LA FRUSTA DI VILFREDO | 22 Febbraio 2018

Programmi elettorali e credito alle Pmi

Tra tattica e comunicazione smart, gli schieramenti politici non sembrano avanzare proposte sufficientemente adeguate in tema di credito alle Pmi. Questa l’opinione di Vilfredo Pareto, nella nuova rubrica “La frusta di Vilfredo”

di VILFREDO PARETO

L’ultimo Rapporto sulla stabilità finanziaria 2 – 2017, diffuso a novembre 2017 dalla Banca d’Italia conferma la strutturale difficoltà di accesso al credito delle micro e piccole imprese italiane “Per le aziende di piccola dimensione la disponibilità di risorse finanziarie interne è (…) più limitata. Tra le sole società che realizzano investimenti, le microimprese mostrano un fabbisogno di fondi esterni pari a circa il 10 per cento del valore aggiunto, mentre per le aziende più grandi il fabbisogno è pressoché nullo”.

Dalla crisi del 2008 la difficoltà delle imprese di minori dimensioni nel reperire fonti di finanziamento è ormai strutturale e penalizza realtà che rappresentano il 95% delle imprese italiane ed il 47% degli addetti. È curioso leggere i programmi elettorali e rintracciare le azioni proposte a riguardo.

Il M5S riprende il proprio cavallo di battaglia: il Microcredito. Tre quarti del programma sono l’illustrazione dell’attuale normativa, redatta ed applicata a sostegno delle piccolissime imprese e per finalità di inclusione sociale. Si giunge infine ad una non ben definita proposta di ampliamento dell’intervento del microcredito con finalità solidaristiche.

Nello schieramento di Centrodestra il programma elettorale sottoscritto dalle componenti riporta la seguente mission: facilitazione dell’accesso al credito per le piccole e medie imprese. Nel giro peripatetico sui siti web dei partiti della coalizione gli approfondimenti si rilevano solo nel programma elettorale della Lega Nord. La prima proposta è la revoca degli accordi sul microcredito tra Comunità religiosa islamica italiana (Coreis) ed Ente Nazionale per il Microcredito. La seconda è sull’aumento dell’afflusso di capitali nelle start up e nelle imprese giovanili, che dovrebbe essere incentivato con un provvedimento ad hoc che obblighi canalizzi gli investimenti privati, con percentuali minime definite (comprese tra il 3 ed il 5% dei PIR e dei fondi pensione italiani), nell’imprenditoria giovanile, in abbinamento ad una decontribuzione del 50% per le assunzioni. Le proposte terminano con la volontà di seguire quanto fatto in Europa per l’applicazione dei tetti massimi ai costi dei Pos (bancomat e carte di credito).

Per quanto concerne invece il Centrosinistra, il PD presenta una programma sintetico ed in linea con le direttive strategiche condivise da BCE e Banca d’Italia. La prima è il continuo sostegno e potenziamento del Fondo Centrale di Garanzia per le PMI affinché arrivi a garantire 50 miliardi di finanziamenti alle PMI (nel 2017 sono stati 17). La seconda propone un rafforzamento delle normative a supporto delle attività di escussione e di recupero dei creditori insolventi, che dovrebbe aumentare la riduzione del rischio. Con la finalità di ridurre la dipendenza delle imprese dal sistema bancario, si propone il potenziamento dei canali di finanziamento alternativi (l’accesso alla borsa, il ricorso ai mini bond, le piattaforme di crowdfunding e peer-to-peer lending) canalizzando il risparmio privato ed estendendo tra l’altro i Piani individuali di risparmio (Pir) anche ad altre piccole aziende operanti in settori ad alto valore tecnologico o ambientale. Il programma del credito termina con un’invettiva sulla necessità di favorire il venture capital.

Nel programma di Liberi e Uguali non si trova nulla in merito al credito alle PMI.

La lettura dei programmi consente di esprimere le seguenti considerazioni. Il M5S stimola il proprio elettorato con una sola proposta che, tra l’altro, produrrebbe effetti molto limitati sull’accesso al credito delle micro e imprese. Il Centrodestra esprime in modo sintetico le proprie intenzioni, anche se nell’elaborazione della Lega Nord si trovano proposte valutabili, anche se poco coordinate. Dall’altra parte, memore dell’esperienza governativa, il PD ha elaborato una sintesi che segue diligentemente la strategia europea, tesa a rendere le imprese sempre meno dipendenti dalle banche e tesa a definire una politica dedicata alla debolezza strutturale dell’accesso al credito delle PMI. Ciò detto, la qualità e l’approfondimento di tutti i programmi elettorali non raggiungono la sufficienza, così come il dibattito in merito ai contenuti.

Sia concessa una battuta finale: il nostro Paese ha avuto la Destra e la Sinistra storica. Dagli anni ’90 del ventesimo secolo abbiamo assimilato i concetti di Centrodestra e Centrosinistra dopo aver superato il comunismo e l’anticomunismo. Oggi, all’interno della bassa qualità della politica, ci troviamo, da un lato, proposte che sono soli e semplici slogan; mentre dall’altro le proposte un poco più articolate e più liberali sono elaborate dallo schieramento che per connotazione generale dovrebbe essere dalla parte opposta. Per di più vi è un denominatore comune: nessun programma presenta una visione strategica; tutto è dominato dalla tattica e dalla comunicazione smart.


VILFREDO PARETO

Semplice omonimo del grande ingegnere, economista e sociologo. Dopo una non ben compresa laurea in economia, nel tempo in cui tutti scrivono di impulso, lui si limita a pensare ed analizzare le proposte e gli avvenimenti con l’approccio di Einaudi: “conoscere, discutere, deliberare”. Auspica che il complesso pensiero, che sovente esprime, sia di stimolo agli attori della politica e ai grandi manager. Si ritaglia questo piccolo spazio perché certo della sua incompetenza nel fare e della sua voglia di vivere la libertà del pensiero in ottica ultraterrena.

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