BASTA SINISTRA | 28 Aprile 2015

Politica commissariata dalle beghe del PD

L’ossessione dei media per le liti della sinistra sull’Italicum. Di fronte all’inconsistenza dell’opposizione, il dibattito parlamentare trasloca nell'assemblea del PD. Alla politica italiana serve l'elettroshock: ridateci subito il centrodestra

di LUCA PIACENTINI

La dialettica democratica italiana ha traslocato dal Parlamento all'assemblea del PD. Al posto della battaglia tra maggioranza e opposizione, sale della democrazia, assistiamo ad una noiosa guerriglia tra il presidente del consiglio Matteo Renzi e la pattuglia dei parlamentari della minoranza Dem, uno scontro intermittente fatto di incursioni sui giornali e colpi bassi nel direttivo, contrasto divenuto incandescente nelle ore di travaglio dell'Italicum, la legge elettorale più chiacchierata (dopo il Porcellum) della storia repubblicana. 

Ce la farà Bersani? Quale mossa stanno tramando Cuperlo e Speranza? Si arriverà alla rottura, alla scissione del Partito democratico, oppure alla fine gli esponenti della cosiddetta area Riformista si rassegneranno e Matteo Renzi farà piazza pulita del dissenso? 

Di fronte a queste domande so cosa pensano i lettori. E, tutto sommato, sono d'accordo con loro: chissenefrega. La risposta a questi interrogativi non appassiona gli italiani. Anzi, si tratta di questioni ridicole se paragonate alle piaghe economiche e sociali del paese, dalla disoccupazione che vede metà dei giovani senza alcuna speranza di trovare lavoro nel breve termine alla pressione fiscale che mette i brividi e fa fuggire le imprese. 

Eppure, leggendo i retroscena sui giornali, guardando le trasmissioni di attualità alla televisione o ascoltando le interviste radiofoniche, sembrano questi gli unici argomenti degni di tenere banco nel dibattito pubblico nazionale. Il fatto che nel circo politico-mediatico si fronteggino non due grandi partiti avversari, con visioni diverse e opposte del paese, ma il segretario del principale partito della sinistra e un gruppo di tesserati ribelli ai dettami del leader, rende evidenti tre cose: primo, la perdita di importanza delle istituzioni repubblicane rispetto alle dinamiche interne dei partiti, secondo, la povertà dell'informazione italiana e, terzo, l'attuale inconsistenza del centrodestra. I primi due elementi sono malattie croniche, arcinote a chi abbia un minimo di confidenza con la politica nostrana; il terzo aspetto, invece, è un elemento relativamente recente, probabilmente maturato a lungo sotto traccia ma divenuto evidente solo negli ultimi anni con il declino berlusconiano. 

Oggi il centrodestra è oggettivamente in pezzi. Un mosaico di tessere sparse, che la forza e l’astuzia politica del presidente del Consiglio contribuiscono a tenere divise, cocci che rischiano di diventare schegge impazzite: la Lega Nord di Matteo Salvini cresce sull'onda del polulismo ma non intercetta il voto moderato, Fratelli d'Italia sono trainati dall'energica Giorgia Meloni ma guadagnano pochi decimi di percentuale, il partito un tempo più grande della coalizione, Forza Italia, perde consensi, è attraversato dalle faide e rimane in attesa di una mossa a sorpresa del fondatore Silvio Berlusconi, Area popolare, la mini formazione nata dalla fusione tra Nuovo Centrodestra e Udc, è appesa al 3% e rischia di venire stritolata tra destra e sinistra, risucchiata in un posizionamento centrista anacronistico.

E’ la diaspora della destra senza patria, tessere sparse, come detto, ma anche possibili contorni di un disegno politico in bilico tra declino e rinascita. La speranza è che arrivi quanto prima un leader capace di riunire queste tessere in un quadro unitario dai contorni nitidi, una visione chiara, apprezzabile dagli elettori e convincente agli occhi di elites e investitori. 

Ricostruire un'alternativa credibile al partito di Renzi e raddrizzare il piano inclinato della democrazia, oggi sbilanciato a sinistra, non è solo la necessità di una parte politica ma, come prova la distorsione del dibattito pubblico a trazione Pd e privo di polifonia, è cruciale per la buona salute del paese e la tenuta della politica italiana.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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