ANIMA GRILLINA | 10 Febbraio 2019

Quando la protesta non fa bene al paese

Gli attacchi alla Francia, uno dei nostri maggiori partner commerciali, l'ostilità al nuovo corso democratico in Venezuela e all'utilità di un'opera strategica come la Tav. I 5 Stelle vivono una perenne campagna elettorale

di ROBERTO BETTINELLI

I 5 Stelle hanno nel proprio Dna la furia del movimentismo ossia l'esigenza della battaglia ideale a tutti i costi. Ma tanti di coloro che lo scorso 4 marzo hanno votato i seguaci di Grillo speravano che, una volta conquistato il governo del paese, l’anima bellicosa e oltranzista sbollisse per lasciare il passo ad una maggiore cautela. E soprattutto ad un crescente pragmatismo.

La polemica che Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista stanno costruendo ad arte in questi giorni contro Macron e il governo francese, invece, sembra dimostrare il contrario. Senza rendersi conto oppure fregandosene bellamente del fatto che la Francia rappresenta il secondo migliore partner commerciale dell’Italia nella UE dopo la Germania, capace di generare un surplus di dieci miliardi di euro a favore del nostro export, i dirigenti pentastellati seguitano a lanciare attacchi contro Parigi. Sembra, cioè, che stiano facendo di tutto per corrodere la solidità dei rapporti tra le due nazioni.

Di Maio, soprattutto, sembra non avere bene in mente che il ruolo del vice premier implica delle responsabilità e dei vincoli istituzionali che non si addicono a chi, ovviamente, non ha in mano le chiavi della politica nazionale. L’appoggio alla protesta dei gilet gialli, come del resto le dichiarazioni antifrancesi di Di Battista sulla politica dei cugini d’oltralpe in Africa, non possono che essere recepite come una ingerenza da parte di Macron e del suo esecutivo tanto che la decisione di ordinare il rimpatrio dell’ambasciatore a Roma, come ai tempi della dichiarazione di guerra nel 1940 quando al potere in Italia c’era Benito Mussolini, è apparsa una risposta attesa e prevedibile.

Conte, Mattarella e lo stesso Salvini, comprendendo il pericolo di una deriva capace di nuocere agli interessi italiani, sono intervenuti per tamponare. Una mossa apprezzabile, ma allo stato attuale non pare sia stata risolutiva. D'altronde Di Maio e Di Battista non sembrano certamente intenzionati ad arrestarsi, fedeli a quel movimentismo che ha fatto la fortuna politica del partito grillino e al quale, nella situazione corrente tutt'altro che brillante sul fronte dei sondaggi, ci si appella come ad una possibile occasione di rilancio. 

La medesima avventatezza è stata riscontrata nel rifiuto di appoggiare Guaidò in Venezuela, isolando l’Italia in Europa, e nel sostegno ad un’infrastruttura strategica come la Tav che ha spinto Bruxelles, in questi giorni, a ricordare al governo di Roma che nel caso fosse imposta la sospensione dei lavori scatterebbero importanti e onerose penali.

Ma perché ignorare o fingere di ignorare che una nazione come la Francia, che contribuisce in modo così decisivo alla tenuta del nostro export quando la domanda interna arranca, rappresenta un amico e non un nemico? E perché ignorare o fingere di ignorare che Chavez prima e Maduro poi hanno portato sull’orlo del baratro il Venezuela e che lo stesso popolo venezuelano chiede la svolta in direzione della prosperità e della democrazia? E perché bloccare la Tav che è stata concepita per aumentare l’efficienza infrastrutturale di una delle aree più competitive dell’Italia e dell’Europa?

L’impressione è che il Movimento 5 Stelle non rinunci a comportarsi come un gruppo organizzato di protesta quando dovrebbe essersi trasformato, e da tempo, in una forza di governo. La campagna elettorale configura la fase A, il governo del paese la fase B. I 5 Stelle, complice la competizione europea alle porte e le regionali in Abruzzo alle quali seguiranno le elezioni amministrative nella prossima primavera, restano inchiodati alle fase A. Ma così facendo, purtroppo, inchiodano il paese. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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