LO SPETTRO DEL VOTO | 11 Dicembre 2014

Possiamo dire addio alle riforme

Pd spaccato sulla riforma costituzionale, va a segno l'agguato dei dissidenti contro Renzi e il Governo. Premier minaccia, ma le elezioni sono sempre più vicine

di ROBERTO BETTINELLI

Sulla politica italiana incombe lo spettro del voto. Renzi deve premere atto che il suo partito, il Pd, oltre ad aver perso definitivamente l’aura sacrale della superiorità morale dopo lo scandalo di Mafia capitale, si sta dimostrando incapace di governare il Paese diviso com’è fra lotte di corrente, interessi di fazione, rivalità personali e ideologiche. 

La promessa del premier di governare fino 2018 giungendo così alla scadenza naturale della legislatura, non è mai stata così incerta. La trappola che i dissidenti del suo partito hanno confezionato nella commissione affari istituzionali della Camera ha rimesso in discussione l’articolo due della riforma costituzionale che attribuiva la nomina di cinque senatori al capo dello stato. La sinistra dem si è alleata con Sel, Lega e Movimento 5 Stelle più un esponente di Forza Italia. Risultato: il governo battuto 22 a 20. Il nuovo senato, allo stato attuale, sarà composto solo dai 100 consiglieri regionali. Renzi voleva la nomina presidenziale dei senatori in carica per sette anni, ma è stato sconfitto. E a fargli le scarpe sono stati i deputati che appartengono alla fronda del suo partito.

Il gruppo dei dissidenti diventa ogni giorno più forte. Sotto accusa c’è l’impianto di tutta la strategia renziana: il braccio di ferro con i sindacati che ha portato allo sciopero generale indetto dalla Cgil per il 12 dicembre, la riforma del lavoro che pur non abolendo l’articolo 18 è vissuta dalla minoranza Pd come un tradimento dello statuto dei lavoratori, il patto con Berlusconi sull’Italicum che Bersani e compagni vedono come il fumo negli occhi, una legge di stabilità che non sarebbe abbastanza espansiva, il calo degli iscritti e la gestione troppo personalistica del partito e del governo.

Insomma, è in atto una netta e feroce spaccatura che impedisce al più grande partito italiano di essere davvero il motore delle riforme di cui ha assoluto bisogno un paese che deve fare i conti con una crisi economica senza precedenti, la disoccupazione ha toccato il livello record del 13% e dove la speranza di avviare un nuovo corso in Europa contro la linea tedesca dell’austerità rischia di naufragare definitivamente a causa della resistenza della Merkel e della presa di posizione di Jean Claude Juncker contro le richieste di una maggiore elasticità di bilancio avanzate da Francia e Italia. 

«Andiamo avanti, sono giochetti parlamentari» ha risposto il premier rassicurando i suoi. Ma il premier sa di che cosa sono capaci gli avversari e sa che non può non guardarsi le spalle. Il livello di frizione nel Pd è tale che non è da escludere un’offensiva massiccia che oltre alla fronda Pd può unire Lega, Movimento 5 Stelle, Sel, una parte di Forza Italia. E’ già accaduto e potrebbe accadere ancora. La tenuta della maggioranza è in pericolo.  

La risposta di Renzi non si è fatta attendere: i suoi fedelissimi hanno presentato un emendamento all’Italicum che prevede il ricorso al Mattarellum a partire da gennaio 2016 qualora si ricorra al voto prima dell’approvazione della riforma elettorale. Una mossa che avvantaggerebbe Renzi. Sarebbe lui ad avere l’ultima parola sui nomi dei candidati da inserire nelle liste. Anche se in realtà la situazione è molto più complessa come ha prontamente rilevato un'antirenziana convinta Rosi Bindi: «Procediamo con il Mattarellum allora e si ritiri l’Italicum». Dissidenti pronti alle urne, quindi. Al di là del maggiore potere del segretario nazionale, infatti, le candidature devono passare al vaglio delle assemblee territoriali dove la sinistra del Pd è ancora molto forte, ben radicata, sicuramente capace di opporre una dura resistenza contro i volti nuovi renziani. A loro volta agguerriti e intenzionati a dare battaglia come ha ribadito su twitter il vice presidente della Camera Roberto Giachetti, legatissimo al premier: «Elezioni subito». 

Nelle condizioni in cui è ora, il Pd non è affatto in grado di assicurare al Paese il grande cambiamento promesso da un premier che seguita a lanciare slogan ma che finora, se si esclude una misura come gli 80 euro che gli è valsa la vittoria alle elezioni europee e che è destinata a ricadere sulle spalle degli stessi italiani che ne hanno beneficiato, ha concluso ben poco. 

Renzi lo sa e se c’è una cosa che non vuole sono proprio le elezioni. Lo stesso vale per il maggiore alleato di governo, Ncd, che del far parte di questa maggioranza ha fatto la sua ragione di vita. L’altro protagonista del Patto del Nazzareno, Berlusconi,  rischierebbe troppo ad affrontare la prova del voto con un partito ridotto ai minimi termini come è la versione 2.0 di Forza Italia. Italicum o no, a maggio potrebbe esserci l’election day con elezioni politiche, regionali e comunali. La legge c’è: il Mattarellum. 

Ma se si arriverà a questo punto, il premier dovrebbe fare una seria riflessione sulla sua permanenza nel Pd. Che il partito abbia una vocazione maggioritaria, visto il panorama attuale, è indubbio. Ma sul fatto che possa dare all’Italia ciò che serve davvero, un governo liberale e autenticamente riformista, ci sono forti dubbi. Li abbano noi, li hanno gli italiani che hanno smesso di iscriversi al Pd, e ormai dovrebbe averli anche il premier.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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