L’ORA DELLA VERITA’ | 27 Aprile 2017

Per PD e M5S, l’avversario da temere è il centrodestra

L’appello di Mattarella sulla legge elettorale mette in subbuglio i partiti. Mentre il PD traccheggia e fa i conti con manovre lacrime e sangue, per tutti l’avversario da temere è il centrodestra unito, in testa nei sondaggi

di LUCA PIACENTINI

Il richiamo all'ordine del capo dello Stato sulla legge elettorale ha messo in subbuglio partiti e partitini. Che, a cominciare dal Pd, accusato giustamente da Forza Italia di essere il principale responsabile dello stallo, stanno sostanzialmente traccheggiando. Con i numeri di cui dispongono in commissione Affari Costituzionali, i Dem hanno in mano la palla del gioco. Come sottolineano esponenti dell’opposizione, però, stanno facendo ‘melina’. 

Per quale motivo? Tra gli addetti ai lavori è una specie di assioma: una volta approvata la legge elettorale, si va automaticamente al voto. Le reazioni a catena seguite al monito del presidente della Repubblica Sergio Mattarella confermano questa verità, che per eletti ed elite di partito è auto evidente. 

Le ipotesi: c’è chi parla di elezioni già in autunno, chi le esclude in modo tassativo fino al 2018, tra febbraio e maggio. Per offrire una chiave di lettura e tentare di diradare le nebbie da cui, se si guarda dall'esterno cercando di leggere le mosse di segreterie e parlamentari, è avvolta in questi giorni la commedia della politica, l'elemento importante da tenere sotto controllo - oltre ovviamente al Quirinale, per il potere di cui dispone, l'unico vero potere democratico, di mandare cioè il paese ad elezioni - è l'andamento dei conti pubblici alla luce delle manovre finanziarie che l’esecutivo sarà costretto a varare.

I capigruppo di Forza Italia a Camera e Senato Renato Brunetta e Paolo Romani hanno acceso i riflettori sul disastro di fronte al quale si trova il governo Gentiloni. Quel che attende il Paese - ed è bene che cittadini, elettori e opinione pubblica, ne siano consapevoli - è una stangata da 30 miliardi di euro. 

A che servono? Metà sono necessari per rispettare l'obiettivo sul deficit il prossimo anno (1,2%), l'altra metà serve a scongiurare la clausola di salvaguardia, il famigerato aumento dell'Iva, vero incubo del ministero dell’Economia e del mercato, in quanto colpirebbe inesorabilmente consumi, imprese e partite Iva, cioè quell’area produttiva del paese che genera ricchezza e che la classe politica dovrebbe cercare di valorizzare con ogni mezzo lecito, invece che bastonare o deprimere con nuove tasse.

E’ innegabile che la formazione politica più in difficoltà agli occhi dei cittadini sia il Partito Democratico, forza di maggioranza cui, da un lato, spetta l’onere di scrivere la prossima finanziaria, dall’altro è responsabile di avere assecondato nel recente passato l’esecutivo di Matteo Renzi nel non utilizzare i margini di flessibilità lasciati dall’UE per attuare azioni virtuose e vere riforme nella direzione di un reale snellimento della pachidermica macchina pubblica, lasciandosi invece tentare da misure, dagli 80 euro al bonus per i 18enni, destinate sul lungo periodo ad appesantire i conti statali. 

È chiaro che le forze politiche tradizionali devono fare i conti con il Movimento Cinque Stelle, attestati attorno al 29-30%. Ma l’avversario davvero temibile sia per sinistre che per pentastellati, secondo chi scrive, è il centrodestra riunificato, che dopo una lunga traversata nel deserto della diaspora e della divisione, è pronto alla rilancio, serrando i ranghi una volta per tutte. Praticamente tutti i sondaggi danno la coalizione costituita da Forza Italia-Lega-Fratelli d’Italia in testa, attorno oppure oltre il 30%. E questo senza che gli azzurri abbiano iniziato una vera campagna elettorale col proprio leader. 

I parlamentari forzisti non nascondono la preferenza per una legge proporzionale di fronte ad uno scenario, come ripete Silvio Berlusconi, non più bipolare ma tripolare, ma non hanno come obiettivo l'inciucio - come vorrebbero far credere, a sinistra, i più maligni - bensì il premio di maggioranza, che non è un miraggio ma un traguardo concreto e raggiungibile grazie al quale tornare al governo, dare finalmente al paese un premier ‘eletto’, e attuare le riforme che gli italiani attendono ormai da troppi anni. 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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