PENSIERO UNICO | 29 Luglio 2015

Quando l'umiltà non è una virtù

Lo strapotere del ''pensiero unico'' si diffonde incontrastato anche a causa della debolezza di molti cattolici di oggi, che all'umiltà di fronte al proprio peccato hanno sostituito l'umiltà nell'affermare la verità

di GIUSEPPE ZOLA

Abbiamo visto come quello cha abbiamo chiamato “pensiero unico” si sta espandendo, almeno in occidente, con vari mezzi e strumenti, compresa una grande disponibilità finanziaria. Occorre aggiungere che la sua espansione è stata anche facilitata da una certa debolezza altrui. Debolezza del pensiero liberale, che sempre più rinuncia a salvare la libertà come punto di riferimento ineliminabile di ogni azione e di ogni impostazione culturale e politica.

Vorrei, oggi, soffermarmi su di un’altra debolezza, che, peraltro, mi rattrista in modo particolare, perché fa parte della mia famiglia. Mi riferisco alla debolezza, sempre più evidente, della cultura cattolica. Mi ha dato spunto per affrontare questo tema una frase del solito grande Chesterton, che ho trovato in un suo breve saggio sul libro di Giobbe. Ecco la frase: «Il Cristianesimo impone ai suoi eroi un paradosso. il paradosso di una grande umiltà a proposito dei peccati commessi, combinata a una grande ferocia a proposito delle loro idee». Ecco, nell’atteggiamento di tanti cattolici (la maggioranza) si sono invertiti i due termini chestertoniani: i cattolici sono diventati feroci nell’esaminare i propri peccati, mentre sono diventati umili (troppo umili) nell’affermare le idee nate dalla propria esperienza di fede (o, forse, non hanno più fatto esperienza e quindi l’umiltà è diventata debolezza).

Come tutto l’occidente, anche tanti uomini di Chiesa si sono fatti avvolgere dal complesso dei propri errori storici fino a non osare più di proclamare con decisione le verità in cui pure, nel loro cuore, credono. Siccome si sentono peccatori, pensano di non essere degni di proporre l’ipotesi di vita e di pensiero che deriva dal rapporto con Cristo. Non riescono a dire pane al pane agli islamici, perché, in fondo, anche i cristiani hanno fatto le crociate (e qui si potrebbe aprire una bella e sana discussione)! Non riescono a rispondere al gender perché tanti cristiani, in passato, hanno creato discriminazioni. Hanno complessi in campo sociale, perché lo IOR ha fatto degli errori.

Dovrebbero imitare San Giovanni Paolo II, il quale ha chiesto perdono per gli errori dei cristiani per poter annunciare con più vigore, come in effetti ha fatto, la potenza salvifica di Cristo, Cristo come centro del cosmo e della storia, cioè come origine di un pensiero originario, che può verificare la verità o meno di ogni pensiero umano, compreso il pensiero unico. Invece, non avendo seguito Giovanni Paolo II in vita, i cattolici sono diventati non umili, ma modesti e, in fondo, hanno avuto vergogna di dire la verità al mondo ed il mondo ora detta a loro una verità falsa e inumana.

So che molti cattolici si scandalizzano se sentono usare la parola di Chesterton «ferocia», perché dimenticano che i martiri sono feroci fino alla morte, pur di non tradire la verità di Cristo. Con un cattolicesimo così imbelle è stato più facile al “pensiero unico” affermarsi. Ora che si stanno già vedendo le conseguenze mortali di tale pensiero, spero che sia i veri liberali che i cattolici si risveglino. E sarà così, perché ci è stato assicurato che «le tenebre non prevarranno».


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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