il varo di una legge elettorale in grado di archiviare il rosatellum. Il doppio turno con la maggioranza degli scranni parlamentari attribuita a chi rimedia anche un voto solo in più: basterebbe questo per tappare le falle di un proporzionale che non si addice ad un clima politico dove domina il tripolarismo e dove le forze politiche sono legate da rapporti di accesa e irrimediabile conflittualità. Un clima che è proseguito anche dopo il 4 marzo, come manifesta l’andamento fallimentare delle consultazioni, proprio perché il Movimento 5 Stelle non ha mai abbandonato lo ‘schema antisistema’ mentre il duello Salvini-Renzi si è dimostrato insanabile.

Difficile pensare che la missione di un governo di tregua proposto da Mattarella possa andare in porto, ma è del tutto evidente che non si possa affrontare il voto senza una normativa rinnovata. Sarebbe questo infatti, e non come sostengono Di Maio o il capogruppo al Senato Toninelli in merito al progetto del capo dello Stato di lanciare un governo di transizione, il vero tradimento ai danni degli italiani. Ricondurli al voto senza la certezza di dare uno sbocco utile e di lunga durata alla crisi attuale è un atto irresponsabile.

Di Maio è in preda alla confusione e non è stato sicuramente all’altezza. Ma potrebbe riaversi dicendo sì alla strategia di Salvini che finora l’ha battuto sistematicamente in lucidità e tempismo. Dorebbe però piegare non poche resistenze all'interno di un movimento spaccato fra gli irriducibili e coloro che, pragmaticamente, iniziano a temere di perdere il seggio qualora si materializzasse il ricorso alle urne. D'altronde i suggeritori, nelle fasi difficili, sono importanti. E non sembra che nel gruppo dirigenziale pentastellato abbondino i Giorgetti. Ci fossero stati ora Di Maio non sarebbe finito in coda a Salvini e Gentiloni nella classifica di gradimento degli italiani. E se i sondaggi di Pagnoncelli dicono che i 5 Stelle sono comunque cresciuti di un punto, è vero che hanno incassato colpi durissimi nelle regionali del Molise e del Friuli mentre nella stessa finestra temporale la Lega ha visto aumentare il proprio consenso e il centrodestra ha oltrepassato quota 39% sfiorando quel 40% che consentirebbe di ottenere la maggioranza dopo eventuali elezioni.

Il punto di caduta delle riflessioni e dei pronostici è dunque inevitabile: immaginare una legislatura con i 5 Stelle al governo insieme a qualsiasi altra forza politica è impossibile avendo Di Maio già dato prova di inaffidabilità come rilevano gli insulti ad un Salvini 'stipendiato' da Berlusconi o il subdolo tentativo di frantumare il Pd. La via del voto è corretta e auspicabile. Ma non subito. Prima serve una legge ad hoc. E non ha importanza se la farà un governo bicolore Lega e 5 Stelle, con le altre forze del centrodestra a dare una mano, o un esecutivo di tregua voluto da Mattarella. La facciano e basta. Perché gli italiani hanno bisogno di risposte e, a differenza dei politici che a Roma hanno lo stipendio assicurato nonostante lo stallo e linattività, hanno bisogno di un Paese che funzioni. Funzioni in fretta e davvero. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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