IL PD SI ALLARGA | 26 Agosto 2015

Renzi a caccia di voti al Meeting di Rimini

Lo show di Renzi al Meeting di Comunione e Liberazione che schiva le unioni civili e tende la mano per battere il centrodestra alle amministrative del 2016. Ma il Partito della Nazione resta una cambiale in bianco per i cattolici

di ROBERTO BETTINELLI

L’incursione di Matteo Renzi al meeting di Rimini non può che essere interpretata come una richiesta di alleanza. Il segretario del Pd, per dirla in un modo semplice, è a caccia di voti. E si sente già, dopo la pausa di agosto, in campagna elettorale. 

«Sono in modalità 40%», così avrebbe confessato il premier ai suoi collaboratori. Memore del risultato storico delle elezioni europee e della performance non altrettanto brillante nelle successive regionali e comunali, Renzi è consapevole di dover affrontare una prova difficile nella prossima primavera quando si voterà a Milano e in altre grandi città come Torino e Bologna. Ed è altrettanto consapevole che nel caso di una mancata vittoria si aprirebbe un processo all’interno del Pd che potrebbe avere per lui conseguenze molto spiacevoli. 

La trentina di parlamentari che costituiscono la minoranza dem sono infatti solo la punta dell’iceberg. Se il gruppo di Montecitorio e Palazzo Madama si è dimostrato finora fedele, i territori sono tutt’altro che disposti ad assoggettarsi ad una leadership che viene percepita come estranea e lontana dalle origini identitarie del partito. Renzi, come Berlusconi ai tempi del triunvirato con Bossi e Fini, è tollerato unicamente perché è capace di battere gli avversari. Qualora perdesse questa capacità, sarebbe immediatamente liquidato e il popolo del Pd andrebbe alla ricerca di un segretario più congeniale alle sue prerogative. 

Non è un caso allora che dopo aver evitato lo scorso anno di presentarsi al meeting di Comunione e Liberazione, Renzi abbia voluto onorare l’invito sfoggiando la retorica kennediana delle grandi occasioni. Un intervento animato dal più spregiudicato ottimismo per il futuro di un governo che durerà, non c’è dubbio, fino al 2018 ma che nell’ottica di chi lo guida ha bisogno di rinforzi per superare gli ostacoli che a breve incontrerà sulla sua strada: il voto sulla riforma costituzionale e le elezioni amministrative. 

Da qui il piano di andare a caccia di voti nell’area centrista. Dopo aver inglobato e silenziato il Nuovo Centrodestra di Alfano, l’apparizione a Rimini rivela la necessità di acquisire ulteriore consenso. Renzi continua con la strategia di dare vita al Partito della Nazione, un grande contenitore che avrebbe l’ambizione di presidiare la fascia mediana dell'elettorato oltre a quella ereditata dalla sinistra. 

L’obbiettivo è evidente: governare da solo il Paese. Un Pd stabile al 40% capace di contenere di tutto e di più, dagli ambientalisti agli ex comunisti fino ai cattolici di Cl, risulterebbe infatti ingestibile se non da chi l’ha concepito e plasmato. Ossia Renzi. 

Un progetto studiato a tavolino e come tale esposto a seri rischi. Le macchinazioni fredde non piacciono alla gente comune e, quando sono così smaccatamente opportuniste, sono respinte anche dai sostenitori più appassionati. L’operazione di «tornare in mezzo alla gente» con la visita nei centro teatri in giro per l’Italia palesa la preoccupazione per la crescita della Lega di Salvini, un vero uomo di piazza, e per le critiche di coloro che hanno notato nella parabola renziana una curva inesorabile verso i tatticismi e gli equilibrismi della vecchia politica. 

Il punto debole della strategia di Renzi sta tutto nell’assetto ideologico e valoriale del partito che guida, il Pd, dove prevale in modo schiacciante la tradizione socialista. A Rimini il premier ha glissato su unioni civili e matrimoni gay. Quanto alla riforma della scuola varata dal governo, si è visto chiaramente che il laicismo estremista ha imposto l’introduzione legalizzata della dottrina gender. Un risultato neanche lontanamente pensabile quando a Palazzo Chigi c’era Silvio Berlusconi che in Lombardia ha lasciato libero l’ex governatore cattolicissimo Roberto Formigoni di ridurre il potere della mano pubblica a favore dei privati e di costruire la macchina amministrativa più efficiente d’Europa. Una libertà che Renzi e il Pd, ed è questo il punto che non è stato toccato a Rimini, non garantiranno mai.  

 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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