SCENARI | 04 Dicembre 2015

Occidente pronto alla guerra? Ecco la situazione…

Lo storico Alberto Leoni passa in rassegna punto per punto le politiche, le condizioni economiche e quelle militari delle principali “potenze” occidentali

di ALBERTO LEONI

Era stato previsto, anche sulle pagine di questo quotidiano. Non siamo stati tutti parigini per molto tempo, così come non siamo stati tutti americani dopo l’11 settembre. Nel caso presente sono bastate poche settimane e la solidarietà alla Francia è evaporata drammaticamente. Ma il vero dramma, come vedremo, non è dei francesi, è dell’Europa che lascia sola la nazione che, forse, più di tutte le patrie europee ha fatto la storia del continente. Cominciamo dalle brutte notizie per poi vedere da dove si può cominciare a sperare. Se è vero, come è vero, che l’esercito francese non può non contrattaccare direttamente Daesh e conquistarne la capitale Raqqa è anche vero che questo sforzo immane avverrà in un quadro molto diverso da quello in cui operarono Stati Uniti e alleati per l’invasione dell’Afghanistan.

 

NATO: Out, fuori dal gioco. Impossibile una partecipazione dell’Alleanza Atlantica nella sostanziale indifferenza degli Stati Uniti, almeno fino a quando continuerà la sciagurata presidenza democratica, poco importa se Obama o Clinton. La Turchia ha già fatto sapere come la pensa, abbattendo un aereo russo e bisognerà stare molto attenti a non provocare nei prossimi anni, un distacco dalla NATO di un esercito agguerrito che conta almeno 600.000 uomini in servizio attivo e altri 400.000 di riserva. Un esercito che seguirebbe un governo islamista, che ha rinunciato all’idea di entrare in Europa e che possiede ambizioni da califfato.

 

Europa: Teoricamente sì, in pratica ben poco. A parte le nazioni minori, la Spagna non risulta abbia preso posizione, in preda a sussulti secessionisti  a dir poco preoccupanti. La Germania, dopo aver ripreso la predominanza economica alla quale è destinata da sempre, ha riscoperto ciò che l’impegno in Afghanistan aveva impietosamente denunciato. Che l’esercito tedesco di oggi è inefficiente e costoso, indisciplinato e poco combattivo. Il che, verrebbe da dire, è un bene, viste le prove fornite nel XX secolo.

 

Regno Unito: Qualcuno, un giorno, dovrà spiegare l’apparente contraddizione di un Paese che sforna musica, film, comici, e tutto quanto riempie il tempo libero e riesce a essere permanentemente in guerra tanto che il 1968 è stato l’unico anno in cui un militare inglese non è morto in combattimento. Si consideri che mentre gli Stati Uniti venivano sconfitti in Vietnam le forze armate di Sua Maestà vincevano guerriglie in Grecia (1944-1948), Malesia (1948-1960), Kenya (1952-1960), Oman (1954-1975) Cipro (1955-1960) Indonesia (1962-1966), con l’eccezione di Aden (1963-1967) l’onorevole conclusione in Irlanda del Nord e la smagliante vittoria convenzionale nelle Falkland (1982) . Non c’è da meravigliarsi se il premier Cameron ha offerto subito il proprio aiuto alla Francia, per quanto limitato nei mezzi. Nel secolo scorso i governi britannici hanno dichiarato guerra alla Germania per ben due volte, partecipando a due conflitti mondiali e per motivi che, al Kaiser e a Hitler restarono sempre oscuri. Perché difendere il Belgio nel 1914 e la Polonia nel 1939? Per rispettare un patto e perché se non difendi il tuo vicino da un criminale, questi verrà a prendere anche te. “Un “appeaser” (pacificatore o pacifista) è uno che nutre un coccodrillo sperando che questo lo mangerà per ultimo”. Ancora una volta nonno Winston ci offre una chiave di lettura per comprendere il presente, specie l’Italia.

 

Italia: Nella Sirte vi è un emirato di Daesh con circa 3.000 combattenti. Non si tratta solo di un trampolino di lancio verso la Penisola, ma di qualcosa di molto più concreto. Impadronirsi del gasdotto che da Mellitah arriva a Gela porrebbe il nostro Paese sotto scacco e ci obbligherebbe a un intervento armato difficile e costoso in termini finanziari e di vite umane. Su questo punto sarebbe interessante conoscere il parere dei professionisti del dialogo e del pacifismo a termosifoni spenti. Il problema è che sarà difficile, dato il contesto europeo, ottenere il sostegno di altri Paesi, anche perché non l’abbiamo dato ad altri. Se il premier Renzi dice, non più tardi due giorni fa «no a un intervento militare senza strategia», non ha torto: ciò che è imbarazzante è l’ammettere di non avere una strategia. Ma questo pare sia il karma di tutti i governi italiani da Mussolini a oggi.

 

Francia: Sicuramente il segnale più interessante e meno apprezzato in Italia. Il sito internet dell’Armée è sommerso da domande di arruolamento. Nel 2014 gli accessi per informazioni e domande di arruolamento erano 130 al giorno. Dopo le stragi di Charlie Hebdo sono passate a 500 e dal 14 novembre sono passate a più di 1.500 al giorno. L’esercito francese ha bisogno di nuove forze, 15.000 reclute entro il 2015, altri 16.000 nel 2016 ma le otterrà, incrementando la fama di aggressività e di coraggio che gli è propria. Pochi italiani conoscono le ultime parole della Marsigliese così che non possiamo capire perché tanti giovani facciano oggi questa scelta. “Libertà, cara libertà, combatti coi tuoi difensori/sotto le nostre bandiere, la Vittoria accorra ai tuoi virili richiami/ che i tuoi nemici spiranti vedano il tuo trionfo e la nostra gloria”. C’è sempre da imparare dagli europei.


ALBERTO LEONI

Alberto Leoni (Napoli 25/12/1957), una moglie, sei figli e un bimbo in affido, otto libri pubblicati. Campo di indagine la storia militare con tutto il suo terrorizzante fascino.

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