PSICODRAMMA PD | 19 Novembre 2014

Moria di tessere, colpa dei conservatori di sinistra

La Turco piange in Tv e rimprovera Renzi che non rispetta i militanti Pci

di ROBERTO BETTINELLI

Piangere in pubblico non è un reato. Ma farlo perché il Pd ha meno tessere di prima sembra una motivazione francamente assurda. Le lacrime di Livia Turco, ex ministro della Salute del Governo Prodi, oggi militante e funzionaria Pd “al di fuori di tutte le beghe di partito” come si è descritta nella trasmissione ‘Aria che tira’ su La7, meritano rispetto. Ci mancherebbe. Ma non condivisione. 

E per diverse ragioni. Prima di tutto perché la Turco, ex ministro, iscritta al Pci, poi al Pds, poi ai Ds e infine al Pd, dopo il liceo classico non ha fatto altro se non la funzionaria di partito e la politica di professione. Insomma, come buona parte del ceto dirigente del Pd non ha dovuto fare i conti con il lavoro vero: quello per intenderci che solo un’azienda privata può insegnare.

Precisiamo: il pubblico, a nostro avviso, resta sempre una parodia del privato. Come i partiti, alla fine, lo sono del pubblico. E i sindacati dei partiti. 

Inoltre la Turco quando nel 2013 ha deciso finalmente di interrompere una lunga carriera da parlamentare durata per ben sei legislature, si è fatta riassumere dal suo partito per colmare i due anni che la speravano dall’età della pensione. Raggiunta la quale, ad aspettarla, c'è una cifra mensile ragguardevole, intorno ai 5mila euro. Che sono, e non ce ne voglia, un privilegio. 

L’ex ministro ha pianto per “il dolore di vedere tanti che non si iscrivono al Pd”. E’ vero che ognuno ha la sua sensibilità e si sceglie liberamente le proprie passioni. Ed è vero che le emozioni non si comandano a bacchetta. Ma oggigiorno in Italia i motivi di sconforto sono così tanti e così gravi che risulta davvero difficile immaginare come un comune cittadino possa commuoversi perchè il Pd nel 2014 avrà solo 100mila iscritti, ben 50mila in meno dell’anno precedente quando già il risultato era stato deludente.  

Il dolore e il pianto si spiegano solo per chi, come la Turco, del partito si è fatta la propria ragione di vita. Un sentimento che è stato ampiamente condiviso in quel “popolo della sinistra” che ora ha nel Pd il suo punto di riferimento. Un partito che i vecchi militanti come la Turco giudicano irriconoscibile da quando il segretario è Matteo Renzi.

La Turco in televisione ha detto di non aver mai pensato all’articolo 18 come “al simbolo della sinistra”, ma ha aggiunto anche che coloro che lo difendono “non sono conservatori” e che il partito deve occuparsi dei “lavoratori meno tutelati”. Subito dopo ha invitato Renzi a mostrare “considerazione per le storie e per i militanti” perché la sinistra "non è un ferro vecchio”. 

Chiudiamo con alcune considerazioni: la Turco è sincera, e su questo non ci piove. Ma è proprio questo che ci preoccupa. Nel suo discorso si parla tanto di lavoro, ma non c’è mai, e sottolineo mai, una sola parole per le imprese. Cioè per quei soggetti che il lavoro lo creano. Non riconoscere il ruolo di chi fa impresa è stato e continua ad essere il limite più grave della sinistra italiana. 

Su Renzi, come darle torto. E’ chiaro che non è un comunista né un uomo di sinistra come gli ex iscritti del Pci vorrebbero. Ma i compagni non possono negare che uno di loro, Bersani, l’occasione per governare l’ha avuta. Ma non ce l’ha fatta. Inoltre Renzi, proprio perché non ha nulla a che vedere con la storia del Pci, ha portato il Pd al 40% dei consensi nelle ultime elezioni europee. Un risultato che nessuno ha mai eguagliato nel campo della sinistra. Quanto all’articolo 18, la Turco stia tranquilla. Nessuno si sogna di toccarlo. Renzi compreso. Ed è questo il vero motivo per cui il Pd continua a perdere iscritti.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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