PENSIERO UNICO | 14 Maggio 2015

Quelle croci, segno di libertà

Dalla Francia del liberticida Hollande alla Cina comunista, il pensiero unico mondiale si scaglia contro i segni della presenza cristiana, da eliminare perché «troppo vistosi». Ecco una buona battaglia per chi si definisce 'liberale'

di GIUSEPPE ZOLA

Il “pensiero unico”, nato dalla pigrizia morale e culturale dello stanco, anzi esausto, occidente, comincia ad avere alcuni elementi comuni in molte parti del mondo, soprattutto quando si concentra nell’attacco alla religione, al cristianesimo ed in particolare alla sua parte più esposta e più “pubblica”, che è il cattolicesimo.

Faccio due esempi, di cui si è avuta notizia la passata settimana. Nella Francia, guidata dal disastroso e liberticida Hollande, un ossequioso tribunale amministrativo ha ordinato di abbattere un monumento dedicato a S. Giovanni Paolo II, che si trova nella città di Rennes: si tratta di una statua sormontata da un arco in cima al quale è posta una croce. Significativa e pericolosissima la motivazione: il monumento deve essere abbattuto perché la croce è troppo “vistosa”, il che contrasterebbe con l’impostazione laicista della repubblica francese (quella nata, peraltro, con l’aiuto della ghigliottina, inventata apposta per accelerare la fine di chi non si adeguava al pensiero unico).

Perché è pericolosa tale motivazione? Per almeno due motivi. Innanzi tutto essa contrasta in modo clamoroso con la più elementare difesa della libertà di pensiero, che non può essere dittatorialmente confinata nell’intimo di ogni persona. In secondo luogo, in Francia, fortunatamente, ci sono molti monumenti cristiani che si potrebbero definire “vistosi”. Ed allora? Distruggiamo anche Notre Dame, che costituisce uno dei vistosissimi riferimenti di Parigi (del resto, la rivoluzione francese la trasformò in un magazzino)? Distruggiamo la cattedrale di Chartres, che è talmente vistosa che la si comincia a vedere già a trenta chilometri di distanza (del resto, la rivoluzione francese la profanò, distruggendo, come fanno oggi i criminale dell’ISIS, numerose statue ed altre opere d’arte)? Se passasse il principio che le espressioni pubbliche religiose non possono essere “vistose”, dovrebbero, per coerenza, essere abbattute chiese, cappelle, croci di qualsiasi tipo, rendendo l’intera Francia un deserto.

Ma l’altra notizia della settimana è che anche nella comunista (non dimentichiamolo) Cina si sta affermando l’idea di vietare che vengano poste croci sui tetti delle chiese. Anche in questo caso, evidentemente, si vuole appiattire un intero immenso popolo su di un pensiero unico, affinché le persone possano essere più facilmente manipolate.

Ma perché danno così fastidio i pacifici segni cristiani, soprattutto in un momento storico in cui il mondo intero è invaso da “segni” di ogni tipo e di ogni stravaganza? Perché solo le croci, segni di amore, danno fastidio?

Perché, a mio parere, i segni cristiani sono segni di libertà; sono segni che rendono libere le menti ed i cuori rispetto alla prepotenza del potere, e ciò vale sia in occidente che in oriente. In questo senso tutelare la vera libertà religiosa significa salvare la possibilità più genuina di essere interiormente liberi. Allora è una battaglia che dovrebbe vedere in prima linea i sostenitori di una cultura e di una politica “liberale”, espresse, peraltro, proprio da questo giornale. Troppi sedicenti liberali si stanno, invece, appiattendo sul pensiero unico collettivo. Anche in Italia.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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