FINANZIARIA | 03 Gennaio 2017

Quelle risorse sottratte alla formazione

A partire dal 2015 viene confermato ogni anno in Finanziaria un vero e proprio prelievo forzoso: 120 milioni sottratti alla formazione continua. Rossella Spada (Formazienda): «Inevitabili ripercussioni sulla competitività delle imprese»

di REDAZIONE

Un taglio di risorse, o prelievo forzoso che dir si voglia. Quel che conta è che ormai dal 2015 nella legge Finanziaria viene confermata di anno in anno una riduzione delle risorse che vengono destinate alla formazione continua dei lavoratori. Ma non si tratta di una riduzione di risorse che arrivano dallo Stato: tali risorse, infatti, arrivano direttamente dalle buste paga dei dipendenti, in cui una quota viene accantonata proprio per finanziare la formazione, attraverso la scelta di un Fondo interprofessionale a cui affidarsi per questa attività di finanziamento.

Uno di questi fondi, e anche uno dei più dinamici in Italia con un tasso costante di crescita di anno in anno superiore a tutti gli altri, è Formazienda. Rossella Spada, direttore generale del Fondo, spiega come tale prelievo forzoso vada a incidere sulle attività di formazione finanziate dai fondi: «I fondi interprofessionali vedono ridursi il proprio budget e, quindi, le risorse da destinare alla formazione continua dei dipendenti delle imprese aderenti. A partire dal 2016 tale cifra è di 120 milioni l’anno, trattenuti dallo stato a discapito del sistema della formazione finanziata dai fondi interprofessionali. E’ evidente l’esito dell’operazione: meno risorse a favore del finanziamento di percorsi formativi aziendali, con inevitabili ripercussioni sulla competitività delle imprese, ottenuta anche grazie alla partecipazione attiva ai momenti di formazione».

Una situazione che in realtà, anche se in termini diversi, si era presentata anche negli anni precedenti. Nel 2013, infatti, una parte delle risorse dei fondi interprofessionali venne utilizzata per finanziare la cassa integrazione in deroga. Cosa è cambiato? «Il “prelievo forzoso” era stato in un primo momento indicato come un'azione straordinaria, dato il persistere della congiuntura economica e delle difficoltà di reperire fondi da destinare alle politiche passive. In particolare, nel 2013 aveva gravato sul sistema dei fondi interprofessionali per 189 milioni di euro; nel 2014 il prelievo effettivo ammontava a oltre 94 milioni».

Se si tratta di una circostanza eccezionale, legata a una particolare congiuntura, e soprattutto finalizzata a un'operazione di grande utilità sociale come il finanziamento della cassa integrazione a favore di lavoratori che restano senza occupazione, sono gli stessi Fondi a dare il loro consenso, come in effetti è accaduto. Ma, si sa, l'Italia è il paese in cui le norme transitorie diventano regola. E così è successo che lo stato si è sentito autorizzato a prolungare il prelievo forzoso anche al di là della situazione di emergenza. «Parliamo di risorse sottratte al sistema dei fondi interprofessionali», spiega ancora Rossella Spada, «che – per loro natura - potrebbero anche essere destinate al finanziamento di programmi formativi a favore di coloro che si trovano in cassa integrazione e che, proprio grazie alla formazione, avrebbero maggiori possibilità di mantenere il proprio posto di lavoro, o di non precludersi l’opportunità di altre occupazioni». E invece queste risorse vanno, genericamente, a favore del bilancio dello Stato. Una situazione poco chiara, su cui sarebbe il caso che venissero puntati i riflettori dell'opinione pubblica.


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L'Informatore - Quotidiano liberale

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