PENSIERO UNICO | 20 Gennaio 2016

Quei diritti civili che non sono né diritti, né civili

Il pensiero unico cerca di far assurgere a diritto ogni desiderio umano. Anche ciò che contrastando il vero diritto fondamentale, quello alla vita, mina alla base la nostra civiltà. Dall'aborto alle unioni civili la storia di una furba menzogna

di GIUSEPPE ZOLA

Il “pensiero unico” non solo è illiberale. Come capita a molte cose false, è anche furbo. E la furbizia la si vede nel modo con cui riesce a farsi largo, usando parole dolci per fatti e tendenze che costituiscono, invece, una sconfitta per l’uomo. Così, la devastazione dell’umano che sta avvenendo soprattutto nel mondo occidentale è stata ammantata con la parola “diritto”: anzi, poiché le devastazioni sono tante, è stata fatta girare (con successo) l’espressione “diritti civili”, per aprire le porte ad ogni stravaganza e ad ogni “desiderio” dell’uomo di oggi, fatto passare, appunto, per un diritto. Ma se passiamo in rassegna i “diritti civili” da cui siamo invasi, possiamo vedere che ciascuno di essi comporta, nei fatti, una disfatta, una spaccatura. Proviamo a vedere.

Il divorzio è stato fatto passare come un “diritto” di cui ogni persona ed ogni componente di una famiglia deve essere dotato, se vuole essere “moderno”. Così è stato e, per questa via, il popolo, alla fine, si è appropriato di questo “diritto”, come grande conquista di civiltà. Ma, a distanza di anni, possiamo tutti constatare come tale “diritto”, anziché essere un rimedio per pochi singoli casi, è divenuto una delle cause che ha grandemente facilitato la spaccatura sistematica di quella istituzione fondamentale che è la famiglia. Un “diritto civile”, che è, nei fatti, uno strumento di una crisi che danneggia l’intera società.

Anche e addirittura l’aborto è stato fatto passare come un “diritto”, quello della donna, in totale solitudine, di decidere se una vita (tale è, checché se ne dica) può continuare oppure no. Fatto passare come diritto da una ristretta cerchia di terribili intellettuali, esso è stato accettato, purtroppo, da un intero popolo, con un consenso addirittura superiore a quello riservato al divorzio. Ma tale diritto è diventato, di fatto, uno strumento di regolazione delle nascite. In questi giorni le statistiche ci dicono che il popolo italiano decresce di circa 65.000 unità ogni anno. Senza gli aborti, tale decrescita non ci sarebbe. Anche in questo caso, un “diritto” è divenuto lo strumento, oramai culturalmente accettato, della spaccatura più grande, perché riguarda la vita stessa.

Anche a proposito delle “unioni civili” si parla di diritti e, in questo caso, essi servono a spaccare la storia di tutte le civiltà, che hanno legato il matrimonio tra uomo e donna alla prosecuzione della nostra specie, coltivata dalla presenza di un papà (uomo) e di una mamma (donna). Questa impostazione, tra l’altro, serve a spaccare anche la nostra Costituzione, che, con l’articolo 29, parla della famiglia naturale, nata dal matrimonio tra un uomo e una donna. In questi giorni, pare che il problema principale posto dal ddl Cirinnà sia quello relativo alle adozioni. Non è così. Il punto negativo centrale è che tale proposta equipara giuridicamente, al di là dei sofismi letterali, le unioni civili alle famiglie nate dal matrimonio. Anche in questo caso, in nome di fantomatici “diritti civili” si vuole spaccare la storia naturale dell’intera umanità.

Ma non è finita. In marzo è già previsto che il Parlamento si occupi anche dell’eutanasia, come “diritto” a disporre della propria vita da parte delle persone adulte. Anche in questo caso, i propugnatori di questa proposta partono da alcuni casi “pietosi” per cercare di commuovere l’opinione pubblica e completano il lavoro facendo assurgere a “diritto” una facoltà che mina uno dei fondamenti di un popolo: l’indisponibilità della vita umana. Un altro fondamento viene spaccato.

Due osservazioni a margine.

Si parla di “diritti civili”: a mio parere, non sono né diritti né civili. Non sono “diritti”, perché non si può far assurgere a tale dignità ogni desiderio umano. Nei casi esposti, i veri diritti sono quelli alla vita, non altri. E non sono “civili”, per il semplice fatto che essi minano dalla base una civiltà di millenni.

Vedo che alcuni si stanno rassegnando a questa situazione, affermando che oramai la “guerra” è stata persa. Può essere che, momentaneamente, la guerra sia stata persa, ma ciò non ci autorizza alla rassegnazione. Anzi, ci spinge ad una testimonianza e ad una lotta sempre più efficaci e convincenti, che sappiano trovare e dare le ragioni di una posizione umana rispettosa del vero sentire di ciascuno di noi e del bene duraturo di un intero popolo.

Anche per questo, spero che il 30 gennaio saremo tutti a Roma, per riaffermare la funzione fondamentale della famiglia e la libertà di educazione. Sarà, anche questo, un modo per affermare che ci vogliamo liberare dalla dittatura del pensiero unico e collettivo.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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