NAZIONI UNITE | 21 Settembre 2017

Quel velo di ipocrisia che avvolge l'Onu

L’inconcludenza dell’Onu, l’importanza degli Stati nazionali e la necessità che Russia e Cina agiscano responsabilmente. Il discorso di Trump e quelle verità che squarciano il velo dell’ipocrisia

di LUCA PIACENTINI

Primo: l’Onu sta in piedi con i soldi degli Stati Uniti. Secondo: ogni capo di stato mette il proprio Paese al primo posto. Terzo: giganti come Russia e Cina non possono restare a guardare mentre «Rocket man» (il nomignolo affibbiato al dittatore Kim Jong-un) mette in pericolo il mondo. Queste tre verità fondamentali contenute nel primo intervento di Donald Trump alle Nazioni Unite riassumono in poche frasi ciò che tutti sanno ma che, purtroppo, negli ambienti paludati della comunicazione istituzionale, fatica a venire a galla. 

La prima affermazione riaccende i riflettori sull’inadeguatezza di un’organismo - l’Onu - a proposito del quale sono in molti a contare più i demeriti che le azioni positive. Nonostante la retorica di una certa ala politica multilateralista (più marcata a sinistra che a destra, di cui abbiamo avuto un assaggio nell’intervento di Gentiloni) è un fatto che le Nazioni Unite non godano di luce propria. L’impianto, i finanziamenti, il funzionamento sono profondamente (e giustamente) influenzati dagli Stati Uniti, la prima potenza mondiale.

Non solo. Le ombre sul suo operato sono dense e impossibili da ignorare. Gli esempi: dall’approccio ai diritti umani, difesi in teoria ma nella pratica affidati alla tutela di stati a dir poco insensibili al tema (per usare un eufemismo) come l’Arabia Saudita, finita assurdamente nella Commissione Onu per la tutela delle donne (!), allo stesso Consiglio di sicurezza, fermo agli equilibri della Seconda guerra mondiale, con un’incomprensibile presenza di Francia e Gran Bretagna e l’assenza del gigante indiano o della potenza economica tedesca. 

La seconda affermazione del capo della Casa bianca squarcia il velo di ipocrisia che ammanta molte dichiarazioni di casa nostra pronunciate dagli ultrà dell’Europa a tutti i costi e dai cantori di un dialogo tanto generico quanto inconcludente in seno alla stessa Onu. Sulla scena internazionale gli unici giocatori sono gli Stati nazionali, che agiscono in primo luogo per tutelare doverosamente i propri cittadini, visto che è con loro che hanno stretto il patto democratico. 

Che poi la difesa degli interessi di una democrazia avanzata coincida con la tutela dei diritti umani e del principio di autodeterminazione dei popoli è una conseguenza virtuosa. Per inciso: l’Europa non conta perché non è uno stato né avrà mai un peso minimamente paragonabile. D’altronde, come potrebbe? Ha un parlamento senza iniziativa legislativa, non ha un esercito, non è in grado di far rispettare neppure le regole fondamentali (non si contano nel violazioni dei discutibili parametri di Maastricht rimaste prive di sanzioni), per fare solo alcuni esempi. 

Il terzo punto toccato dal presidente americano richiama infine Russia e Cina alle proprie responsabilità: impossibile pretendere di condizionare il mondo senza assumersi l’onere di tutelarlo. Lo spunto apre molti scenari di riflessione. Dal cambiamento cui sono costantemente chiamate Mosca e Pechino - anzitutto interno, visto che non sono democrazie e anzi, conservano entrambe i tratti caratteristici delle autocrazie - alla necessità di un’azione trasparente nei teatri internazionali.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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