ELEZIONI A MILANO | 05 Febbraio 2016

Parisi scioglierà l'impasse del centrodestra meneghino?

Ritratto del probabile candidato di centrodestra: Stefano Parisi, ex direttore generale del Comune di Milano, manager capace di riorganizzare a pennello la struttura comunale

di LORENZO FUMAGALLI

Santo subito. Santo Stefano...Parisi. Il nome del primo martire cristiano fa riflettere. Nella indecisione (che rasenta l’apatia) che regna sovrana all’interno del centrodestra meneghino, spunta un nome che ricorda i serpenti di bronzo issati da Mosè per guarire il suo popolo nel deserto: Stefano Parisi, manager di lungo corso pubblico e privato, viene salutato da un centrodestra – in imbarazzante ritardo – come il Salvatore. Difficile dire se lo sarà.

L’aria che tira è tutta a sinistra: la città dei single e delle coppie “civili” si crogiola tra intraprendenza imprenditoriale radical chic, feste, arte e mondanità super friendly nell’eredità expo-morattiana completamente ritinteggiata di arancione dall’astutissimo Pisapia. Pisapia che, da buon amministratore parrocchiale, si guarda bene dal diventare parrocco a tutti gli effetti e presenta all’altare della successione il curato Francesca Balzani, sacerdotessa del new age e che nemmeno a farlo apposta ha il sembiante preciso della donna-prete anglicana.

E Giuseppe Sala è oggettivamente il candidato perfetto: buonista-manager di lungo corso pubblico e privato (anche lui…), reduce dal suo ruolo di “tata” dell’Expo, con amici e supporter sia a destra che a sinistra, ma che candidandosi col piddì ottiene il classico lavacro lustrale di ogni peccatuccio passato che sempre la sinistra garantisce ai convertiti.

Salvo sorprese alle primarie del prossimo week end, sarà lui il candidato da battere... a sinistra, perché a destra ce ne sono già fin troppi: Mardegan, Passera, Sgarbi, Sallusti, forse Lupi e ora Parisi. Incredibile che nello schieramento svantaggiato si accalchino tanti pretendenti, ma in realtà la situazione è frutto di un sostanziale disinteresse misto a sfaldamento e mancanza di leadership che è la cifra caratteristica dell’attuale centrodestra milanese.

Ecco che da Forza Italia esce il nome di una vecchia conoscenza dell’era Albertini: l’ex Direttore Generale del Comune Stefano Parisi. La stagione fu quella d’oro del centrodestra a Milano e al Governo nazionale; ricordi talmente buoni che fanno venire gli occhi lucidi a tutti gli ex inquilini di Palazzo Marino. Con una nota di gossip che i più non ricordano: l’attuale Direttore Generale del Comune voluto da Pisapia, Giuseppe Tomarchio, fu vice di Parisi proprio all’epoca della sua direzione di Palazzo Marino. Misteri della trasversalità del management…

Persona degnissima e di ottime capacità, realizzò una storica riorganizzazione della struttura comunale che ancora oggi è Vangelo a Palazzo Marino. Ma ha un drammatico handicap: nessuno se lo ricorda più, specialmente gli elettori. Nell’era dell’immagine total-chic e nello schieramento sfavorito a tre mesi dalle elezioni, è un deficit difficilmente colmabile, soprattutto perché in questo momento il centrodestra non gode, nella capitale italiana dell’immagine fashion-friendly-mondana, di nessunissimo appeal.

Peccato, perché il futuro di Palazzo Marino è tutt’altro che roseo, e Parisi è uomo di capacità e attributi, oltre che di relazioni. I prossimi cinque anni saranno tutti da inventare, nessuna succosa eredità di cui godere, aspettative cittadine alle stelle e un Paese intero che si è aggrappato a Milano con tutto se stesso per riscattarsi dallo sfacelo squallido di Roma Capitale. Cosa che il già citato Pisapia ha capito benissimo, lasciando lo stadio tra gli applausi ed evitando accuratamente di gestire l’impegnativissimo futuro della città.

Al centrodestra rimane da sperare che Sala perda le primarie e che Sant’Ambrogio faccia la grazia dell’unità granitica e rapidissima dietro a uno dei due soli candidati possibili sul piatto: Parisi appunto o Passera, che è in vantaggio in quanto molto più noto ma che sconta la pesante appartenenza all’odiatissimo clan bancario e al governo Monti.


LORENZO FUMAGALLI

Milanese e di questo felicissimo. Anarchico conservatore di destra (siamo rimasti io e John Milius), statalista liberale, sono rivoluzionario e progressista solo nell’arte, mia grande passione. Mi occupo da anni di Pubblica Amministrazione in varie vesti (sempre portate con un certo stile): politico, dipendente, consulente, editorialista. Odio i moralisti, male assoluto dell’italico stivale.

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