PENSIERO UNICO | 04 Giugno 2017

Ora Alfano paga la sua sudditanza a Renzi

Ai tempi della legge Cirinnà o della legge sul divorzio breve non esitò a votare a favore. Ora che si pone il problema dello sbarramento al 5% Alfano scalpita. Il declino inevitabile di chi non ha combattuto nessuna battaglia ideale

di GIUSEPPE ZOLA

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Non sempre conviene seguire il “pensiero unico”, anche se molti lo fanno pensando di accreditarsi meglio alla moda corrente. Penoso lo spettacolo offerto da molti giornalisti e cd. opinion leaders, che si adeguano alle cose più strane e impensate pur si sembrare “moderni”. Un caso esemplare è quello offerto da tutti quei politici che rincorrono, senza alcuna dignità, i dettami imposti dal pensiero LGBT, che, tra l’altro, rappresenta una minima percentuale dell’intera popolazione (dicono il 2 o 3%).

Ma, dicevo, che non sempre conviene: basti vedere quel che è successo al povero Alfano ed al suo partitino (anzi, i suoi partitini, perché ogni tanto li cambia). Alfano, naturalmente per il conclamato “senso di responsabilità”, è stato il più acritico sostenitore del governo Renzi, soprattutto per quanto riguarda le tematiche “antropologiche”. Ha votato a favore del divorzio veloce, che favorisce ancora di più lo sfaldarsi di tante famiglie e lo ha fatto malgrado da molte parti gli fossero arrivati consigli esattamente opposti. Soprattutto, ha votato a favore della legge Cirinnà, malgrado le promesse fatte agli organizzatori dei family day e malgrado i suggerimenti arrivatigli da vaste parti del mondo culturale e del mondo cattolico. Vi fu un momento, nei giorni dell’approvazione di tale legge, in cui il voto contrario di Alfano e dei suoi amici avrebbe bloccato il provvedimento: sarebbe anche solo bastato minacciare la crisi di governo. Ma l’Alfano, sempre per senso di responsabilità (alias, il posto di governo), non prese per nulla in considerazione tale ipotesi e andò avanti, accontentandosi di un ridicolo emendamento, con il quale pensava di porre l’alt all’adozione per coppie omosessuali (il giorno dopo il PD presentò un progetto di legge su tale adozione e poche settimane dopo l’adozione venne, di fatto, introdotta dai giudici). Per obbedire al duo Renzi-Obama (campioni del pensiero unico), Alfano ritenne che non si poteva porre la vertenza circa la fiducia al governo, perché semplicemente non si poteva (anche se poche settimane dopo, su questioni di bassa politica, il suo partito avanzò l’ipotesi di togliere la fiducia a Renzi). Ma allora, si poteva ben porre il problema! E perché non lo fece in occasione della Cirinnà?

In questi giorni stiamo vedendo che tutta questa “resistenza” al potere, in nome del pensiero unico, non è convenuta ad Alfano, dato che è stato lo stesso Renzi a scaricarlo, imponendo il limite del 5% nella prossima legge elettorale (infatti, malgrado tutti questi anni di potere, il partito di Alfano non supera neppure, a quanto pare, il 3%). Grande il suo capolavoro! Da cattolico è riuscito a far passare una legge contraria a tutta la storia del nostro Paese ed alla stessa Costituzione (articolo 29) per poi essere gettato via come uno strumento inutile. Come sarebbe stato più forte (anche numericamente) il suo partito se avesse combattuto la buona battaglia ideale. Ma per una battaglia ideale, occorre averne di ideali. E così, ha vinto l’arroganza del pensiero unico, contro il quale è più conveniente, guardando al futuro, opporsi apertamente, abbandonando la politichetta.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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