NAVARRO-VALLS | 06 Luglio 2017

Quando la comunicazione è comunione

E' morto all'età di 80 anni Joaquìn Navarro-Valls, per 22 anni portavoce di Giovanni Paolo II. La sua rivoluzione della sala stampa pontificia ha messo in luce un elemento fondamentale: la comunicazione è comunione

di ROSSANO SALINI

«Credo fosse uno dei pochissimi a parlare con Giovanni Paolo II ogni giorno o quasi. Poi faceva lui. Il Papa sapeva bene che Navarro-Valls era un giornalista, e lui no». In queste brevi note del cardinal Camillo Ruini c'è tutto il segreto della straordinaria sintonia tra il papa polacco e il giornalista spagnolo, il portavoce per 22 anni di Giovanni Paolo II scomparso il 5 luglio all'età di 80 anni.

Una sintonia e una tipologia di rapporto umano e professionale che può a buon diritto essere preso come l'esempio assoluto e migliore di cosa significhi fare 'comunicazione'. Giovanni Paolo II e Joaquìn Navarro-Valls erano innanzitutto due uomini che avevano una totale fiducia reciproca, il che non è altro che il semplice ma al contempo difficile segreto per fare buona comunicazione: il comunicatore che è un tutt'uno con chi deve essere comunicato, e colui che deve essere comunicato che ha fiducia, che si affida totalmente al comunicatore.

Il medico e giornalista spagnolo, un laico appartenente all'Opus Dei chiamato da Wojtyla con il preciso scopo di rivoluzionare la comunicazione pontificia, ha fondato sul suo rapporto personale stretto e quasi simbiotico con il Pontefice tale rivoluzione. Mettendo in pratica un concetto che forse solo un buon cristiano può capire fino in fondo: comunicare significa innanzitutto essere in comunione. Il che non vale solo per la comunione stretta e profonda tra Navarro-Valls e Wojtyla, ma significa anche il rapporto di comunione che Wojtyla aveva con il mondo, con l'umanità intera, con ogni singolo uomo che incontrava; un rapporto che il comunicatore Navarro-Valls osservava, faceva proprio, e traduceva in azioni comunicative al fine di trasmettere al mondo nel modo più chiaro, limpido e sincero possibile il vero Giovanni Paolo II.

Una comunicazione che non è inganno, dunque, a dispetto di quello che tanti credono. È che non è nemmeno tecnica. Una comunicazione che porta con schiettezza a dire che il Papa ha il Parkinson anche contro le direttive di chi voleva che l'informazione rimanesse nascosta. E una comunicazione che porta ad un tale rapporto di stima reciproca, umana e professionale, con i giornalisti da sentirsi domandare, nei momenti ultimi e più drammatici della malattia del Papa, «e lei come sta?» - domanda di fronte alla quale, un po' stupito, Navarro-Valls non seppe non commuoversi in maniera visibile.

Joaquìn Navarro-Valls rimarrà nella mente di chi negli scorsi decenni si è avvicinato con passione al giornalismo e alla comunicazione come uno di quei fuoriclasse da cui non si riesce a capire se sia possibile imparare qualcosa, se possano essere imitati o no. Di certo ha lasciato un'importantissima indicazione di metodo: ha reso evidente che non esiste comunicazione autentica al di fuori di un rapporto. Si è detto più volte che Wojtyla era un «grande comunicatore»; ebbene, la sua grande capacità in tal senso si è dimostrata innanzitutto nel modo personale e intuitivo con cui si è scelto il proprio comunicatore, a cui poi si è affidato completamente. Navarro-Valls ha potuto svolgere al meglio il proprio compito grazie a questa fiducia ottenuta, e applicata giorno per giorno. Ecco perché la buona comunicazione è prodotto di un rapporto, in cui entrambi i soggetti coinvolti svolgono un ruolo fondamentale.

Mentre oggi si è sempre più convinti che comunicare significhi manipolare e ingannare, al fine di ottenere un beneficio, l'amicizia tra due uomini come Wojtyla e Navarro-Valls ha reso evidente il contrario: la comunicazione è autenticità, è amicizia, è comunione, è lealtà. La comunicazione è dunque, insieme all'educazione e all'insegnamento, la più umanistica delle professioni: si comunica, così come si educa, solo se si parte da una profonda e radicata chiarezza su cosa è l'uomo. Grazie a Navarro-Valls, e insieme a lui a Giovanni Paolo II, per avercelo insegnato.


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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