FORMAZIONE E LAVORO | 04 Settembre 2017

Occupazione: lenta uscita dalla crisi

Dai dati Istat sull’occupazione, relativi al secondo trimestre 2017, emerge un quadro di lenta uscita dai punti più difficili della crisi occupazionale. Spada (Formazienda): «Ora interventi strutturali sulla formazione per rendere il trend stabile»

di REDAZIONE

I dati Istat sull’occupazione, relativi al secondo trimestre 2017, evidenziano, oltre ai nodi ancora aperti relativi all’occupazione di donne e giovanissimi, un aumento congiunturale degli occupati: sono 78mila in più rispetto al trimestre precedente. Un dato che interessa soprattutto il Mezzogiorno (+0,7%) -anche per effetto degli sgravi contributivi per le assunzioni al Sud -e in maniera meno consistente il Nord (+0,3%). La tendenza, peraltro, è confermata dalle recenti rilevazioni Istat relative a luglio. Anche nel confronto tendenziale con il secondo trimestre 2016 emerge un incremento dell'occupazione (+153mila occupati), attribuibile in gran parte ai contratti a termine (+314mila). Mentre si assiste ad un forte calo del lavoro indipendente. In questo contesto economico, dunque, viene privilegiata l'occupazione temporanea: i dati sui flussi evidenziano, a distanza di 12 mesi, una diminuzione delle stabilizzazioni, mentre i disoccupati nella maggior parte dei casi trovano un impiego a termine. «Non possiamo però pensare che si tratti di situazioni risolutive», commenta Rossella Spada, direttore del Fondo Formazienda, il fondo interprofessionale per la formazione continua che a livello nazionale vanta il più alto tasso di crescita negli ultimi anni. «Gli sgravi contributivi per favorire l’occupazione al Sud può essere certamente un elemento positivo, in grado di dare fiato all’occupazione in una zona dove il problema è particolarmente sentito. Ma al tempo stesso dobbiamo renderci conto che operazioni di questo genere non sono in grado di risolvere il problema alla radice, fornendo risposte in grado di tenere nel tempo. Solo il nodo delle formazione, in particolare della formazione continua, è in grado di fornire risposte di questo tipo. Anche al Sud questo aspetto va tenuto in debita considerazione. Lavoratori qualificati e formati sono la risorsa più importante per il nostro mondo del lavoro».

Tornando ai dati Istat, è da notare che le ore lavorate complessivamente aumentano sia sul fronte congiunturale (+0,5%) che tendenziale (+1,4%), grazie alla ripresa che interessa le imprese dell'industria e dei servizi. Considerando che allo stesso tempo è diminuito il ricorso alla cassa integrazione, è presumibile che parte dei cassintegrati siano stati riassorbiti nel ciclo produttivo, anche se questo fenomeno non si riflette sui dati occupazionali. «La graduale uscita da una situazione di emergenza occupazionale, con i tanti interventi di cassa integrazione cui abbiamo assistito negli ultimi anni», conclude Rossella Spada, «ci costringe a tornare di nuovo sul tema della formazione come elemento centrale. Il passaggio dalle politiche passive alle politiche attive del lavoro è il perno vero per l’uscita dalla crisi. Noi continueremo a lavorare per far sì che la formazione diventi il grande nodo per far crescere occupazione nel nostro paese».


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