MA QUALE OMOFOBIA | 13 Luglio 2015

«Qui è in pericolo la libertà di opinione»

Nel giorno dell'orgoglio omosex, il consigliere torinese Ncd Valerio Novo pubblica sui social la foto "arcobaleno" di Hitler. L'intervista dopo la provocazione: se è omofobia dire che un figlio ha diritto a un papà e una mamma, allora datemi dell’omofobo

di ALBERTO MANZO

Certo, la provocazione è di quelle belle forti: nel giorno dedicato all’orgoglio omosex, Valerio Novo, Consigliere alla Circoscrizione 4 (un quartiere di circa 100mila abitanti a ridosso del centro storico di Torino), dipinge sì di arcobaleno la sua foto del profilo, come l’omologazione impone, solo che la foto prescelta non è propriamente la sua, ma quella di un personaggio simbolico. Adolf Hitler. La provocazione, com’era il suo scopo, non è passata inosservata e Valerio Novo è finito dritto dritto su La Stampa, il giornale della città, con un bel pezzo di colore e un titolo che colpisce «Il consigliere omofobo».

«Un titolo che non c’entra nulla, né con la mia provocazione, né con il contenuto dell’articolo stesso – ribatte Valerio Novo, quanto mai a suo agio nella polemica -; in nessun modo io ho espresso violenza o discriminazione verso le persone omosessuali, né in questa occasione, né in altre, né tantomeno nelle dichiarazioni rilasciate alla giornalista, riportate correttamente nell’articolo».

Il problema, semmai, secondo Novo, sta nel fatto che non si possa esprimere dissenso su questioni attinenti non al diritto delle persone di scegliere liberamente chi amare, ma sulle eventuali implicazioni legislative e civilistiche, quando si parla di coppie dello stesso sesso: «Se affermare che un figlio ha diritto ad avere un padre e una madre è omofobia, allora datemi pure dell’omofobo, sono in buona compagnia, insieme agli oltre 400mila del 20 giugno a piazza San Giovanni a Roma, o alle Sentinelle in Piedi (colpite da sputi e picchiate dai "promotori dell'amore universale"), o a Mario Adinolfi che vive la sua battaglia di coraggio tra le minacce. A sostenere la nostra posizione c’è anche la Corte di Cassazione in Francia che iscrive all’anagrafe il figlio generato con un utero in affitto, ma come figlio di un papà e di una mamma; c’è la "protection of family", votata in questi giorni dalle Nazioni Unite».

La protesta del Consigliere Novo nasce, semmai, da un’altra considerazione, ben più allarmante: «C’è un movimento di omologazione che mina le basi della nostra società: la libertà di espressione e la democrazia sono in pericolo se solo una parte può esprimere la sua opinione e chi non è d'accordo viene additato come un delinquente, malfattore, orco». Tutte parole, queste ultime, che da qualche tempo sono diventate sinonimo di omofobo, una parola che viene spesa con grande prodigalità, spesso a sproposito.

«La verità – conclude Novo – è che se c’è da abbandonare i titoli che fanno rumore e discutere serenamente, io sono sempre disponibile. Lo sanno anche molti tra gli attivisti dei movimenti gay, con cui spesso c’è stato un dialogo franco, ma costruttivo. Difendere la famiglia, che è la base della nostra società, della nostra economia e del nostro welfare, non è essere contro qualcuno o contro la libertà individuale, ma semplicemente tutelare quello che è un bene prezioso per tutti». Chi sostiene un rilancio dell’economia basata sulla produzione e sull’industria è per forza un antagonista dell’ambiente, un ecofobo? Attenzione a coniare parole nuove, vedi mai che qualcuno prenda la palla al balzo per difendere non la libertà, ma l’omologazione. Tutti con il volto arcobaleno, e nessuna originalità di pensiero.


ALBERTO MANZO

Alberto Manzo nasce a Torino nel 1973. Giornalista pubblicista dal 1997, professionista dal 2003. Si occupa di comunicazione, in particolare nel sociale, dal 2007. Ha diretto numerose testate in Piemonte, collaborando con quotidiani e agenzie di livello nazionale

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