PENSIERO UNICO | 21 Marzo 2018

Quello strano moralismo di ritorno

Il pensiero che ha affermato la libertà assoluta di poter fare tutto ciò che si vuole, ora torna indietro riproponendo regole e rigore. Un caso eclatante: dalla libertà sessuale al moralismo di ritorno nel mondo cinematografico Usa

di GIUSEPPE ZOLA

Il pensiero unico, basato sulla sostituzione dell’uomo a Dio, ha sempre proclamato che l’uomo stesso può usare a mani piene della libertà, facendo tutto ciò che desidera. La cosa è stata ampiamente scritta e motivata, soprattutto dopo la “rivoluzione” messa in atto nei “formidabili”anni successivi al ‘68. Questa totale libertà fu applicata in particolar modo nel campo sessuale. Chi non si adeguava a quest’onda, veniva subito classificato come bigotto, reazionario e, naturalmente, “fascista”. Poi, a poco a poco, ci si accorse che questa libertà illimitata, di cui si fecero paladini soprattutto i radicali, seguiti a ruota dai marxisti, portava a conseguenze imbarazzanti per l’intera società e così vennero messe in atto una serie di regole e regolette in quantità industriale, come mai era accaduto prima nella società occidentale. Ora stiamo arrivando al paradosso che questi incalliti libertari chiedono l’applicazione di regole morali ed anche giuridiche che la morale cattolica ha sempre predicato e insegnato. Faccio due esempi.

A partire da quanto è accaduto nel mondo cinematografico statunitense, le donne di tutto il mondo, comprese le italiane, stanno chiedendo a gran voce di non essere importunate. Ed hanno ragione, al netto di una certa dose di ipocrisia. Esse dimenticano, però, che è stata la storia cristiana ad introdurre il principio che le donne non dovevano essere importunate, in base alla semplice considerazione che ogni persona deve essere rispettata, in quanto creatura non da noi creata. Peccato che quando era la Chiesa a chiedere che le donne non fossero importunate, essa veniva derisa e giudicata negativamente proprio da tutti coloro che ora chiedono la stessa cosa.

C’è un altro campo in cui la cultura contemporanea sta facendo marcia indietro ed è quello del consumismo. La cultura cattolica ha sempre predicato la sobrietà, come ci insegnavano le nostre nonne e le nostre mamme. Venivamo educati a non sprecare. Anche in questo caso il pensiero cattolico veniva guardato con una certa commiserazione, accusandolo di remare contro il progresso e le novità e la bella vita. Ora quelle stesse persone stanno organizzando le campagne contro gli sprechi, soprattutto contro gli sprechi alimentari, senza peraltro riconoscere l’antica saggezza delle nostre nonne.

Sono, naturalmente, felice che il pensiero unico sia costretto a rivedere i propri dogmi. Sarebbe, però, importante che tale pensiero rivedesse anche le proprie idee e ammettesse i propri errori ideologici. Sarebbe utile per tutti che lorsignori capissero che all’uomo non tutto è possibile e che la coscienza del limite è la premessa indispensabile per intraprendere una strada realistica e quindi più umana; una strada che ci farebbe vivere meglio. Sarebbe ora che gli attuali maestri (?) del pensiero (?) si rassegnassero ad accettare il pensiero di Croce, secondo il quale non possiamo non dirci cristiani. La storia della Chiesa ha inciso così profondamente nella nostra civiltà che anche chi la combatte, alla fine, non può che seguirne gli insegnamenti, se desidera almeno sopravvivere.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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