SCENARIO NAZIONALE | 27 Giugno 2017

Renzi, battuto e negazionista

Il Pd perde i fortini rossi stritolato dal centrodestra e dal Movimento 5 Stelle. La prevedibile debacle dopo il congresso farsa di Renzi che reagisce da 'negazionista'. L'analisi di un voto che non è solo comunale

di ROBERTO BETTINELLI

Il vero sconfitto delle elezioni comunali è Matteo Renzi. Le ragioni sono diverse. Ma tutte collimano nel dichiarare apertamente il fallimento della linea perseguita dal segretario del Pd subito dopo il congresso pilotato che l’ha riconfermato alla guida del partito.

Renzi non ha saputo difendere fortini inespugnabili come Sesto San Giovanni in Lombardia, Genova in Liguria e Pistoia in Toscana. Debacle eclatanti che contribuiscono ad aumentare la scala della competizione elettorale. Da locale a nazionale. Un procedimento interpretativo inevitabile dopo l’umiliante capitolazione delle amministrazioni simbolo della sinistra. Ma a compromettere ulteriormente il titolare del Nazareno non c’è solo il dato qualitativo. Sono i numeri a penalizzarlo vistosamente: prima dell’apertura delle urne di domenica erano 64 i comuni rossi, oggi sono 34, e se si considerano i capoluoghi l’emorragia è drammatica: da 16 a 6. Cresce parallelamente il centrodestra che ottiene il governo di 53 città invece delle 32 precedenti. Sottotono i 5 Stelle che sono stati esclusi dai ballottaggi principali e chiudono con un bottino decisamente al di sotto delle attese: solo 8 amministrazioni vinte. A testimonianza che le brutte figure della Raggi a Roma pesano parecchio nell’umore degli elettori.

Renzi, dopo aver costretto il Pd a subire un congresso plebiscitario, ha stabilito perentoriamente il ricorso alle urne per il 25 giugno. Una scelta che aveva il preciso intento di scoraggiare il popolo del centrodestra, notoriamente più indisciplinato e meno propenso a sacrificare il tempo libero per l’utilità del voto. Un colpo basso che alla fine si è tradotto in un boomerang.

L’esito delle urne, infatti, ha visto emergere la forte competitività di Forza Italia e della Lega Nord mentre il Movimento 5 Stelle, al momento del ballottaggio, si è schierato quasi sistematicamente a favore delle coalizioni di centrodestra. Un travaso strategico per la vittoria di Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giulia Meloni.

Davanti a simili risultati il segretario del Pd dovrebbe quanto meno riflettere, invece ha mostrato la consueta reazione negazionista. Ha descritto, cioè, un successo che è il solo a vedere. Un atteggiamento che gli italiani hanno imparato a conoscere quando Renzi era a capo del governo e, nonostante la realtà fornisse continue smentite, raccontava un’Italia prospera e iperbolica. In pratica, mentiva. Un vizio di cui non riesce proprio a liberarsi. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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