RIVOLUZIONE DIGITALE | 26 Gennaio 2017

«Italia fanalino di coda»

Agenda digitale, lavori al via. L’europarlamentare Salini (FI-PPE) lancia l’allarme in Commissione Industria: l’UE investe solo un terzo degli USA. «Perdiamo competitività. Italia fanalino di coda». L’appello al governo Gentiloni: «Esca dall’immobilismo»

di LUCA PIACENTINI

A Bruxelles occhi puntati sull’Agenda digitale, il piano europeo per rimanere al passo con i cambiamenti epocali nell’ITC, il settore delle Tecnologie dell’informazione e della comunicazione. In questi giorni la Commissione Industria, ricerca, energia (ITRE) del Parlamento UE ha aperto il confronto sulla proposta di risoluzione che conterrà indicazioni, misure e sollecitazioni elaborate dell’assemblea elettiva.  

La discussione dell’europarlamento parte dalla comunicazione fatta a suo tempo dalla Commissione UE, l’organo di governo dell’Unione, un documento sintetico di diciassette pagine in cui si evidenziano scenari, dati economici, criticità e azioni concrete da mettere in campo per consentire all’industria contentale di cogliere al meglio «i vantaggi di un mercato unico digitale». 

«Di recente sono state lanciate diverse iniziative nazionali e regionali, quali Industrie 4.0 (DE), Smart Industry (NL), Catapults (UK) e Industrie du Futur (FR), per sfruttare le opportunità offerte dalle innovazioni digitali nell'industria - si legge nel dossier - Tuttavia affrontando le sfide della trasformazione digitale solo a livello nazionale si rischia di frammentare ulteriormente il mercato unico e di non raggiungere la massa critica necessaria per attirare gli investimenti privati». 

Insomma: le dimensioni sono un punto critico. Anche perché, evidenzia la Commissione, altre aree del pianeta stanno mostrando particolare dinamismo, e «la concorrenza tra le economie mondiali per attirare gli investimenti privati in innovazioni digitali è serrata». 

Il paragone è con gli Stati Uniti, dove nasce la stessa rivoluzione digitale. Il confronto rispetto alla situazione del Vecchio continente è desolante: «L’importo complessivo investito dalle imprese dell'UE in ricerca e innovazione equivale - sottolinea il rapporto - solo al 40% degli investimenti effettuati dalle imprese statunitensi. Se da un lato gli Stati membri e le regioni hanno un importante ruolo da svolgere nel facilitare l'accesso ai finanziamenti e nell'attrarre gli investimenti, le iniziative a livello dell'UE possono generare la portata e la copertura necessarie per conseguire l'impatto auspicato». 

«Il grado di digitalizzazione dell'industria varia da settore a settore, soprattutto tra i settori dell'alta tecnologia e quelli più tradizionali, come pure tra Stati membri e regioni. La grande maggioranza delle PMI e delle imprese a media capitalizzazione è in forte ritardo nell'adozione delle innovazioni digitali. L'industria europea rischia di accumulare ritardi nella costruzione delle fondamenta del suo futuro digitale».

Sul tema è intervenuto l’europarlamentare di Forza Italia Massimiliano Salini, membro della Commissione ITRE e relatore del dossier per il PPE, che ha evidenziato l’urgenza di muoversi rapidamente per sostenere nel modo più efficace possibile il settore manifatturiero continentale. Compito delle istituzioni europee e italiane, è la riflessione di Salini, è facilitare e accompagnare le aziende, in particolare le PMI, nel percorso di modernizzazione digitale. 

Purtroppo, il dato di partenza è negativo: il lavoro fatto finora è insufficiente. Come provano, sottolinea l’eurodeputato, gli investimenti fatti tra 2000 e 2014 in Europa. «Per vincere la sfida della rivoluzione digitale, all’Europa serve una svolta. I dati della Commissione sono preoccupanti: negli ultimi 15 anni gli investimenti europei in prodotti legati alle tecnologie digitali sono stati un terzo rispetto agli Stati Uniti. E l’Italia rischia di diventare il fanalino di coda per carenza di infrastrutture». 

L’europarlamentare azzurro ha illustrato rapidamente i propri emendamenti, uno dei quali sollecita un utilizzo più ampio degli strumenti di finanziamento a disposizione dell’UE. «All’apertura dei lavori sull’Agenda digitale - spiega - ho ribadito la necessità che le nostre PMI possano cogliere come opportunità, e non subire, i profondi cambiamenti legati alle tecnologie dell’ITC, dalla diffusione dei big data al cloud computing, fino all’internet delle cose». 

Ma se è vero da un lato che la massa critica affinché si dia vera competitività dev’essere europea, dall’altra parte il nostro Paese deve fare la sua parte. «Dalla digitalizzazione si prevedono entrate pari a 110 miliardi di euro in 5 anni per l’industria europea e l’Italia non deve perdere l’occasione - spiega infatti Salini - Il Piano Industria 4.0 annunciato in pompa magna dall’ex premier Matteo Renzi rischia però di perdersi nella giungla burocratica dei provvedimenti attuativi: dove sono i decreti dell’esecutivo? Non possiamo correre il rischio che l’Italia si ritrovi start up digitali eccellenti ma prive delle infrastrutture necessarie per farle funzionare».

«Faccio appello al governo Gentiloni - conclude il deputato PPE - perché esca dall’immobilismo e non vanifichi gli sforzi in corso a Bruxelles, come il varo del progetto pilota sui ‘digital enablers’ votato a fine anno su mia proposta per facilitare la trasformazione digitale delle PMI». 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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