TRATTATO DI DUBLINO | 20 Novembre 2017

Gestione migranti, il Parlamento chiede una svolta

Migranti. Il Parlamento UE: Paese di arrivo non più responsabile delle richieste di asilo. Ma resta l’incognita dell’Est Europa. Salini (FI) attacca: «Paesi Visegrad sordi a solidarietà europea. Atteggiamento inaccettabile: tagliare i fondi UE»

di REDAZIONE

Una svolta, indubbiamente. Anche se la partita decisiva sarà giocata dal Consiglio, dove alcuni stati potrebbero mettersi di traverso vanificando il lavoro dell’Eurocamera. 

Resta il fatto che il voto dell’assemblea di Strasburgo è un forte segnale di discontinuità sulla gestione dei migranti. Tradotto: nei giorni scorsi dal Parlamento Europeo è arrivata l’apertura a modifiche sostanziali nel Trattato di Dublino, il tallone d’Achille di paesi geograficamente in difficoltà come l’Italia, in quanto la costringe a sobbarcarsi il grosso del lavoro di identificazione e gestione delle richieste di asilo UE. Attualmente Dublino prevede infatti che l’asilo venga gestito dallo Stato di primo arrivo. E, proprio su questo fronte, dal Parlamento UE è arrivata l’espressione precisa della volontà di cambiare le cose.  

Tutto dipenderà da come i contenuti del dossier licenziato dalla Commissione Libe (Libertà Civili) e approvato a larga maggioranza in plenaria passeranno nel negoziato a tre (il trilogo) con il Consiglio dei ministri e la Commissione UE e come saranno successivamente declinati in concreto. Quel che è certo, al momento, è che uno degli organi europei più rappresentativi dei cittadini e che condivide il potere legislativo con il Consiglio, sta tentando di cambiare le cose. 

Tre i punti chiave nel mandato negoziale del Parlamento UE. Primo: gli stati devono accogliere una quota di richiedenti asilo; secondo il primo paese di arrivo non sarà più automaticamente responsabile per il trattamento delle domande d'asilo, terzo, gli stati che si rifiutano potrebbero perdere fondi UE. 

Il Parlamento è quindi pronto ad avviare i negoziati per la riforma del regolamento di Dublino in modo da garantire una ripartizione equa dei richiedenti asilo tra i paesi. L’approvazione è avvenuta con 390 voti a favore, 175 contrari e 44 astenuti. Ora gli europarlamentari potranno avviare colloqui con il Consiglio, non appena gli stati avranno concordato la propria posizione.

Un passo in avanti, si diceva, che però non ha diradato le ombre di possibili sorprese future. Indice di una mancanza di vera sinergia europea il fatto che un gruppo di deputati dell’Est con una raccolta di firme a sorpresa abbiano chiesto e ottenuto che venisse messa ai voti la posizione negoziale del Parlamento, nonostante non fosse necessario il passaggio in plenaria, stante il via libera in Commissione. 

«Confermando il voto in Commissione Libe - sottolinea a riguardo l’europarlamentare di Forza Italia Massimiliano Salini - la maggioranza dell’Eurocamera ha impedito che un manipolo di eurodeputati di Visegrad, con un colpo di mano dettato da calcoli di mera visibilità nazionale, mettesse a rischio il negoziato su una riforma cruciale per la tenuta dell’intero edificio UE. Mentre il Parlamento di Strasburgo ha dato prova di responsabilità, non così questi Paesi dell’Est, che ora devono avviare una seria autocritica e dire chiaramente a quali condizioni intendono restare nell’Unione Europea». 

«Rifiutando la redistribuzione automatica dei migranti - conclude Salini - i Visegrad si dimostrano sordi e ciechi non solo di fronte alle esigenze di Paesi gravemente esposti al fenomeno migratorio come l’Italia, ma anche alla solidarietà ricevuta negli anni dalla stessa Unione Europea, che ne sta sostenendo con miliardi di euro lo sviluppo industriale e infrastrutturale. Se questo atteggiamento inaccettabile proseguirà, Bruxelles dovrà tagliare subito i fondi UE».


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