CONTRO IL TERRORISMO | 27 Luglio 2016

Padre Jacques, un martire per questa stanca Europa

La barbara uccisione di padre Jacques Hamel deve essere un richiamo. Per i governanti europei, che la smettano di fare prediche e si occupino di sicurezza. E per i deboli cristiani d'Europa, che ora hanno un nuovo martire

di ROSSANO SALINI

L'immagine dev'essere stata quella un po' triste di tante messe feriali, quasi totalmente deserte. Soprattutto d'estate. E soprattutto nella Francia scristianizzata. Un sacerdote di 86 anni, due suore e due soli fedeli laici. Cinque persone in tutto, compreso il celebrante. Intorno a loro il vuoto, le volte altissime verso il cielo, il fresco delle chiese in estate, probabilmente un vago e lontano profumo di incenso, ormai poco usato nelle nostre celebrazioni.

Avrebbe quasi l'aspetto di una tragedia grottesca, se invece non si trattasse di una tragedia vera e propria. Perché se non fosse un episodio di una tale disgustosa violenza, ci sarebbe quasi da sorridere a pensare all'immagine di due ragazzi inferociti, nel pieno degli anni e del vigore fisico, che lanciano il loro attacco contro la cristianità irrompendo in una chiesa così popolata, dove il nemico da affrontare con le armi sguainate è un povero prete di quasi novant'anni, che continua la sua opera perché di preti non ce ne sono più, attorniato da due suore e due fedeli, probabilmente anziani anch'essi.

E invece c'è da piangere. Si piange di commozione, e di angoscia. Di commozione innanzitutto per quel sacerdote. Che prima non si è piegato di fronte al peso degli anni, e constatando probabilmente amareggiato quell'assenza di vocazioni che tanto contraddistingue la nostra debole cristianità occidentale ha deciso di andare avanti nella sua opera di servizio. E poi non si è piegato nemmeno di fronte ai terroristi. Nel senso letterale del termine. Non ha piegato le ginocchia, non si è inchinato di fronte al loro dio sanguinario, non ha dato a quei due la soddisfazione di compiere fino in fondo, in ogni dettaglio, il rituale macabro da filmare con i loro stramaledetti cellulari. È rimasto in piedi, da eroe, da santo, da martire, a prendersi in gola il coltello che l'ha sgozzato come un animale, sull'altare, mentre officiava l'eucarestia.

Si piange di commozione per padre Jacques, e si piange d'angoscia per tutti noi. Per il mondo in cui viviamo, in cui vivranno i nostri figli, e per questo incredibile susseguirsi di fatti di sangue, al punto tale che mentre si scrive di un fatto come questo un poco trema la mano, e si teme già di dover tra breve commentare altri fatti, altri morti, altro sangue. Un'angoscia che è vera e propria mancanza di fiato per questo accumulo di violenza, che dipinge intorno a noi uno scenario di guerra.

Certo, non dobbiamo rispondere all'odio con odio, alla violenza con violenza. Sono subito tutti pronti a ripeterla, questa predica vera, ma facile, troppo pronta all'uso. Perché quando Gesù dice di amare i propri nemici, sa benissimo quale sia la paradossalità di una tale affermazione. Per rispetto di essa, dovremmo almeno non banalizzarla. Non renderla una cosa naturale. Perché naturale non è. Verrebbe quasi da dire che prima di poterlo amare, il nemico bisogna odiarlo. Altrimenti non si sa, non si capisce quale grande grazia e quale radicale conversione sia il fatto di riuscire ad arrivare ad amarlo, e perdonarlo.

E poi siamo in angoscia perché vorremmo dei governanti che evitassero le prediche. Che si ricordassero che uno dei due macellai che hanno sgozzato padre Jacques era già segnalato come fiancheggiatore dei terroristi, e allora veramente non ci capacitiamo del fatto che potesse essere in giro, libero, nelle nostre strade. Se siamo in guerra, come dice il predicatore Hollande in favore di telecamere, perché il primo dei nostri nemici ha la possibilità di entrare indisturbato in una chiesa e sgozzare un prete, invece di starsene in prigione? Amare i propri nemici è un comandamento che riguarda la singola persona. Lo Stato e chi lo governa ha un altro compito: far rispettare le leggi, e tutelare i cittadini. Ecco perché siamo in angoscia: perché siamo attorniati da chi invece di fare il proprio dovere ci fa prediche sull'islam moderato e altre stucchevoli favolette. Invece di proteggerci, cerca di ammansirci con il miele del politicamente corretto.

Di fronte a tutto questo viene da dire che sarebbe bello se i governanti dei paesi europei avessero un sussulto di concretezza, e iniziassero veramente a difendere i loro concittadini. E sarebbe ancora più bello se i cristiani d'Europa si risvegliassero, e le nostre chiese vuote, come quella di Saint-Etienne-du-Rouvray dove padre Jacques ha dato la vita per Cristo, tornassero a riempirsi. Sarebbe insomma bello se noi europei tornassimo ad essere noi stessi.

Forse è un sogno, forse una preghiera, o forse ancora un impegno per cui lavorare. Che padre Jacques, martire, benedica e interceda per ridare vigore a questa stanca Europa.


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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