DOPO PARIGI | 12 Gennaio 2015

Occidente e islam: la sfida del realismo

I fatti di Parigi ci mandano un messaggio chiaro: l'incapacità dei paesi occidentali di affrontare la realtà minacciosa del califfato islamico

di GIUSEPPE ZOLA

L'articolo ''Ciò che non siamo'', uscito nei giorni scorsi su questo giornale, ci ricorda cosa occorre per essere veri liberali: non occorre essere demagogicamente Charlie per difendere Charlie. Anzi, si può dissentire gravemente da Charlie, ma dare la vita perché esso viva e, soprattutto, perché esso non venga trucidato. Ringrazio chi ha scritto quell’articolo, anche perché esso ha corretto un mio precipitoso sentimento: nei primi momenti di emotività anch’io ho pensato, per qualche attimo, di dover essere Charlie per meglio difenderlo. Ma non è così, anzi. Il cristianesimo ci ha insegnato che dobbiamo amare l’altro proprio perché altro da noi (persino il nemico). Difendere l’altro perché io sono uguale a lui, in fondo, è un modo per riaffermare me stesso e non per difendere l’altro.

D’altra parte, Massimo Introvigne ci invita a non essere precipitosi nell’attaccare qualcuno per mettere a posto la nostra coscienza.

Più passano le ore, penso che il dovere primario e principale di ogni cristiano e di ogni vero liberale sia quello di guardare in faccia alla realtà, finalmente. Senza realismo, si fa solo demagogia e non si combina nulla.

E l’attuale realtà ci dice, scomodamente, alcune cose precise, che vorrei qui segnalare per aiutare il nostro comune dibattito.

L’attuale realtà ci dice che gli islamici terroristi sono molte migliaia (non poche centinaia come erano le BR) collegati in una rete sempre più internazionale; che questi terroristi usano i loro sacri libri per giustificare le azioni più disumane; che in nessun Paese a governo islamico, tranne pochissime eccezioni, vige la libertà di pensiero e di religione; che i califfati islamici stanno ormai impossessandosi di amplissimi territori in Siria, Iraq, Nigeria, Libia; che gli islamici mantengono sempre le loro terribili promesse, come si è visto a New York, Madrid, Londra, Parigi; che il califfato islamico ha promesso di arrivare fino a Roma.

D’altra parte, la realtà ci dice che l’esangue occidente non ha più il coraggio di tenere alta la bandiera della libertà né con la cultura, né con la politica, né con la forza (occorre ricordare che la legittima difesa è legittima?); che l’occidente sa esprimere la propria sedicente libertà solo con il nichilismo e la bestemmia e per questo non reagisce in modo uguale di fronte a tutti gli attacchi alla libertà (giusta reazione di fronte alle stragi francesi, ma sostanziale silenzio di fronte ai martiri cristiani, alle follie in Nigeria). La realtà ci dice che, a causa della sua insipienza, l’occidente non riesce a credere veramente alle minacce islamiche (basti vedere la superficialità dei servizi francesi), trasformando la tolleranza in vigliaccheria, quasi che si sia stancato della propria libertà (come ha scritto Luca Doninelli). La realtà ci dice anche che coloro che oggi si stracciano giustamente le vesti per le stragi di questi giorni sono gli stessi che hanno attaccato e deriso Benedetto XVI per il suo grandioso e profetico discorso di Ratisbona. L’occidente è paradossale: nella sua insipienza riesce anche ad essere fazioso. La faziosità del nichilismo, che impedisce all’occidente di essere accogliente pur rimanendo orgoglioso della propria storia.

La realtà ci dice che l’occidente è affetto da stanchezza spirituale, per essersi allontanato colpevolmente dalla tradizione cristiana, che aveva insegnato agli uomini e alle donne d’occidente la forza di un ideale, il realismo delle opere, l’amore per la giustizia, il coraggio di difendere la libertà fino alla morte.

Non basta alzare in alto la matita; occorre cambiare il nostro cuore e la nostra testa, il che è lavoro duro e quotidiano, nel quale ciascun cristiano ed ogni liberale deve sentirsi impegnato.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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