CENTRODESTRA RINATO | 12 Novembre 2015

«Oltre il 40%». Tutto tranne che una boutade

Dopo Bologna e le prove di alleanza fra Sinistra Italiana e 5 Stelle il Pd corre il pericolo della terza posizione rischiando di essere escluso dal ballottaggio dell’Italicum. Renzi non è più il burattinaio della politica italiana

di ROBERTO BETTINELLI

C’è un frase di Silvio Berlusconi, fra quelle che ha pronunciato dal palco di Bologna, che ha colpito più delle altre. Il leader di Forza Italia ha detto che il centrodestra riunificato «può arrivare oltre il 40%». Oltre, cioè, la soglia che la nuova legge elettorale dell’Italicum stabilisce per aggiudicarsi il premio di maggioranza e ottenere il primato schiacciante dei seggi in parlamento. Per alcuni, a partire da Renzi, la frase del leader di Forza Italia è paragonabile ad una boutade. Per altri, invece, è un obbiettivo credibile.

Sommando le preferenze registrate negli ultimi sondaggi, i partiti di Berlusconi, Meloni e Salvini raggiungono poco più del 30%. Il Pd di Renzi scende al 35% mentre i grillini sono saldamente in terza posizione oscillando tra il 25 e il 27%. Si tratta, in sostanza di tre poli equivalenti. I numeri devono essere presi con le pinze. Mentre il Pd, infatti, ha già fatto il pieno e dimostra di perdere giorno dopo giorno il favore dell’elettorato non è così per il centrodestra e il movimento di Grillo che, pur nella veste di outsider, ha il suo punto di caduta nell’area programmatica e culturale della sinistra. Lo scenario, come si vede, è alquanto instabile. 

I dem sono ancora in vantaggio ma le rilevazioni demoscopiche iniziano a ‘raccontare’ sempre più spesso che, in caso di ballottaggio, potrebbero essere i 5 Stelle a spuntarla grazie all’apporto dei voti degli elettori del centrodestra che, nonostante le sirene di Renzi, non sarebbero disposti a cedere in massa alla tentazione di sostenere il Pd. 

Un partito, quello del premier, che sta facendo di tutto per accreditarsi come l’interlocutore di riferimento del centro politico. Al punto che, a forza di spingersi in questa direzione, ha finito per provocare la scissione di ‘Sinistra Italiana’. Una formazione che a pochi giorni dal varo inaugurale ha già lanciato una proposta di collaborazione al Movimento 5 Stelle. Un passaggio che evidenzia come Fassina e Vendola riscontrino grande affinità con i grillini. Sel oggi vale intorno al 3,5% dei consensi. Se questi confluissero in un polo dove accanto a Sinistra ecologia e libertà ci sarebbero anche i seguaci di Grillo, Fassina, i ‘Podemos’ di Civati, la coalizione sociale di Landini e della Camusso con le truppe cammellate della Cgil, è evidente che questo polo crescerebbe in misura maggiore fino a superare un Pd che dopo l’exploit delle europee ha subito una contrazione continua. 

Renzi ha incamerato partiti agonizzanti come Ncd e Udc che sono tutt’altro che determinanti in termini di consenso. Ma dopo Bologna ha perso la possibilità di pescare nel bacino berlusconiano dal momento che la nuova alleanza con Salvini e Meloni ha eretto una diga invalicabile. Allo stesso tempo ha sottovalutato il pericolo della scissione interna al proprio partito e che si è realizzata in un momento in cui il segretario del Pd ha già consumato la rottura con i sindacati. 

La vera sorpresa per il premier è che potrebbe non essere lui a correre per il ballottaggio. L’ascesa di una terza forza capace di rappresentare Sinistra Italiana, 5 Stelle e Coalizione Sociale fa il paio con la vocazione del centrodestra ad andare ben oltre i valori riscontrati nelle previsioni dei sondaggi. L’elettorato conservatore è notoriamente più restio a raccontarsi nelle interviste, più esposto alla delusione e all’astensionismo. Ma ogni volta che è stato chiamato a raccolta in una prova nazionale dove c’era in gioco la guida del Paese ha sempre risposto consentendo a Silvio Berlusconi di riuscire nelle sue miracolose rimonte. 

Davanti al pericolo rosso dell’alleanza Grillo-Fassina-Vendola è probabile che la maggioranza silenziosa del centrodestra torni massicciamente alle urne. Quanto al bivio Renzi-centrodestra è altrettanto probabile che non si fidi del partito di Bersani e D’Alema che ha una profonda e inestirpabile identità di sinistra. 

Se l’Italicum dovesse confermare la soglia del 40%, Renzi non solo rischia di non tagliare il traguardo ma corre il serio pericolo di essere battuto dai due competitor che hanno le carte regole per contendersi la guida del Paese nel ballottaggio finale. 

Se questo è il quadro il segretario del Pd non può più comportarsi come lo sfacciato burattinaio della politica italiana. L’uscita di Berlusconi, tanto per intenderci, non è stata una boutade.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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