IL FOGLIO | 29 Gennaio 2015

Quasi vent'anni da ''fogliante''

Esce Giuliano Ferrara, entra Claudio Cerasa. Considerazioni sul cambio di direzione al Foglio, da parte di uno dei tanti lettori assidui, fin dal lontano gennaio 1996

di ROSSANO SALINI

Bella idea, quella di non perder tempo a metter giù editoriali pieni di intenzioni e scambi affettuosi col direttor-fondatore. Solo una sbrigativa risposta a una lettera: «Abbiamo un po’ di ideuzze credo belle, ci verranno giù come le cerase, e le faremo e basta. Vi divertirete e si divertirà anche l’elefante. Vedrete quanto». E in calce, al posto dell'elefantino cui eravamo tanto abituati, una gustosa ciliegia, o cerasa.

Avviene così, con moderna e razionale agilità, il passaggio di testimone alla guida del Foglio tra il veterano Giuliano Ferrara e il giovanissimo Claudio Cerasa.

Va bene. Ci piace il metodo, ed è coerente con lo stile ragionativo che sempre ha caratterizzato il giornale. Ma per chi è un ''fogliante'' della prima ora il colpo un po' lo si avverte. E se non loro, due parole allora le sprechiamo noi, speriamo non sentimentali, ma capaci di rendere l'idea dell'esperienza intellettuale che, fin dal gennaio 1996, è stato il fatto di poter avere tra le mani un giornale come quello creato e fino a ieri diretto da Giuliano Ferrara.

Erano gli anni dell'università. Che venivano dopo la deprimente vita intellettuale degli anni del liceo, quando al giovane ragazzo con qualche velleità culturale si era svelata la triste realtà: se non sei di sinistra, se non sfogli Repubblica o Il Manifesto, e se non sei nemmeno fascista – il che ti darebbe almeno lo status di ''nemico'' – ma hai addirittura il duplice difetto di essere un cattolico con idee liberali (roba da appestati), il futuro intellettuale che ti si prospetta è quello dell'emarginato. Rimugini questa consapevolezza per un po' di tempo, e mentre ti stai ormai abituando al suo retrogusto amaro, ecco Il Foglio. Che a tutta prima ti si presenta – lo dico con franchezza – come un'occasione di rivalsa anche estetica: in metropolitana potevi sfogliare tronfio quel giornalone bello, elegante come la miglior stampa anglosassone, e che permetteva anche di avere la dignità di liberale non più isolato ma adeguatamente rappresentato.

Sono vezzi, sciocchezze. Ma contano anch'esse, soprattutto a quell'età.

Al di là di queste frivole considerazioni e memorie, Il Foglio è stato per anni un'occasione continua di riflessione e giudizio non scontato, veramente originale e autonomo rispetto al pensiero unico della stampa, soprattutto quella italiana. Ricordo, quando oramai da tempo Ferrara aveva imboccato la strada dell'intellettuale non credente che però afferma tutta la dignità e lo spessore del pensiero cristiano e della sua presenza nella cultura e nella società attraverso una Chiesa non remissiva ma autorevolmente incidente, il dialogo serrato del direttore del Foglio con Claudia Mancina, docente di Etica e esponente di sinistra: una lettera di quest'ultima, cui Ferrara rispose in tre puntate, con riflessioni di natura filosofica, riprendendo Leo Strauss ed entrando nelle origini razionali, aristoteliche e tomistiche, del suo pensiero fondato ancora sul tanto rimpianto realismo classico. Un giornale che ha il coraggio di affrontare quotidianamente temi del genere, e di fare di questi il proprio cavallo di battaglia e non il riempitivo di pagina trenta, è una cosa che a me ha sempre letteralmente esaltato.

Il tutto, peraltro, fatto con uno stile per niente paludato. Il Foglio che ho letto io è sempre partito dalla coscienza della fallibilità della professione giornalistica, e non ha mai nascosto di avere dei padroni finanziatori ai quali bisogna render conto. E meno male. Che palle, e che falsi i tanti finti autonomi, indipendenti, apolitici, apartitici.

Il Foglio ha sempre detto le cose come stanno, con franchezza. E spesso con uno stile sfacciato e goliardico che, mescolato alla serietà della grafica e dei temi, ha generato un mix esplosivo (memorabile il titolone, anche se dell'autonomo Foglio del lunedì, dedicato allo scandalo Clinton-Lewinsky: «Può un pompino far cadere Wall Street?»).

Ferrara ha fatto secondo me anche tanti errori, per carità. L'entusiasmo per la figura scoppiettante di Berlusconi alla lunga, personalmente, mi ha stancato. L'approvazione totale e incondizionata per ogni sorta di guerra fatta dagli Usa in Medio Oriente non mi ha mai convinto. Per non parlare poi della folle idea politica della lista ''pro-life'', che tanti strascichi rancorosi ha lasciato nell'animo e nella mente dell'Elefantino.

Ma è tutto parte di un'esperienza giornalistica e culturale che rimane a tutti gli effetti tra le più coinvolgenti e interessanti degli ultimi anni. Di certo non piegata sul monotono pensiero unico del ''giornalista collettivo'' (che, come disse sinteticamente Ferrara in un suo tweet, «non capisce una mazza»).

Ora il timone passa al giovane Claudio Cerasa. Non diciamo nulla, se non ''vedremo''. Di certo guardiamo al cambio con una speranza: quella di continuare a restare autonomi ma entusiastici ''foglianti''.


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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