PENSIERO UNICO | 08 Maggio 2018

Religione vietata, e non solo in Cina

Nella provincia cinese dell’Henan viene vietata ogni educazione religiosa nei confronti dei minori. In Cina c’è la repressione, mentre in Europa lo stesso principio viene fatto passare in maniera dolce attraverso un falso concetto di laicità

di GIUSEPPE ZOLA

A metà aprile, la meritoria agenzia AsiaNews riportava una grave notizia, che non mi pare sia stata ripresa da alcun organo si stampa, il che non mi sorprende. La notizia è la seguente.

Nella provincia cinese dell’Henan, la locale Associazione cattolica patriottica e la locale Commissione degli affari della Chiesa hanno pubblicato una circolare, con la quale viene vietata ogni educazione religiosa nei confronti dei minori, sulla base del principio che occorre “separare la religione dall’educazione”. Detta circolare riporta regole molto severe e rigorose. “In tutta la Provincia è vietato organizzare attività in qualsiasi forma (quali scuola, classe, campo estivo o campo invernale, etc.) verso i minori per educazione e formazione religiosa”. I fedeli adulti che vanno a Messa devono “lasciare i propri bambini in custodia ad altri  per non portare i bambini con sé in chiesa”. Questi divieti sono assolutamente tassativi, tanto che le autorità possono arrivare addirittura a “chiudere i siti religiosi”, qualora i responsabili dei siti stessi non li facciano rispettare. AsiaNews riporta una frase di una ragazza cinese: “In questo modo tagliano le gambe alla crescita della comunità cristiana, perché strappano i giovani dall’educazione religiosa”. Ed è proprio ciò che le autorità cinesi, con il nuovo corso, vogliono ottenere.

In questi giorni, in cui qualcuno ha versato qualche lacrima di nostalgia commemorando i 200 anni dalla nascita di Carlo Marx, in Cina abbiamo la dimostrazione di che cosa possa significare l’applicazione totalitaria dei principi ideologici portati avanti dalla dottrina che purtroppo è riuscita a invadere mezzo mondo. L’inasprimento della repressione religiosa in Cina coincide con il massimo di potenza raggiunta (chissà per quanti anni) dal Presidente di quel Paese, a conferma che il potere non può sopportare la libertà portata da Cristo nel mondo. Cristo stesso l’aveva predetto, ma tanti cristiani sorvolano su questa previsione, anche se mai come oggi assistiamo a persecuzioni fisiche e legali verso chi si professa cristiano.

Qualcuno potrebbe chiedersi: ma cosa c’entra questa notizia con una rubrica intitolata al pensiero unico? C’entra e come.

Anche in occidente ed anche in Paesi retti da regimi “democratici”, si sta diffondendo la prassi giuridica e concreta di limitare pesantemente la libertà religiosa, cercando di rinchiuderla per sempre e unicamente nell’ambito intimo e “privato” di ogni individuo. Tanto per fare qualche esempio, possiamo dire che anche in Francia “la religione è stata separata dall’educazione”: nelle scuole francesi non è possibile esibire alcun simbolo religioso, come non è possibile esprimere un pensiero cristiano. Il governo del socialista Hollande ha emanato leggi molto precise in proposito, che il massone Macron è ben contento di portare avanti in nome della République. In Canada, il premier, che non ha nessuna vergogna di presentarsi, quando è in Asia, in un improbabile costume di fede indecifrabile, ha promosso leggi che, di fatto, vietano ogni manifestazione pubblica della fede del popolo cristiano. In tutto l’occidente, poi, i cristiani vengono di fatto isolati (se non oltraggiati) quando osano avanzare una qualsiasi proposta che tragga ispirazione della propria fede comunitariamente espressa.

Voglio sottolineare come in vario modo (violento in Cina, dolcemente legale in Occidente), il “pensiero unico” mondiale tenda ad eliminare dal contesto pubblico la dimensione religiosa degli uomini e delle donne. A conferma che l’uomo contemporaneo, quando ha il potere, si sente come Dio. Di solito, quando si comporta così, l’uomo finisce con il costruire una bella torre di Babele, che lo porta alla rovina.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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