IL NUOVO STATALISMO | 03 Ottobre 2018

Reddito di sudditanza, il ricatto dello Stato-padrone

Lo Stato che come un bancomat elargisce soldi ai cittadini pone le basi per un rapporto di ricatto che diventa sudditanza. Dietro il reddito di cittadinanza c’è una politica irresponsabile che indebolisce pesantemente la nostra società

di ROSSANO SALINI

In un momento in cui in ambito politico domina la confusione più totale, vale forse la pena prendersi la briga di riaffermare alcuni principi base, quale sorta di ancoraggio per evitare di farsi trascinare dalla tempesta. Il punto non è tanto quello di capire se esiste ancora la destra e la sinistra, se la vera nuova alternativa è tra popolo ed élite, se il sovranismo e l’anti-sovranismo sono le nuove categorie protagoniste del dibattito politico. Il punto è cercare invece di rifocalizzare lo sguardo su alcuni aspetti basilari della politica, che inevitabilmente rimangono imprescindibili, come le fondamenta di una casa.

Uno di questi fondamenti è il ruolo dello Stato. Lo Stato è un’entità che non si giustifica in sé, quasi per derivazione divina. Non è un bene in sé: è un bene solo se fa il proprio dovere, vale a dire se adempie allo scopo per cui gli uomini si dotano di una tale struttura così complessa. Che tra i doveri dello Stato ci sia quello di erogare soldi ai cittadini, non è scritto da nessuna parte. Anzi: l’idea stessa, tanto utopica quanto pericolosa, di uno Stato che elargisce soldi, e con essi, metaforicamente, pezzetti di felicità ai propri cittadini, è la premessa per mettere in crisi in maniera gravissima una nazione e una società. Quello che sta accadendo in questo momento in Italia, con la creazione dello Stato-bancomat, come ha ben osservato Polito sul Corriere della Sera di martedì 2 ottobre, lo Stato cioè che irresponsabilmente elargisce soldi in forma di reddito di cittadinanza ai propri cittadini-sudditi come un monarca assoluto che getta pane sulla folla affamata, è quanto di peggio si possa verificare in un ordinamento statale e sociale. Un processo avviato da Renzi con i suoi 80 euro e ora portato a compimento dal Movimento 5 Stelle, con l’incomprensibile - almeno per chi scrive - complicità della Lega.

Lo Stato non può dar soldi in modalità bancomat ai cittadini, perché lo Stato non è né il padrone né il creatore dei soldi. I soldi sono il frutto del lavoro, della produttività, dell’economia reale. Pensare che spuntino dal nulla è quanto di più assurdo e diseducativo ci possa essere. Pensare poi che questi soldi arrivino dallo Stato, che ha facoltà di donarli a proprio piacimento, crea un rapporto di ricatto, di vera e propria sudditanza da parte del cittadino che genera un reale impoverimento se non imbarbarimento della società.

Sul tema delle scelte politiche fatte a debito, tutti i governi hanno sbagliato. Inutile accusare ora qualcuno, e cercare di salvare altri. Anzi, si può tranquillamente dire che a maggior ragione hanno avuto colpa i governi di centrodestra, che a dispetto della loro ispirazione liberale hanno sempre e comunque portato avanti il malvezzo italiano di fare politiche a debito, anziché puntare sul liberare le forze della società e snellire il ruolo dello Stato. Snellirlo, si badi bene, non per indebolirlo, ma per renderlo più efficiente. Perché un corpo snello, come tutti ben sanno, lavora assai meglio di un corpo appesantito.

Se su questo dunque hanno sbagliato tutti, quel che ora aggrava la situazione è che dal malcostume si passa alla codificazione. Lo Stato, regalando soldi, diventa il padrone del cittadino. Compra una sudditanza che non farà altro che rendere sempre più atrofizzata una società già in crisi dal punto di vista della capacità di creare e di generare (si pensi, tanto per fare un esempio, alla crisi demografica). Le ridicole esultanze dai balconi di chi sventola come un successo il fatto di aver strappato un aumento del debito sono l’immagine plastica dell’irresponsabilità, e anche dell’inconsapevolezza, con cui tali passaggi vengono effettuati.

Perché sono proprio l’inconsapevolezza, e l’istintività, le cifre distintive dell’agire politico di buona parte dei governanti di oggi. Quelli che pensano di guidare la lotta per liberarsi dai mercati nel momento in cui stanno creando le premesse per rendere l’Italia sempre più schiava dei mercati. Quelli che pensano di rafforzare i cittadini nel momento in cui li stanno trasformando in ciechi sudditi. Quelli, insomma, che non si rendono conto delle conseguenze delle proprie azioni, e nemmeno se ne preoccupano.

Creare o riproporre con forza uno Stato-padrone da cui i cittadini-sudditi aspettano l’elargizione di beni e pseudo-diritti d’ogni tipo è il punto di crisi più rilevante dell’attuale momento politico, rispetto al quale è necessario proporre e costruire un’alternativa.


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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