ELEZIONI A MILANO | 13 Maggio 2016

«Parisi vincente. Sala schiavo della vecchia sinistra»

Elezioni amministrative a Milano. Parla Simone Paleari, giovane candidato nelle file di Forza Italia: «Parisi è stata la scelta giusta. Il centrodestra ha una proposta forte per Milano». Le priorità, e i punti su cui invertire la rotta rispetto a Pisapia

di REDAZIONE

È la sfida delle sfide. Come e forse più di quella romana. Perché se nella capitale sono tante le stranezze, le particolarità che ne fanno un po' un caso a parte, la sfida elettorale milanese del prossimo 5 giugno porta invece con sé molti elementi che possono far capire che ne sarà della sinistra e della destra nei prossimi anni. Soprattutto è in casa centrodestra che l'appuntamento assume un significato particolare: scollata se non proprio a pezzi in altri contesti, qui invece la coalizione è riuscita a trovare una quadra credibile e convincente intorno alla figura di Parisi.

«Si rivela ogni giorno di più la scelta giusta», dice Simone Paleari, giovane candidato nelle file di Forza Italia. Un punto di osservazione molto importante il suo, e quello di tutti gli altri candidati che stanno battendo le zone della città per questa campagna elettorale all'ultimo voto. E che in questo lavoro riescono a vedere da vicino le reazioni della gente e il sentimento con cui Milano si sta preparando al dopo Pisapia.

Sposato, con una figlia e lavoratore fin dagli anni di Scienze Politiche alla Statale, Paleari è stato giovanissimo Consigliere di Zona 3 e Presidente della Commissione Sport e Giovani. Una prima esperienza politica importante a cui è seguito un impegno in Provincia di Milano sul tema delle politiche pubbliche nei settori lavoro, attività economiche e formazione, un Master in Strategia aziendale e uno in Management Pubblico. Nel 2011 si è candidato al Consiglio comunale di Milano risultando il primo dei non eletti con 1.071 preferenze. Oggi collabora con l’europarlamentare Massimiliano Salini, occupandosi di bandi europei e programmazione comunitaria. Ha contribuito alla nascita del “Circolo delle Imprese Civitas”, associazione che si occupa di creare occasioni di confronto e di relazione tra le imprese su tutto il territorio del nord Italia.

Una sfida apertissima, quella tra Sala e Parisi. I sondaggi li danno appaiati, quando fino a pochi mesi fa si diceva che con Sala in campo non ci sarebbe stata partita per nessuno.

Il centrodestra è riuscito a fare un ottimo lavoro, e a presentarsi unito e capace di una proposta molto convincente. Stefano Parisi si dimostra ogni giorno di più la scelta giusta: è un uomo che conosce molto bene la Pubblica Amministrazione e allo stesso tempo è un imprenditore. Girando con lui nei quartieri vedo un grande apprezzamento per la sua serietà e competenza, per il suo carisma e soprattutto per la chiave che ha saputo dare a questa coalizione: quel “lib-pop” che mette insieme le due anime più forti del centrodestra.

Anche Sala però è stata una scelta azzeccata da parte del centrosinistra, non trova?

Sala sta emergendo come un candidato schiavo della vecchia sinistra e della precedente amministrazione. Se non è stato libero nemmeno di scegliere i candidati della propria lista, subendo i veti di Pisapia, come potrà essere libero nel governare la città?

Parliamo di lei. Prima di tutto: perché si candida?

Questa è una delle principali domande che le persone mi fanno nei tanti incontri che sto facendo in campagna elettorale. In un momento in cui la politica vive una profonda sfiducia da parte dei cittadini e un violento attacco, candidarsi significa affermare che la buona politica serve ancora. Non solo: è un bene da difendere e da rilanciare.

Il centrodestra ha sempre criticato pesantemente l'operato di Pisapia. Su che cosa pensa che l’amministrazione comunale abbia più bisogno di cambiamento?

Il modello di politiche pubbliche con cui oggi è gestito il Comune di Milano è fallimentare: buchi di bilancio, pressione fiscale crescente e servizi perennemente inadeguati. Ma esiste un’altra strada, più coraggiosa e radicale: un nuovo modo di gestire la “macchina” amministrativa, che abbandoni gli interventi “spot” per attuare politiche di sistema. Un modello virtuoso, che mi piace chiamare “modello Milano”.

Quali sono i temi su cui lavorerà di più se sarà eletto?

Da giovane sposo e padre, sicuramente il sostegno alla natalità e alla famiglia, attraverso l’introduzione del quoziente famigliare come fattore discriminante per il pagamento delle imposte. E poi il tema fondamentale del welfare, che se vuole continuare a rispondere alle domande e ai bisogni dei milanesi deve passare a un modello sussidiario, in cui i cittadini siano liberi di scegliere le strutture che erogano servizi (dagli asili all’assistenza agli anziani), siano essi statali, comunali o privati. È un concetto che si può estendere anche alla gestione degli impianti sportivi o a settori come la cultura e la musica. Solo così si mette a frutto lo straordinario patrimonio che il terzo settore è per la città di Milano.

C’è un’emergenza su cui i candidati sindaci si stanno confrontando in queste settimane di campagna elettorale, quella delle case popolari…

Su questo fronte occorre innanzitutto mappare gli immobili per conoscerne lo stato di conservazione, l’utilizzo e l’eventuale occupazione. Bisogna poi avviare un piano di manutenzione e sostituzione del patrimonio immobiliare, che per il 60% risale a prima del 1975. E poi bisogna sostituire la graduatoria unica per l’assegnamento con graduatorie per categorie, superando la ghettizzazione con la creazione di mix sociali.

Lavoro, commercio, mobilità: i temi di confronto sono molti e tutti di grande complessità in una città come Milano.

Voglio dedicare una battuta a ognuno di questi temi. Sui trasporti abbraccio la proposta di Parisi di trasformare la 90 e 91 in un servizio di trasporto veloce su gomma, sul modello di molte altre città europee. Sul commercio ho una proposta ambiziosa: assegnare i ricavi della COSAP per migliorare il decoro urbano e l’attrattività delle vie e delle zone in cui è stata riscossa. E poi esentare dal pagamento di “Area C” alcune categorie di lavoratori (rappresentanti di commercio e chi fa consegne in centro). Infine, su giovani e lavoro, abbiamo il dovere di abbassare la pressione fiscale e semplificare al massimo la burocrazia per avviare e far crescere un’attività economica. Questo ci chiede più di tutto chi oggi fa impresa.

Quali sono le principali domande che le vengono rivolte?

La crisi della politica di cui abbiamo parlato è innanzitutto crisi della rappresentanza e crisi dei partiti. Questo è ancora più vero nello schieramento del centrodestra. In Forza Italia ho trovato uno spazio di azione politica e di testimonianza di un modo di fare politica che altrove non c’è. Esiste un territorio immenso in cui si può lavorare liberamente e questo oggi è il valore più importante.

Un pronostico?

Stiamo facendo un ottimo lavoro. Andiamo avanti così, e i milanesi ci daranno fiducia.


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L'Informatore - Quotidiano liberale

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