PENSIERO UNICO | 18 Novembre 2016

Quelle elezioni che non piacciono agli «illuminati»

Nel mondo occidentale si aggira il fantasma del suffragio universale. Quando gli esiti elettorali non sono quelli che piacciono al pensiero unico (Trump e Brexit) diventano frutto di ignoranza

di GIUSEPPE ZOLA

Version:1.0 StartHTML:0000000167 EndHTML:0000005044 StartFragment:0000000454 EndFragment:0000005028

C’è un fantasma che si aggira, sotto varie forme, per il mondo occidentale ed in mezzo alla sua decadente classe politica (se Renzi è l’unico leader siamo proprio caduti in basso, caro cavaliere). E questo fantasma è costituito dal voto a suffragio universale, che molti stanno mettendo in discussione, a volte indirettamente, ma sempre più spesso direttamente. Sono tanti, oramai, che vorrebbero limitare il voto solo a talune categorie di cittadini, quelli “illuminati”, naturalmente.

Quanto sto dicendo è deflagrato clamorosamente in tante occasioni a noi vicine, ma soprattutto in Gran Bretagna e, in queste ore, negli USA. Le inaspettate (per ciechi e sordi) vittorie di Brexit e di Trump hanno fatto dire a molti che esse sono state dovute alla parte meno evoluta dell’elettorato, che, quindi, sarebbe meglio che stesse a casa nel giorno del voto.

In Gran Bretagna, la Brexit ha vinto soprattutto nelle campagne e nelle piccole città, lontane dal potere dei VIP, che è concentrato specialmente a Londra, intorno alla sua Borsa ed ai suoi media. Quelli che hanno votato per l’uscita dall’EU sarebbero persone incompetenti e, quindi, indegne di votare, come se il popolo vero, quello che sopporta sulla propria pelle le conseguenze dannose delle scelte sbagliate delle elites, non fosse in grado di giudicare, mentre è il vero giudice di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato.

Negli USA, le manifestazioni di protesta promosse (a pagamento?) dopo la chiara vittoria del volgare Trump hanno rilanciato gli stessi concetti: un giovane manifestante interpellato da una TV ha chiaramente dichiarato che Trump ha vinto grazie al voto di quelli che non hanno studiato (come lui), sottintendendo, con queste parole, che chi non ha studiato sarebbe meglio che non votasse. Il voto, insomma, dovrebbe essere riservato a chi ha studiato. Una volta esso era riservato agli uomini ricchi e solo a loro. Ora dovrebbe essere riservato solo a certi studenti universitari, disconoscendo, così, la valenza democratica dell’intero popolo, che è composto da buoni e cattivi, da uomini e donne, da istruiti e ignoranti, da giovani e vecchi, in ognuno dei quali esiste il criterio del giusto e dell’ingiusto, a dispetto di ciò che pensano intellettuali e giornalisti. A proposito di questi ultimi, è gravissimo quanto detto in diretta dall’inviata Rai negli USA, la quale si è rammaricata del fatto che la classe dei giornalisti non è riuscita ad influenzare il voto a favore della Clinton: quella giornalista è pagata da ciascuno di noi per svolgere un servizio pubblico e non per svolgere una propaganda di parte.

Quanto accaduto in Gran Bretagna e negli Usa è particolarmente clamoroso, ma non è un caso isolato. Ovunque vinca le elezioni un candidato non gradito al “pensiero unico”, esso viene subito tacciato di “populismo”, termine con cui si tende a squalificare chiunque non sia allineato (come i termini “omofobia” o “islamofobia”).

Questo insieme di fatti, sempre più clamorosi, mette in luce il recondito desiderio, da parte di molti, secondo il quale sarebbe meglio abbandonare il voto a suffragio universale: secondo costoro, in fondo, sarebbe preferibile un governo di oligarchi “illuminati”. Quando si dice che oggi è in pericolo la democrazia (anche con la riforma Renzi&Boschi), si è sempre meno lontani dal vero.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.