PENSIERO UNICO | 23 Marzo 2017

Perché dire no allo Stato «salvatore»

Cattolici e liberali devono ribellarsi alla nuova frontiera dello statalismo. Anche nella gente più comune, pare serpeggiare un pensiero secondo il quale, in fondo, ci si aspetta tutto dallo Stato ed allo Stato si chiede tutto

di GIUSEPPE ZOLA

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Pare proprio che il comunismo abbia perso. Ha perso in URSS, ha perso in Cambogia, ha perso nell’Europa dell’Est, ha quasi perso in Cina (dove ha vinto la tradizione cinese). Ha fatto molte vittime, ha creato molta povertà, ma ora ha perso. Almeno in occidente ha perso, anche se rimangono un po’ di nostalgici. Ha perso, tanto è vero che anche a sinistra c’è la corsa a distinguersi una volta per tutte dal comunismo. Anche quando dicono che occorre più sinistra, si guardano bene dall’usare la parola comunista. Più o meno, le cose stanno così.

Ha perso il comunismo, ma non ha perso lo statalismo. Purtroppo, anche nella gente più comune, pare serpeggiare un pensiero secondo il quale, in fondo, ci si aspetta tutto dallo Stato ed allo Stato si chiede tutto, anche quello che lo Stato non può dare. Forse per colpa di quel vizio grave che la Chiesa chiama accidia, molti pretendono che sia lo Stato ad assumere anche quelle iniziative che, invece, spetterebbero a ciascuno di noi, secondo l’elementare principio di sussidiarietà. C’è gente disoccupata che non cerca neanche più lavoro, per il semplice fatto che dovrebbe essere lo Stato a fornirglielo. C’è gente che pensa sinceramente che il diritto ad educare sia dello Stato e non dei genitori e, comunque, della famiglia. C’è gente che quando un anziano inizia a non stare bene debba essere preso in carico dallo Stato e non, innanzi tutto, dalla solidarietà famigliare. C’è gente che pensa che debba essere lo Stato ad assicurare comunque e sempre uno stipendio. C’è gente che pretende che addirittura i desideri più personali ed individuali debbano sempre e comunque essere tutelati dallo Stato, come stiamo vedendo in tema di rapporti tra persone omosessuali o in tema delle tematiche relative al fine vita. Persino il suicidio dovrebbe essere regolamentato dallo Stato. Anche in nome delle libertà e dei desideri più “liberali” si chiede, cioè, l’intervento dello Stato. Non a caso, i più scatenati nel volere regolamentare i desideri più personali sono proprio gli ex comunisti, che, anche abiurando la loro terribile ideologia, hanno insegnato a tanti che deve essere lo Stato a dirigere ogni nostro passo.

Il pensiero unico si è impossessato di questa mentalità generalizzata per imporre a tutti, con leggi dello Stato, i propri punti di vista.

Di fronte a questa situazione, penso che debbano ribellarsi i veri e sani liberali, che non vedo come possano ancora sopportare una cultura che rinnega dalla base il proprio pensiero. Lasciare passare la mentalità “statalista” significa appiattire sempre di più la nostra convivenza, rendendo sempre più pigra e noiosa la nostra vita.

Ma anche i cattolici dovrebbero ribellarsi. La dottrina sociale della Chiesa poggia su due pilastri: la solidarietà e la sussidiarietà. La prima viene spesso scambiata da molti cattolici con una sorta di statalismo che infiacchisce l’iniziativa personale. La sussidiarietà viene spesso addirittura dimenticata, mentre dovrebbe essere il vero patrimonio ideale di ogni cristiano impegnato, come è suo dovere, con l’intera società.

Se vogliamo veramente rimanere vitali e vivaci, dobbiamo, in fretta, cambiare mentalità.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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