CROLLO DELL’EXPORT | 29 Marzo 2016

Quell’inutile «guerra fredda» economica

La prestazione scialba del governo Renzi di fronte al crollo delle esportazioni provocato dall’embargo europeo con la Russia. Per la Cgia il blocco è costato un miliardo solo alle imprese lombarde, secondo Coldiretti ha bruciato 400 milioni

di LUCA PIACENTINI

Mentre il ministro degli esteri Paolo Gentiloni sottolinea la necessità di valutare gli accordi di Minsk e ribadisce a parole l'importanza della cooperazione con la Russia, di fatto le sanzioni a Mosca che stanno devastando l'export italiano rimangono escluse dall'agenda della Farnesina. Potrebbero finire nel calendario del viaggio americano del presidente del consiglio Matteo Renzi, come lasciano intuire i condizionali molto cauti riportati dalle agenzie di stampa. Ma senza un bilaterale con il presidente Barack Obama, al momento escluso dal programma, non si vede come il governo possa fare passi in avanti per ottenere che l'embargo alla Russia non si rinnovi in modo automatico. Con un impatto pesantissimo sui bilanci delle imprese italiane. 

Tradotto: al di là delle parole, l'esecutivo non sta facendo nulla di concreto per riannodare i fili delle relazioni commerciali tagliati dalle sanzioni a Mosca, che stanno avendo conseguenze disastrose sull'economia delle regioni più industrializzate del nostro paese. Né sembra sufficiente a colmare il vuoto di soluzioni l'azione scialba di una figura politicamente inconsistente come Federica Mogherini, nonostante la carica di Alto rappresentante della politica estera dell'Ue. A cosa è servita la battaglia del premier a favore dell'ex ministro degli Esteri? Quale beneficio all'Italia dalla posizione della Mogherini?

Ci troviamo di fronte all'ennesima prova dell'inadeguatezza di Palazzo Chigi nelle partite che contano, e giustamente il presidente della Liguria Giovanni Toti in un'intervista al Corriere della Sera sottolinea che le sanzioni alla Russia si sono rivelate un fallimento, a conferma della debolezza del governo. Sono lontani anni luce i giorni in cui, grazie alla politica estera di Silvio Berlusconi, l'Italia occupava efficacemente la posizione ideale di alleato degli Stati Uniti e, nel contempo, di partner commerciale e interlocutore strategico di Mosca in Europa.

A pagare più di tutti gli errori della politica sono le imprese lombarde, che dal blocco delle vendite in Russia ci hanno rimesso oltre un miliardo di euro. Non ha torto il presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni quando ironizza dicendo: «Grazie Europa, grazie Renzi». 

Quali sono le conseguenze distruttive del crollo dell'export verso la federazione russa, lo spiegano bene, dati alla mano, la Cgia di Mestre e Coldiretti. 

Dopo la crisi politico militare con l'Ucraina, denuncia l'ufficio studi della CGIA, le sanzioni introdotte due anni fa sono costate al Made in Italy 3,6 miliardi di euro: un calo verticale dell'export dai 10,7 miliardi del 2013 ai 7,2 miliardi del 2015, oltre un terzo in meno. 

La Lombardia ha bruciato 1,18 miliardi, l'Emilia-Romagna 771 milioni, il Veneto 688,2 milioni. Più del 70% della diminuzione delle esportazioni verso Mosca è legata a queste tre regioni. La quasi totalità delle minori vendite, 3,5 miliardi, riguarda il manifatturiero: macchinari, abbigliamento, autoveicoli, calzature, prodotti in metallo e mobili. Una situazione drammatica frutto di misure restrittive che scadranno a luglio e che, secondo il coordinatore del centro studi Paolo Zabeo, «sarebbe poco oculato e controproducente» prolungare.

Coldiretti parla addirittura di una nuova guerra fredda economica con la Russia, che ha portato a zero l'esportazione di ortofrutta, carni e formaggi, e ha messo in crisi milioni di aziende europee. L'agroalimentare, ricorda l'associazione agricola, è tra i settori più colpiti: dall'inizio dell'embargo le perdite hanno raggiunto la cifra record di 400 milioni.

La soluzione rimane quella segnalata più volte dall'eurodeputato di Forza Italia Ppe Massimiliano Salini, che da mesi sta conducendo una battaglia politica affinché prenda piede l'unica prospettiva sostenibile: che Bruxelles e Mosca tornino al tavolo trovando al più presto un accordo. Il futuro rischia infatti di avere risvolti imprevedibili in un momento in cui la Russia è in sofferenza per il crollo del greggio, il rublo è fortemente svalutato e il pericolo che finisca attratta nell'orbita cinese diventa col passare dei mesi sempre più concreto.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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