RIFORMA DA BOCCIARE | 01 Giugno 2016

Referendum, buone ragioni per votare no

Ecco alcune buone ragioni per cui all'appuntamento del 2 ottobre è meglio votare ''no''. Dal ritorno allo statalismo contro le autonomie regionali, alla confusione sulle prerogative del Senato, la riforma Renzi è fatta male

di GIUSEPPE ZOLA

Mi è stato chiesto, da un gruppo di amici, di esporre i motivi per i quali si dovrebbe votare NO al prossimo referendum costituzionale del 2 ottobre (data oramai vicina, visto che in mezzo ci sono le vacanze). Ho approfondito la materia, anche se in questo periodo sono abbastanza impegnato per le elezioni amministrative (e spero che a Milano vinca Parisi, per interrompere la vuota politica di questi cinque anni, che Sala non farebbe che continuare). Ho messo insieme queste idee.

- Una riforma costituzionale deve essere fatta con la maggiore partecipazione possibile di tutte le forze politiche, cosa che Renzi ha accuratamente evitato. Un NO iniziale, allora, per motivi di metodo.

- Il problema centrale del referendum non è quello relativo al Senato, ma sta nel fatto che la riforma renziana è incentrata su un rafforzamento straordinario del centralismo statale. Vengono fortemente indebolite le Regioni, vengono eliminate le Province, anche se rimangono i prefetti, viene introdotto una sorta di veto statale verso le iniziative regionali che fossero ritenute non in sintonia con gli orientamenti del governo centrale. Soprattutto, viene abolito ogni riferimento alla sussidiarietà, con emarginazione, quindi, delle tante forze sociali che sono tutelate dall’articolo 2 della Costituzione.

- Quanto appena scritto è tanto più grave se viene messo in relazione con la legge elettorale (“Italicum”), la quale, in buona sintesi, permetterebbe che un unico partito (non una coalizione) possa avere il 55% dei deputati, pur avendo solo il 40% dei voti nel primo turno elettorale oppure arrivando primo nel turno di ballottaggio anche solo, ad esempio, con il 25% dei voti. Un solo partito al comando, quindi, con un potere illimitato nella nuova eventuale Camera dei Deputati. Se pensiamo che potrebbero arrivare ad avere questa maggioranza assoluta i grillini oppure l’attivismo sfrenato e arrogante di Renzi, ritengo che non si possa stare tranquilli.

- Anche la nuova configurazione del Senato non appare adeguata, sia perché non è vero che il nostro Paese otterrebbe un grande risparmio di costi (18/20 milioni, rispetto ad un costo di 500 milioni), sia perché l’imprecisione della riforma non cancella la possibilità di conflitti con la Camera e, quindi, la possibilità di perdite di tempo. Sarebbe stato molto più efficiente e decisivo abolire del tutto il Senato, ponendo così veramente fine al bicameralismo perfetto.

- Visto il comportamento tenuto da Renzi in occasione dell’itinerario che ha portato all’approvazione della legge sulle unioni civili, ancora in assenza dei poteri che la riforma, con ogni probabilità, gli conferirebbe, possiamo immaginare cosa succederebbe se la riforma passasse. Non a caso la voce della verità della Cirinnà ha detto che «se passa il referendum, poi passa tutto». E per tutto, la Cirinnà si riferisce all’eutanasia, al definitivo matrimonio tra persone omosessuali, all’abolizione totale della legge 40 (in parte ci ha già pensato la Corte Costituzionale), alla liberalizzazione delle droghe cosiddette leggere e così via. Sarebbe, cioè, il trionfo a cui mira il pensiero unico e penso che ciò non sia accettabile.

- Alcuni dicono che, comunque, si tratta di una riforma di cui si sente la mancanza. Sono d’accordo con il fatto che occorra adeguare la nostra Costituzione alle esigenze attuali del nostro Paese, anche in vista degli enormi difetti dell’attuale titolo V. Ma ciò non significa che occorra accettare qualsiasi riforma. Occorrono dei cambiamenti, ma occorre farli bene, sia come metodo che come contenuti.

Queste sono le idee che, fino a questo punto, mi sono fatto. Penso che occorra discutere in profondità, affrontando tutti gli aspetti. Non come sta facendo Renzi, che sul referendum fa il populista, confermando la sua pericolosa tendenza ad essere un po’ troppo arrogante.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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