GOVERNO | 19 Giugno 2015

«Se non torna in fretta il Renzi 1 è meglio mollarlo»

Premier traballante e indeciso sulla linea da seguire dopo la sberla delle elezioni. La reazione degli alleati. Valentina Castaldini, portavoce di Ncd: «O torna il Renzi 1 o la nostra collaborazione è a tempo e bisognerà mollarlo»

di REDAZIONE

«O torna il Renzi 1, il premier che spingeva come un matto sulle riforme, o la nostra collaborazione è a tempo e prima o poi bisogna mollarlo». E’ lapidario il giudizio di Valentina Castaldini, 37 anni, portavoce del Nuovo Centrodestra, consigliere comunale a Bologna al secondo mandato, una laurea in scienze politiche e una famiglia con due splendidi figli. 

«Renzi ha già detto chiaramente di voler tornare a percorrere la strada delle riforme infischiandosene dei trabocchetti della minoranza interna del Pd. Va detto che all’interno del partito gode di una maggioranza motto ampia. Ma deve tornare ad essere il Renzi che conoscevamo. La sua strategia non può che essere spostarsi al centro e corteggiare i moderati».

Ma al centro ci siete voi di Ncd/Area Popolare…
«Su divorzio breve e family day non prendiamo lezioni da nessuno. Siamo al governo col Pd per creare fossati. Ritengo ancora fondamentale la nostra presenza per le riforme e per affrontare le questioni etiche limitando gli eccessi della sinistra. Facciamo la nostra parte. E molto spesso è ingrata. Ma non prendiamoci in giro. Sul divorzio breve i voti contrari sono stati una manciata. La verità è che non esiste più una grande forza cattolica».

Ma questa è la vostra battaglia…
«Certo, ma  non abbiamo i numeri per essere un partito a vocazione maggioritaria. Facciamo quello che ci è concesso fare dentro un’alleanza scomoda. Stiamo lavorando per crescere. Le elezioni amministrative hanno dimostrato che il centrodestra può superare i problemi di unità affidandosi a uomini credibili e non estremisti, legati al territorio, capaci di intercettare il consenso dei moderati. Così è successo a Venezia e così in Liguria. Il bacino di voti esiste». 

Dite di voler dare un contributo alla ricostruzione del centrodestra ma intanto Ncd sta al governo con il Pd…
«Siamo nati con un nome, Nuovo Centrodestra, che stabilisce chiaramente quali sono le coordinate culturali del nostro progetto. L’alleanza con il Pd deve avere un termine e uno scopo. Renzi si è smarrito, ora deve ritrovare la rotta e proseguire lungo il cammino delle riforme. E’ un percorso che ci interessa».  

Ncd è nato all’insegna dello slogan ‘Insieme’ proprio a sottolineare la differenza rispetto a Forza Italia e Pdl troppo schiacciati sulla figura del leader. A quando il rilancio del percorso della democrazia interna?
«Il prima possibile. Dobbiamo tornare a fare politica secondo il modello che orevede il coinvolgimento, la raccolta delle tessere, la discussione sulle alleanze, il confronto interno. Alfano è stato il fondatore del partito ed è il bersaglio quotidiano degli innumerevoli attacchi da parte dei nostri nemici. La sua leadership è salda. Ma lo conosco bene. E’ un uomo capace di ascoltare e fare sintesi. E non è indifferente alle critiche interne».  

L’avvicinamento tra Forza Italia e Lega Nord non rischia di tagliavi fuori dal processo di ricostruzione del centrodestra?
«Nelle elezioni regionali Forza Italia è riuscita a far eleggere pochissimi consiglieri regionali dimezzando di fatto la sua presenza. E’ un problema enorme per loro ma anche nostro visto che non abbiamo ottenuto percentuali entusiasmanti. Di certo la soluzione non è ‘salvicnizzarci’ come purtroppo ha deciso di fare Forza Italia». 

I risultati del partito al Nord non possono soddisfarvi…
«No di certo. Bisogna intervenire sulle tasse. Come? Riducendo la spesa. Il governo deve tagliare tutti gli sprechi e reinvestirli a favore delle imprese. Sul tavolo ci sono punti importanti come la proposta di una tassa unica, interventi per falcidiare la burocrazia, gestione rigorosa del problema degli immigrati…».

E’ soprattutto Alfano a fare le spese dell’emergenza immigrati…
«Va detto con chiarezza che la questione è drammatica e ci stiamo scontrando con un’Unione Europea reticente. Ma anche Renzi deve muoversi. Ha detto che ha un piano B, bene. Lo metta in campo. Ma subito. Non possiamo solo porgere l’altra guancia ed essere solidali quando i nostri concittadini non riescono ad arrivar a fine mese…».

Intanto la Lega Nord vi massacra.
«Ricordo a tutti che Maroni nel 2011 ha fatto la stessa cosa che ha fatto Alfano due settimane fa. Credo in ogni caso che il summit europeo del 25 giugno porterà ad una risoluzione equa in merito alla distribuzione delle quote dei profughi».

E se così non fosse?
«Significa che l’Unione Europea ha deciso di suicidarsi. Ma l’Italia deve avere una finalità chiara: modificare il trattato di Dublino che obbliga il primo Paese ospitante a espletare le procedure d’identificazione e a garantire l'accoglienza. Gli stranieri ammassati nelle stazioni di Milano e Roma vogliono andarsene dall’Italia. Hanno parenti in Francia, Germania, Belgio. Devono potersene andare».


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