ACCUSA BOOMERANG | 04 Novembre 2015

Ok, Renzi vi ha stufato. Ma non raccontateci che è di destra

Tre parlamentari sbattono la porta denunciando la «mutazione genetica» del PD. Ma accusando la 'deriva a destra' del partito accreditano Renzi tra i moderati e fanno il gioco del premier. Che resta un leader di sinistra: legge di stabilità docet

di LUCA PIACENTINI

I deputati Alfredo D'Attorre, Carlo Galli e Vincenzo Folino se ne vanno dal PD e sbattono la porta. Denunciano la «mutazione genetica» del Partito democratico, sostenendo che è «ormai compiuta». Che vuol dire? Dove sarebbe mai lo stravolgimento di cui parlano i transfughi? «Per il programma economico-sociale - scrivono nel documento siglato con altri ex Pd Fassina, Gregori, Mineo e pubblicato in anteprima dall'Huffington Post - per il radicale mutamento della composizione dei suoi scritti ed elettori, per le nuove alleanze politiche sociali che si stanno affermando». 

EFFETTO BOOMERANG
Non basta. I tre ex piddini arrivano addirittura ad accusare il partito a trazione renziana «di vivere ormai con fastidio il modello di società disegnato dalla Costituzione repubblicana». Diciamolo: se questi sono i nemici di Renzi a sinistra, il premier può dormire sonni tranquilli. Perché? L’analisi di merito sulle politiche pubbliche del governo è totalmente sballata, e rischia di diventare un solido assist al presidente del Consiglio, che viene di fatto legittimato agli occhi dell’opinione pubblica quale leader moderato. E in un paese come l'Italia, dove tutti sanno che la sinistra non può governare senza conquistare gli elettori cosiddetti ‘moderati’, è come un elisir di lunga vita politica servito su un vassoio all'ex sindaco della Leopolda. 

LA PRESUNTA DERIVA A DESTRA DEL PD
Ma leggiamo bene quali mai sarebbero le famigerate azioni di ‘destra’ che il premier avrebbe osato attuare. «Alla centralità del lavoro - scrivono i fuoriusciti - si è sostituita quella dei profitti (andatelo a raccontare alle imprese che attendono mesi e mesi il saldo della fattura dalla PA, ndr), al principio di uguaglianza la retorica della meritocrazia che legittima la crescita reale delle diseguaglianze (proprio una logica meritocratica quella degli 80 euro, ndr), alla progressività dell’imposizione fiscale l’adozione del motto berlusconiano “meno tasse per tutti” (la pressione fiscale complessiva in Italia sfiora ancora il 70%, ndr), all’universalità dei diritti sociali il primato di una presunta efficienza che apre il campo ai tagli al welfare e a un maggior spazio ai privati in campo sanitario e previdenziale». 

Giusto per sgomberare il campo dagli equivoci, citiamo solo alcuni indizi delle impronte di sinistra lasciate da Renzi nel corso del mandato: i tagli risibili alla spesa pubblica, una manovra tutta giocata sul debito, inchiodato a cifre astronomiche, la sforbiciata dell'Ires procrastinata di fatto di due anni, visto che dipenderà tutto dalla 'clemenza' degli analisti europei della Commissione individuare o meno le condizioni necessarie per anticiparlo al prossimo anno. 

ERRORE STRATEGICO. OCCORRE RESTARE NEL PD
Come si vede, l’errore del terzetto è strategico: chi nel Pd desidera opporsi allo strapotere di Renzi nel partito, deve restarci e cambiarlo dall’interno. Altrimenti l’esito sarà uno solo: consegnare definitivamente nelle mani del premier-segretario le chiavi della principale formazione della sinistra italiana. Cosa accadrà? Difficile dirlo. In un certo senso, quanto poco la denuncia fatta dai tre parlamentari circa la presunta deriva destrorsa coglie nel segno, tanto invece è corretta la descrizione delle dinamiche interne del Pd, che consente forse di prevederne il futuro. 

«Il partito - denunciano gli ex - è stato ridotto ad appendice inerte del leader: comitato elettorale e ufficio stampa. Gli organismi dirigenti sono diventati rappresentazioni a uso streaming, riuniti ogni volta che è servito imporre un voto su una decisione già assunta dal segretario-premier o disporre di un palco dal quale lanciare un annuncio all’esterno. A livello locale la partecipazione e la vita democratica interna sono sempre più flebili. I congressi vengono sospesi e i commissari si moltiplicano. Il ricorso alle primarie per la scelta dei candidati sindaci viene adesso messo in discussione con l’idea di pilotare la scelta dei candidati da Palazzo Chigi, dopo che per anni Renzi è stato il principale avversario di qualsiasi forma di regolazione delle stesse». 

«SENZA LEGITTIMAZIONE POPOLARE» 
Quello che probabilmente è il vero volto del renzismo emerge anche in altri passaggio, dove si constata la mancanza di legittimazione popolare del governo e l’assenza di discussione sull’attuale programma e l’alleanza con gli alfaniani: «Dopo aver vinto le primarie contro le larghe intese - si legge nel documento riportato da Huffpost - Renzi ha sostituito Letta a Palazzo Chigi, trasformando l’accordo con Alfano da un governo di emergenza di diciotto mesi in un esecutivo politico di legislatura. Il programma di questo esecutivo, nato senza una legittimazione popolare diretta, non è stato mai discusso nemmeno con la base del PD». 

RENZI E IL POTERE
Balza agli occhi il ritratto di un uomo politico che cerca il potere e si muove anzitutto per difenderlo. A prescindere dagli schieramenti. Ma la sua matrice culturale - qui l’errore dei tre - rimane quella di sinistra. E un’altra formazione in questo campo, con connotati che i fuoriusciti indicano 'ulivisti', 'progressisti e di centrosinistra', parlando di «civismo democratico e sociale», è prevedibile infastidirà forse il premier in Parlamento, ma non arresterebbe certo la sua marcia verso le prossime elezioni politiche. Dal loro punto di vista, forse, una guerra intestina sarebbe stata più efficace, meno tollerabile per i renziani e più logorante per il segretario. Ma questa è un’altra storia. Che gli ex Pd non contribuiranno a scrivere.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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