PAROLE IN LIBERTA' | 20 Aprile 2015

Presidente Boldrini, ora basta

Dalla cancellazione della scritta «dux» al Foro italico all'incredibile battuta sui migranti gettati in mare in quanto cristiani: la presidente della Camera ha ormai superato il segno e dovrebbe, dimostrando un minimo di dignità, dimettersi

di ROSSANO SALINI

Oramai dovrebbe esserci abituata. Fin dal suo primo insediamento, infatti, la presidente della Camera Laura Boldrini è stata presa di mira da un certo attivismo anti-comunista, in particolare sul web, per la sua propensione alle esternazioni bizzarre. È pertanto un obiettivo abbastanza facile, su cui forse non varrebbe la pena infierire.

Eppure c'è un limite, e quel limite Boldrini pare averlo superato proprio in questi giorni. Lasciamo da parte l'infelicissima frase con cui la presidente della Camera ha aperto alla possibilità di cancellare la scritta «Mussolini Dux» dall'obelisco del Foro Italico. In fondo il contesto era particolare: attorniata e osannata da ex partigiani ottuagenari, in preda all'estasi da commemorazione della Resistenza, la presidente non se l'è forse sentita di deludere il suo interlocutore che proponeva una radicale damnatio memoriae del fascismo. E così ha aperto all'ipotesi di togliere «almeno la scritta». Una sciocchezza comunque, e anche abbastanza grave. Non ha senso cancellare l'arte del passato, di qualunque tipo, per motivi politici. Anche molte opere del Rinascimento sono nate in contesti di libertà e limpidezza politiche tutt'altro che accettabili per i canoni moderni; ma nessuno mai si sognerebbe di cancellare i riferimenti a quel contesto politico. Boldrini avrebbe fatto meglio ad essere più schietta, riconoscere all'attempato signore i suoi meriti civili, ma sorvolare sulle sue assurde proposte iconoclaste.

Ma dove veramente la nostra presidente della Camera ha superato, e non di poco, il segno della decenza è stato a proposito dei migranti gettati in mare in quanto cristiani. Parole che suonano ancor più cupe e gravi oggi, all'indomani della tragedia che ha macchiato il Mediterraneo, con la morte di non si sa ancora quante centinaia di uomini.

Ebbene, secondo Laura Boldrini non andrebbe enfatizzato il fatto dell'eliminazione dei cristiani in quanto cristiani. E sentite con quale finezza ricostruisce l'evento: «Nelle imbarcazioni che trasportano i migranti ci sono sempre livelli di sopraffazione, persone che cercano di avere la meglio sulle altre. Non credo che queste persone abbiano fatto una discussione teologica a bordo». E dopo questa perla ha avuto pure il coraggio di aggiungere: «Il problema va inquadrato in modo lucido e bisogna capire che le semplificazioni non aiutano la comprensione del fenomeno. Ma bisogna capire le dimensioni del problema, non semplificare».

Parole indegne. Parole che, come giustamente sottolineato da Giorgia Meloni, configurano una sorta di indecente sarcasmo che non è tollerabile da parte di una figura alto livello istituzionale come il presidente della Camera dei Deputati. Insomma, fino ad oggi poteva sembrare un po' sparare sulla Croce Rossa il fatto di prendersela con Laura Boldrini, per le sue continue e sconvenienti esternazioni improntate a un buonismo portato all'estremo, a un politicamente corretto divenuto ideologia e trasfigurazione della realtà. Ma ora veramente non se ne può più. Ora basta. Cara presidente, dire «non credo che abbiano fatto una discussione teologica» (e ci immaginiamo magari anche l'emoticon d'accompagnamento con denti digrignati) è una battuta, né più né meno che una battuta brutta e infelice, una battuta che offende dei morti e di cui lei, dall'alto del suo incarico, deve rispondere. E – ci sia permesso di aggiungere – una battuta che lei non si sarebbe mai sognata di fare se le parti religiose fossero state invertite.

Se ne faccia una ragione, presidente Boldrini: il suo ruolo istituzionale impone decoro e deferenza. Lei non ne ha. Lei, che oltretutto si fa bella di un passato da paladina dei diritti umani, si fa beffe di persone uccise, persone i cui diritti umani più elementari sono stati violati nella maniera più radicale possibile. Tutto questo è incompatibile con il suo ruolo istituzionale. Ne prenda coscienza e faccia ammenda. E già che ci siamo, faccia anche una cortesia a tutti: si dimetta.


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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